L’Unione Europea, portatrice di pace a Cipro

Articolo pubblicato il 01 febbraio 2003
Pubblicato dalla community
Articolo pubblicato il 01 febbraio 2003

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

Le semplici prospettive di adesione e di candidatura all’Unione Europea fanno nascere delle speranze di riconciliazione. È in questo senso che si può comprendere la riapertura dei negoziati sulla questione cipriota.

L’Unione Europea, vero vettore di pace in questo contenzioso che avvelena le relazioni greco-turche, ha portato la sua acqua al mulino, affinché i due governi sciolgano positivamente questo nodo.

Nel momento in cui il paesaggio politico turco cambiava radicalmente, Bruxelles ha fatto sapere che un regolamento del litigio sarebbe necessario prima dell’adesione di Cipro. L’Unione Europea vuole accogliere Cipro, ma una Cipro pacificata. L’arrivo di una nuova maggioranza e del Primo Ministro Abdullah Gül che fa dell’adesione all’Unione Europea (UE) la sua priorità e che spera di ottenere una data di apertura dei negoziati al Consiglio Europeo di Copenaghen, sembra dunque favorevole. Tanto più che il suo predecessore, Bulent Ecevit che aveva ordinato nel 1974 lo sbarco di truppe per occupare la parte settentrionale dell’isola, non era pronto ad aprirsi così prontamente.

Sotto l’impulso dell’Unione Europea che ha fiutato il nuovo contesto politico propizio, Kofi Annan, il Segretario generale dell’ONU, ha presentato un progetto di confederazione l’11 novembre 2002. Pensata sul modello svizzero, questa struttura consterebbe di due cantoni, greco al sud, turco al nord. La parte turca includerebbe il 37% del territorio dell’isola sulla quale risiede un quarto della popolazione cipriota. La Turchia dovrebbe cedere dal 7 al 9% dello spazio che occupa attualmente. Il testo raccomanda anche la smilitarizzazione dell’isola.

Segnali positivi

Finora, nessuna delle due parti ha rifiutato il progetto. Il governo greco l’ha anche accettato il 27 novembre 2002, come base di negoziato. La tensione tra i due Stati è diminuita manifestamente allorchè la Grecia ha promesso di aiutare la Turchia a fissare una data di apertura dei negoziati alla sua adesione all’Unione Europea, se il Consiglio Europeo di Copenaghen non vi giungesse.

In quanto alla Turchia, si può considerare la visita ad Atene il 20 novembre 2002, di Recep Tayyip Erdogan, leader dell’AKP, il partito della giustizia e dello sviluppo, come un invito al negoziato. Quattro giorni prima, la Turchia si diceva favorevole al progetto del Segretario generale delle Nazione-Unite. Anche se nega una risposta chiara al progetto di Kofi Annan prima del Consiglio Europeo di Copenaghen, perché Rauf Denktash, leader cipriota turco, è attualmente in convalescenza negli Stati Uniti in seguito ad un intervento chirurgico, l’apertura di negoziati bilaterali sull’avvenire di Cipro rimane in considerazione. Si può veder certo, nel governo di Abdullah Gül il fattore determinante della ripresa del dialogo. In effetti, è proprio questa nuova squadra di governo a sembrar incline al negoziato. Tuttavia, bisogna anche considerare che questo governo è preparato a regolare la questione cipriota, proprio allo scopo di ottenere una data di apertura dei negoziati che gli è così cara. L’Unione Europea, mediante l’ideale di pace che diffonde, sarebbe la causa prima della ripresa del dialogo dunque.

Riarmo greco

Le posizioni ufficiali turche e greche sembrano oggi ideali per mettere fine a trent’anni di divisione e per riunire le due comunità in un progetto politico comune. Tuttavia, la Grecia ha ripreso un programma di riarmo dal marzo 2002, il che potrebbe compromettere il progetto dell’ONU. Il governo greco, desideroso di assicurare la sicurezza delle isole del Mar Egeo, ha aumentato le sue commesse militari di 2,1 miliardi di euro, acquistando elicotteri e blindati di combattimento di fanteria. Atene aveva già annunciato l’acquisto di carri e di aerei, così come la scelta del drone, un programma per un motore automatico di riconoscimento, nell’aprile 2002. Ankara sta in guardia...