L’Unione europea di Puggy

Articolo pubblicato il 05 novembre 2013
Articolo pubblicato il 05 novembre 2013

Un inglese, un francese e uno svedese si conoscono a Bruxelles, iniziano a suonare insieme e decidono di formare un gruppo. Sebbene la storia dei Puggy inizi come un annuncio del Parlamento europeo, o come una barzelletta carica di luoghi comuni, il loro pop-rock eclettico  si presenta come una delle rivelazioni del panorama continentale, con brani che spaziano dal pop al blues.

Al numero 90 del boulevard Saint Germain, scenario delle innumerevoli proteste studentesche del maggio del '68, troviamo la caffetteria Loulou. Sebbene in questo bistrot stile Usa, situato nel cuore del V distretto parigino, non si veda nessun segno delle rivendicazioni passate, chi voglia regalarsi una degustazione di specialità, troverà il suo posto nel mondo. Noi invece, non abbiamo tempo per concederci i piaceri gastronomici. Nella sala privata sotterranea del ristorante, in fondo alle scale di legno, ci aspettano i 3 membri della band Puggy.

A volte le interviste finiscono per essere un incontro intimo e familiare: si prolungano fino a che l'interesse e la stanchezza lo permettono, venendo meno alla loro natura di appuntamenti strettamente programmati. È il caso del nostro incontro con  MatthewRomain e Ziggy, rispettivamente un inglese, un francese e uno svedese che risiedono in Belgio. Oltre ad aver conquistato pubblico e critica del Paese di partenza, il trio sta per presentare il loro terzo album, To win the world (Mercury/Universal), in Francia.

Jam Session

Il loro è un buon esempio di alleanza internazionale. Non nello stile dei grandi trattati, ma attraverso una solida unione artistica. Una storia che inizia quando le rispettive famiglie decidono di stabilirsi nella capitale belga. "Bruxelles è una città dove la gente di tutte le parti d'Europa si incontra, una città in continuo movimento", dice Romain, cercando di giustificare il caso che li ha uniti. La "capitale europea" e le sue piccole sale per concerti sono perfetti per questi 3 giovani che, consapevoli della loro vocazione, nel 2004 iniziano a suonare insieme già nelle jam session cittadine. "Da 10 anni  c'è un'importante manifestazione di jam session nei caffè della città, con gente che arrivava persino dagli Stati Uniti per suonare il blues", aggiunge il bassista della band.

È in questo ambiente di improvvisazione e virtuosismi musicali che inizia a costruirsi la complicità che oggi mostrano nei concerti. Per questo Matthew, il cantante del gruppo, non esita nell'affermare che "la musicalità del gruppo si è formata durante quegli anni. Veniamo da lì. In seguito abbiamo pensato di formare un gruppo, ma già prima  avevamo condiviso grandi momenti sui palchi di questi locali", dichiara il ragazzo inglese dei Puggy. "Per me, tutto ciò che va oltre la musica, è secondario", dice senza esitare, come se giurasse amore eterno agli accordi della sua chitarra acustica.

INFLUENZE IMPREVEDIBILI

Di sicuro le loro canzoni sono un esempio di buon gusto sia per quanto riguarda le melodie, pietra angolare della loro musica, sia per la varietà di influenze. Le tracce di To win the world sono un viaggio ritmico che ci porta dal folk profondo di Everyone learns to forget, per esempio, al pop ballabile del loro singolo omonimo To win the world. Questo eclettismo non è frutto della casualità, ma viene in modo "naturale piuttosto che programmato". "Mi piace quando qualcuno dice che la nostra musica è difficile da classificare", insiste Matthew. "Delimitare con categorie e regole vuol dire porre una fine all'arte. La musica è un viaggio delle emozioni che richiede libertà", aggiunge. Le loro influenze vanno dai Beatles (dai quali hanno ereditato l'armonia vocale che caratterizza la loro musica) ai Queen, passando per diversi generi, come il jazz o anche il metal. Ci raccontano un aneddoto di quando hanno lavorato come gruppo spalla degli Incubus in Europa. "Mike, il loro chitarrista, ci raccomandò di ascoltare Lionel Richie. Suona strano vero? Disse che era geniale. Qualcuno poteva immaginare una raccomandazione del genere?", commentano sorridendo.

"La melodia è la prima cosa", confessa Matthew. La dichiarazione non sorprende se si considera che le loro  canzoni sono pezzi orecchiabili pensati per agganciare il pubblico, senza tralasciare però la qualità strumentale. Secondo il bassista francese, "le melodie pop servono come elementi che stabiliscono una comunione con il pubblico dal vivo". "Di solito catturiamo il pubblico attraverso i nostri concerti. Dobbiamo ammettere che dal vivo facciamo più 'casino'", confessano.

umiltà al posto giusto

Fortunatamente, i Puggy non hanno ancora varcato la sottile linea dopo la quale l'umiltà svanisce come se prima non fosse esistito nulla. Per questo, quando chiedo loro se hanno in mente di conquistare il mondo (To win the world), rispondono in modo naturale che presto suoneranno in Brasile – hanno l'entusiasmo negli occhi. Per lo stesso spirito di semplicità, non esitano dal raccomandare altri gruppi belga, come i Goose o School is cool. I Puggy misurano con cautela le loro ambizioni,  consapevoli  delle difficoltà che si incontrano nel mantenersi in  alto e della fragilità del successo. "Un passo alla volta, come sempre. Vogliamo suonare in tutti i luoghi possibili per avere una buon numero di fan", afferma Romain. Non ci sono dubbi che una base già esiste. È solo una questione di lavoro e pazienza.