L’Unione Europea assomiglia al mio “Appartamento Spagnolo”

Articolo pubblicato il 28 marzo 2014
Articolo pubblicato il 28 marzo 2014

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La sala del "Flagey Studios" di Bru­xel­les, che ha ospi­ta­to il 18 marzo scor­so il ma­ster­class di Cé­dric Kla­pi­ch, era com­ple­ta­men­te piena, e il pub­bli­co era rap­pre­sen­ta­to da di­ver­se ge­ne­ra­zio­ni, come la sua tri­lo­gia sulla ge­ne­ra­zio­ne Era­smus (“L’ap­par­ta­men­to spa­gno­lo”, “Bam­bo­le russe” e “Cas­se-tête chi­nois”).

Al­l’i­ni­zio Kla­pi­ch non aveva in­ten­zio­ne di pro­dur­re un se­gui­to al “L’ap­par­ta­men­to spa­gno­lo”, ma in­cal­za­to dalle ri­chie­ste di molti, la­scia­ti col fiato so­spe­so dalla frase fi­na­le pro­nun­cia­ta dal pro­ta­go­ni­sta Xa­vier, “tutto é ini­zia­to da lì”, il re­gi­sta ha de­ci­so di ini­zia­re pro­prio dalla fine.

Du­ran­te gli 8 anni di ge­sta­zio­ne del se­gui­to, il de­sti­no dei di­ver­si per­so­nag­gi é cam­bia­to. In­sie­me a quel­lo del­l’Eu­ro­pa e del mondo.

Trai­ler del film "L'ap­par­ta­men­to spa­gno­lo" (2002)

L’ap­par­ta­men­to spa­gno­lo é il solo film che parla del­l’Eu­ro­pa

Quan­do Kla­pi­ch ha pre­sen­ta­to il primo film della seria alla Com­mis­sio­ne Eu­ro­pea, si é reso conto che que­st’ul­ti­ma as­so­mi­glia­va sor­pren­den­te­men­te al suo “ap­par­ta­men­to spa­gno­lo”. L’e­sem­pio più lam­pan­te sono i tra­dut­to­ri, che co­sti­tui­sco­no una vera e pro­pria torre di Ba­be­le e que­sto mix et­ni­co-cul­tu­ra­le é alla base della no­stra mon­dia­liz­za­zio­ne cul­tu­ra­le.

Lo scopo della tri­lo­gia, chia­ma­ta da Kla­pi­ch “I viag­gi di Xa­vier”, é ap­pun­to di rac­con­ta­re la ge­ne­si della mon­dia­liz­za­zio­ne. Se il se­con­do film “Bam­bo­le russe” parla delle fron­tie­re eu­ro­pee, l’ul­ti­mo, “Casse tête chi­nois” (let­te­ral­men­te “rom­pi­ca­po ci­ne­se”), su­pe­ra i con­fi­ni del­l’Eu­ro­pa e ci parla della vera mon­dia­liz­za­zio­ne, quel­la che ar­ri­va dalla Cina.

Un altro tema fon­da­men­ta­le della tri­lo­gia é la mo­bi­li­tà, che da più di 30 anni scon­vol­ge le no­stre vite, che si trat­ti di in­ter­net, dei treni ad alta ve­lo­ci­tà o della te­le­vi­sio­ne.

Più viag­gia­mo, come i suoi per­so­nag­gi, più por­tia­mo una certa at­ten­zio­ne verso “l’al­tro”. E Bru­xel­les ne é l’e­sem­pio lam­pan­te: “qui c’é una vera e pro­pria vo­lon­tà di vi­ve­re in­sie­me. E non siamo che al­l’i­ni­zio”.

Kla­pi­ch stes­so é  par­ti­to a 23 anni come stu­den­te a New York, città in cui ha rea­liz­za­to di es­se­re Eu­ro­peo. E più pre­ci­sa­men­te quan­do ha im­pa­ra­to a can­ta­re “Bella ciao” con i suoi amici ita­lia­ni.

Il ci­ne­ma degli “Stati di­su­ni­ti d’Eu­ro­pa”.

Bar­ro­so, pre­si­den­te della Com­mis­sio­ne Eu­ro­pea, ha re­cen­te­men­te af­fer­ma­to che la cul­tu­ra (in­te­sa come danza, ci­ne­ma, arte, ecc. ) non é una merce come le altre, per­ché non se ne ri­ca­va pro­fit­to. “E’ vero” as­se­ri­sce il re­gi­sta “ma quel­lo che Bar­ro­so dice é ap­pun­to an­ti-cul­tu­ra­le, per­ché la cul­tu­ra non é merce”. Il ci­ne­ma eu­ro­peo ha bi­so­gno di de­ci­sio­ni po­li­ti­che co­rag­gio­se e crea­ti­ve, e do­vreb­be, so­prat­tut­to oggi, es­se­re tu­te­la­to ed aiu­ta­to, come fece  Jean Mon­net nel 1946 quan­do so­sten­ne la crea­zio­ne del CNC (Cen­tre Na­tio­nal du Ci­né­ma et de l’I­ma­ge ani­mée).

Se­con­do Kla­pi­ch il ci­ne­ma eu­ro­peo é molto dif­fi­ci­le da de­fi­ni­re, e quin­di da de­li­mi­ta­re. Si po­treb­be de­fi­ni­re l’Eu­ro­pa come “Stati di­su­ni­ti”, a causa delle di­ver­si­tà cul­tu­ra­li e lin­gui­sti­che. E que­sto co­sti­tui­sce la sua forza e allo stes­so tempo la sua de­bo­lez­za. Ma tutto ciò non im­pe­di­sce di avere un vero ci­ne­ma ita­lia­no, spa­gno­lo, belga. Quel­lo che ri­sul­ta dif­fi­ci­le in Eu­ro­pa é la di­stri­bu­zio­ne. E se­con­do Kla­pi­ch il mar­ke­ting é im­por­tan­te tanto quan­to la qua­li­tà di un film.

“Xa­vier oggi sa­reb­be un 40en­ne di­soc­cu­pa­to e senza av­ve­ni­re?”

Se­con­do Kla­pi­ch, ci manca l’au­da­cia. “Se con­ti­nua­mo a par­la­re di di­soc­cu­pa­zio­ne, le per­so­ne non hanno l’op­por­tu­ni­tà di evol­ve­re e di di­ven­ta­re qual­cu­no”.

Io credo nel­l’Eu­ro­pa. E ben­ché ci siano molte cose da mo­di­fi­ca­re, penso che il me­glio per noi sia di re­sta­re in­sie­me”.

In­fi­ne, alla do­man­da più at­te­sa, e cioé se ci sarà un se­gui­to alla tri­lo­gia, il re­gi­sta ri­spon­de: “ve­dre­mo tra 10 anni!”.

Il Ma­ster Class é stato mo­de­ra­to da Do­me­ni­co La Porta, capo re­dat­to­re di Ci­neu­ro­pa, e or­ga­niz­za­to da l'As­so­cia­tion des au­teurs au­dio­vi­suels e Eu­ro­pa Di­stri­bu­tion, e so­ste­nu­to dal Prix LUX.