L'unica cosa che non si può recuperare è il tempo

Articolo pubblicato il 19 ottobre 2014
Articolo pubblicato il 19 ottobre 2014

“Quando un minuto se ne va, se ne va per sempre”. Con questo omaggio al tempo, il bene più prezioso a disposizione dell'uomo, il giornalista José María Carrascal presenta il suo nuovo libro El Mundo visto a los 80 Años, (Il mondo visto a 80 anni), un memoriale i cui protagonisti sono i fatti di cui l'autore è stato testimone in momenti chiave del '900, da lui definito "Il Secolo della Scienza".

Lo sbarco sulla luna, i trapianti d'organo, la rivoluzione informatica, il femminismo, l'ascesa della Cina a prima potenza mondiale o la fissione nucleare sono alcuni dei molti eventi cui ha presenziato e che ha raccontato come corrispondente dalla Germania e dagli Stati Uniti questo giornalista ottantenne. Ma forse è l'ultimo fatto, la scissione di ciò che Democrito aveva postulato indivisibile, la scoperta che più ha colpito Carrascal.

Altri aspetti straordinari del XX secolo in fatto di progresso sono legati al passato più sanguinario della storia dell'umanità occidentale. Due bombe atomiche, Dresda, strategie sviluppate in laboratori chimici... É proprio a questo proposito che il giornalista dimostra il suo scetticismo riguardo alla vera necessità di inviare un essere umano al di fuori del nostro sistema solare in futuro: non come conquista scientifica, ma come conseguenza vitale.

L'aldilà e l'aldiquà

“Abbiamo cambiato il mondo a nostro favore, abbiamo portato l'io al nostro centro”. La visione di questo mondo, imperante nel primo trentennio del XX secolo, come un cammino in una Valle di Lacrime verso l'allora considerata vita autentica, è scomparsa. “Abbiamo lasciato l'aldilà nell'aldilà, l'unica vita certa è quella che abbiamo, è l'unica sicurezza”. 

Carrascal invita a riflettere sull'origine dell'attuale lassitudine nei diversi aspetti della vita. Se è alla giustizia terrena che rendiamo conto e ci sono molti dubbi che questa funzioni, “quando scompare il timore, si rilassano le nostre posizioni”. Riconoscendo che il benessere di oggi è infinitamente migliore di quello della sua infanzia e giovinezza, ricorda con una certa nostalgia che ai suoi tempi “godevamo di più di quello che si dà per scontato oggigiorno”.

La Spagna e l'affanno di essere il migliore

Non potendo essere altrimenti, con una distanza sufficiente per colmare di rigore informativo lo spazio dedicato alla Spagna, Carrascal risale all'origine dei due imperi spagnoli del XV secolo per analizzare le possibili cause della complessa situazione attuale. 

“L'Impero è il principale nemico della nazione”, spiega Carrascal, “e noi ne abbiamo avuti due contemporaneamente: quello creato con la Reconquista e quello in America. La nazione è un plebiscito quotidiano”. Questo modus operandi spagnolo ha impedito che la nazione si consolidasse e quando nel 1898 la Spagna ha perso la sua ultima colonia a Cuba, i regni unificati hanno ripreso coscienza delle loro origini. Un aspetto che, con la Catalogna, oggi abbiamo presente come non mai.

Citando Ortega y Gasset, il giornalista e scrittore attraverso la sua opera invita a riflettere se la Spagna, situata in un crocevia geografico, debba europeizzarsi o africanizzarsi. Viviamo ancora con questo dilemma, sebbene Carrascal sia sicuro del fatto che, nonostante tutto, “ci sono molte più cose che ci uniscono a tutti gli spagnoli, che cose che ci dividono, e l'Europa non permetterà che si ripeta quanto avvenuto nel '36”.

Per Carrascal il vizio della Spagna non è l'Invidia, come ha sempre sostenuto Unamuno, ma l'affanno di essere il migliore in tutto: “il migliore campionato calcistico, i migliori treni... É molto pericoloso seguire alla lettera il detto il meglio è nemico del buono, a volte essere buono, desiderare per gli altri ciò che si desidera per sé, è la cosa davvero ammirevole”.

La penna dalle stravaganti cravatte passa il testimone a una nuova generazione di spagnoli e giornalisti con un messaggio nitido e conciso: “l'unica cosa che non si può recuperare è il tempo". 

Nota: In quanto aspirante giornalista, ho ricevuto come consiglio da questo grande veterano della professione, la seguente lezione: se la vocazione è pura e autentica, stai attenta all'opportunità che può trovarsi nel luogo più inaspettato, resisti perché arriverà, apri gli occhi”.