L’ultimo dittatore d’europa: 5 domande sulle elezioni in Bielorussia

Articolo pubblicato il 17 dicembre 2010
Articolo pubblicato il 17 dicembre 2010
Chi sono i candidati di queste elezioni? Che aria si respira nel paese? Fino a che punto sono pronosticabili dei brogli elettorali? Sono alcune delle domande che ci poniamo sulle prossime elezioni in Bielorussia del 19 dicembre.

1) Lukascenko è veramente un dittatore?

Dal 1994 Lukascenko siede al vertice del suo stato. Le elezioni del 1994 sono state allo stesso tempo le prime e le ultime elezioni in Bielorussia ad essere considerate democratiche per la comunità internazionale. Possiamo anche dire che Lukascenko, un talentuoso populista, abbia preso il potere attraverso delle libere elezioni. Ma poi ha utilizzato tutti i mezzi per conservare questo potere: limitazione della libertà di stampa, marginalizzazione dell’opposizione, elezioni non trasparenti - come per esempio il referendum del 2004 nel quale il leader bielorusso ha soppresso la limitazione del suo mandato (prevista solo per due incarichi di governo). Per mettere al sicuro il proprio potere non ha utilizzato che delle strade amministrative. Anche se gli si rimprovera di aver fatto sparire, negli anni 90, i concorrenti più importanti e gli oppositori che cominciavano ad emergere. È vero, le istituzioni democratiche sono al loro posto, ma sono più che altro una facciata. Considerare la Bielorussia come l'ultima dittatura d'Europa, in effetti, è un'ipotesi fondata.

2) Perche Lukascenko è al potere da 16 anni?

Oltre al fatto che un passaggio di potere in una dittatura è tutto tranne che semplice, ci sono 3 fattori che giustificano la longevità del suo impero. Il fatto che sia un efficace populista, cosa che gli assicura anche nelle statistiche indipendenti un consenso stabile che raggiunge il 40%; quello che grazie a lui il paese possa beneficiare di sovvenzioni importanti sotto forma di risorse naturali a basso prezzo; infine la costatazione che la popolazione bielorussa ha una forte avversione contro qualunque tipo di instabilità politica e l'abitudine di vivere sotto una guida forte che decida per lei.

3) Cosa cambia nel 2010?

Beobachter behaupten, der Kandidat werde eventuell von Moskau unterstützt/ (cc)Igor Svabodin/WikimediaRispetto alle ultime elezioni presidenziali, in vista delle quali c’era un solo candidato dell’opposizione democratica Alex , questa volta, con 9 altri candidati, la situazione sembra diversa. Ma, malgrado tutto ciò, gli altri candidati si parlano tra loro e rivolgono appelli al popolo affinché protesti nel caso in cui le elezioni dovessero premiare ancora una volta l'attuale leader. Questo genere di cose c’è già stato nel 2006, quando 26mila persone si sono riunite nelle strade di Minsk dopo le elezioni, sfidando le temperature glaciali fino all’arrivo delle autorità. Ma all’epoca non rappresentavano che una piccola parte della popolazione. Erano i giovani, le persone ben informate, soprattutto gli studenti. Ora che il legame con la Russia si è allentato e che la Bielorussia soffre le conseguenze della crisi economica, lo scontento ha raggiunto anche altri strati della popolazione, quelli meno politicizzati. In più Lukascenko, che, venendo meno l'aiuto da parte della Russia, dovrà avvicinarsi di più all’Ue, ha dovuto fare durante la compagna elettorale delle concessioni mai viste fino ad allora: 1) le firme per le candidature si sono potute raccogliere anche nei luoghi pubblici; 2) gli appelli in tv sono stato diffusi live e senza tagli; 3) i vecchi simboli nazionali del post-indipendenza sono stati mostrati senza che la polizia intervenisse (mentre erano stati vietati da quando Lukascenko ha preso il potere). Non resta che vedere se sarà possibile, dopo queste concessioni, soffocare di nuovo le libertà di cui questa società ha potuto godere.

4) Osservatori elettorali e possibili brogli

Come è già accaduto per le scorse elezioni, ci saranno degli osservatori elettorali della OSCE così come anche della comunità dello stato indipendente (CSI). Su circa 6500 elettori locali, dunque, si contano 400 osservatori elettorali e altrettanti del CSI. In realtà si pensa che non servano a granché, visto che non possono avvicinarsi a chi scrutina i voti a meno di 5 metri, ed è chiaro quindi che il controllo del risultato è quasi impossibile. È possibile che questa volta si tolga la regola, perché Lukascenko vuole che queste elezioni siano riconosciute dall'occidente come democratiche. Di rischi il leader bielorusso ne prenderà ben pochi, infatti, visto lo scarto che passa tra gli 800 osservatori e i 6500 elettori. Ma questo non è il pericolo più grande, perché i brogli non si verificano il giorno delle elezioni, ma piuttosto sui voti a priori (o a distanza) che si svolgono a partire da quattro giorni prima della data ufficiale e per i quali la possibilità di condizionarli a proprio piacimento diventa concreta.

5) E poi?

Il futuro dipenderà dalla posizione della Russia, perché il risultato elettorale ufficiale quasi sicuramente sarà diverso dalla maggioranza per 2/3 cui Lukascenko aspira. Tutti i sostenitori democratici sono chiamati a raduno alle 20 in Piazza d’Ottobre a Minks. Sarà l'occasione per festeggiare la vittoria o per protestare contro i brogli. E chiedere la ripetizione del voto senza il candidato Lukascenko. È possibile che queste elezioni non porteranno dei cambiamenti, ma sicuramente sarà l'inizio di un lungo processo di decomposizione del potere del leader bielorusso. Nel peggiore dei casi, il regime è anche capace di utilizzare la violenza per ristabilire l’ordine. Auguriamo ai manifestanti che dall'altra parte dell'Europa l'attenzione rimanga desta e che non siano tutti occupati a festeggiare il natale.

Illustrazione: ©Adrian Maganza/adrianmaganza.blogspot.com; Foto: (cc)Igor Svabodin/Wikimedia