L’ultima chance dell’Europa

Articolo pubblicato il 22 maggio 2006
Articolo pubblicato il 22 maggio 2006

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

Agli europei converrebbe una soluzione diplomatica della crisi in Iran. Un giorno non lontano, infatti, potrebbero dipendere dalle loro enormi riserve di gas.

Davanti alla crisi irachena l’Europa ha dato di sè un’immagine patetica. Il Presidente francese Jaques Chirac e l’allora cancelliere tedesco Gerhard Schroeder si sono schierati con decisione contro la guerra mentre i loro colleghi di Spagna, Italia e Danimarca hanno dato il loro appoggio alla politica di Bush. L’Europa si è dunque divisa e la politica estera comune è diventata una farsa.

Rara unità

Un nuovo fronte di crisi si presenta oggi sul programma atomico dell’Iran che a molti ricorda la situazione precedente alla guerra in Iraq. Ancora una volta gli esperti confermano il pericolo che un regime minaccioso possa trovarsi in possesso di armi atomiche. Ed ancora una volta il Governo americano non vuole escludere l’opzione militare. E l’Europa? Non sembra esserci molta unità di intenti. Già dalla fine del 2003 l’Ue ha messo le trattative con l’Iran nelle mani di Gran Bretagna, Francia e Germania. E se questa troika, che sta lavorando come delegazione europea, si è ben collocata sulla scena internazionale è soprattutto grazie al lavoro svolto da Javier Solana, portavoce della politica estera del Consiglio Europeo, che è riuscito a portare dalla propria parte Usa, Russia e Cina e ad isolare l’Iran.

Ma una linea comune dell’Ue in materia di politica estera è possibile. Diversamente dalla guerra in Iraq l’Europa ha in Iran un interesse comune. L’Iran persegue un programma atomico non solo ad uso civile. Ai servizi segreti sono noti i piani del Paese sulla costruzione di missili a largo raggio che potrebbero raggiungere l’Europa. E la potenza atomica iraniana potrebbe non solo sostenere più facilmente i terroristi, ma anche scatenare una corsa agli armamenti in Medio Oriente. In sintesi la stabilità di questa regione al confine con l’Europa sarebbe minacciata.

Il gas dall’Iran all’Austria

D’altra parte in Iran ci sono enormi giacimenti di gas e di petrolio di cui l’Europa vorrebbe approfittare. Il Paese è il secondo al mondo per giacimenti di gas e il quarto per riserve di petrolio. Quasi un quarto dell’export del petrolio è diretto in Europa. Ma anche il gas rientra negli interessi degli europei. Al momento il 54% del gas utilizzato in Europa è importato. Se le riserve britanniche dovessero terminare il gas importato salirebbe ai tre quarti del fabbisogno totale: non ci si può certo affidare ai rifornimenti provenienti dalla Russia il cui Presidente, Putin, cerca di utilizzare a fini politici. Le grandi multinazionali europee di energia lo hanno messo in conto da tempo. Lo scorso anno il colosso dell’energia tedesco E.On ha preso contatti con i Mullah iraniani a Teheran per avere accesso alle riserve di gas. Già dal 2002 l’Iran trasporta gas in Turchia attraverso un gasdotto. Attraverso l’Europa dell’Est grandi quantità di gas dovrebbe arrivare un giorno fino all’Europa Occidentale. L’impresa austriaca di gas minerale Omv pianifica la costruzione di un gasdotto del valore di 4 miliardi di dollari che dalla Turchia, attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria, arrivi fino in Austria.

Non a caso le potenze commerciali europee hanno cercato di agganciare l’Iran con delle promesse economiche. Infatti nell’agosto dello scorso anno venne offerta a Teheran l’allettante offerta che prevedeva dei privilegi commerciali ed un’ampia cooperazione tecnologica. Ma i Mullah rifiutarono bruscamente le trattitive con l’Europa. Da allora si riflette sulle possibili alternative che si prospettano per l’Iran. Gli europei hanno a disposizione molte carte da giocare. Un embargo sul petrolio sembra improbabile vista la dipendenza dell’Europa e degli Stati Uniti. Inoltre il prezzo del petrolio salirebbe alle stelle. Embarghi in altri campi sarebbero ugualmente controproducenti per gli europei. L’Ue è il principale partner commerciale dell’Iran e ne rappresenta il 44% degli import. Inoltre, gli esperti suppongono che il regime abbia da tempo creato delle riserve di cibo e medicinali che dovrebbero essere sufficienti per diversi anni.

Tecnologia: il tallone d’Achille dell’Iran

Rimane la possibilità di un attacco americano alle centrali atomiche o addirittura un’invasione. Ma l’Iran è molto diverso del debole regime di Saddam Hussein e le conseguenze di una tale operazione potrebbero essere troppo rischiose. Per questo gli europei cercano di utilizzare ancora la diplomazia. «Noi possiamo aiutare l’Iran con le tecnologie avanzate» ha annunciato Javier Solana lunedì scorso. La nuova offerta dovrebbe andare persino al di là delle offerte dell’agosto scorso. Come prima cosa gli europei vorrebbero consentire all’Iran l’uso civile dell’energia atomica perché permetterebbe ai Mullah di avere l’appoggio del popolo. In effetti l’arretratezza nello sviluppo tecnologico rappresenta il tallone di Achille dell’Iran. La popolazione cresce, il Governo deve creare 1 milione di nuovi posti di lavoro e non può affidarsi solo all’industria del gas e del petrolio.

E qui entrano in gioco gli europei. Che sperano, da parte loro, che l’Iran non rifiuti una nuova offerta e che si possa unire di nuovo alla comunità internazionale. Gli americani al momento non si sono ancora decisi sulla posizione da tenere nei confronti di Teheran. Nel caso l’Iran rifiutasse la favorevole proposta dell’Ue, la politica iraniana dell’Ue si troverà davanti ad un bivio: c’è infatti il pericolo che il consenso all’interno dell’Unione Europea si rompa. Alcuni stati potrebbero proporre dei provvedimenti più duri, altri insistere sulla via diplomatica. Una rottura dell’unità europea sarebbe comunque pericolosa. Perché gli Stati membri potrebbero conservare i propri interessi in Iran soltanto restando uniti.