Luis Yáñez: «I partiti neoconservatori hanno dato risultati molto negativi»

Articolo pubblicato il 23 marzo 2009
Articolo pubblicato il 23 marzo 2009
Il socialista Luis Yáñez, veterano della “generazione sivigliana” di Felipe González, arrivò al Parlamento europeo nel 2004. I suoi detrattori affermavano che fosse atterrato lì sbalzato fuori dalla politica nazionale. Oggi annuncia di volersi presentare per un secondo mandato nel 2009.

Foto, Delegación española del Partido Socialista EuropeoLe elezioni europee di giugno sono dietro l'angolo. Gli europarlamentari si mettono in fila per comunicare i loro impegni elettorali, ma i temi cruciali europei non impregnano i dibattiti, troppo nazionalizzati. Solo un miracolo porterà un Obama per l'Europa. L'Unione ha bisogno di politici specializzati in politica europea, non persone di passaggio esiliati dalla politica nazionale. Per questo spagnolo, l'Europa non è un aneddoto nel suo curriculum.

Qual è il principale obiettivo della democrazia europea di fronte alle elezioni di giugno 2009?

«Senza dubbio la messa in pratica del Trattato di Lisbona, così come la definizione di una strategia energetica comune, le proposte contro il cambiamento climatico e il dibattito sulla nuova Europa sociale».

Come mobilitare l'elettorato europeo: con temi nazionali o con dibattiti trans europei?

«Purtroppo, i politici e i mezzi continuano a europeizzare la politica nazionale. In questo modo, nel 2009 torneranno ad essere molto presenti i temi nazionali. La politica interna di ogni Paese influisce troppo nella politica europea».

Il Pse non è la forza maggioritaria dell'Europarlamento: che strategia dovrebbe intraprendere il Partito Socialista europeo per tornare ad essere il partito con più seggi?

«Dobbiamo dimostrare che i partiti neoconservatori hanno dato risultati molto

negativi vista l'attuale crisi internazionale economica».

Se lei fosse a capo della lista dei socialisti per una circoscrizione italiana, che direbbe ai suoi nuovi elettori?

«Da diverse legislature alcuni di noi cercano di far in modo che i candidati si presentino in un Paese diverso dal proprio. Felipe González, ad esempio, propose Emma Bonino a capo della lista dei socialisti in Spagna, ma l'idea non ebbe buon esito. Ai miei elettori italiani virtuali direi lo stesso che a quelli spagnoli: la priorità è applicare il Trattato di Lisbona, la nuova Europa sociale e la strategia per l'approvvigionamento energetico».

Crede che i socialisti europei debbano fare campagna per le elezioni europee del 2009 proponendo già adesso un candidato alla presidenza della Commissione Europea?

«Il Presidente della Commissione Europea deve essere membro del partito maggioritario in Parlamento. Noi vogliamo essere il partito di maggioranza, sarebbe quindi bene che proponessimo un candidato. È una cosa che stiamo discutendo».

Se ci fosse più Europa, a cosa darebbe la priorità?

«Senza dubbio alla politica estera e di sicurezza comune affinché l'Europa acquisti un ruolo da attore globale».

Flessibilità o sicurezza?

«Flessicurezza! È un'idea che sta ottenendo sempre più adepti».

Costituzione o Trattato?

«Avrei preferito la Costituzione per il suo valore simbolico, ma il Trattato di Lisbona raccoglie il 90% della costituzione».

Tony Blair o Jean Claude Juncker?

«Jean Claude Juncker per l'Europa».

Un autore non ispanofono che sta leggendo di questi tempi…

«Marguerite Yourcenar, che tanto sente “Bruxelles”».