L'UE dà il via libera alla transizione ecologica

Articolo pubblicato il 20 ottobre 2016
Articolo pubblicato il 20 ottobre 2016

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Gli euroministri hanno approvato l'accordo di Parigi sul cambiamento climatico. Fino ad ora, 61 Paesi responsabili all'incirca del 48% delle emissioni globali hanno approvato il trattato. Quali sono i prossimi passi da seguire?

Lo scorso venerdì i ministri europei hanno approvato la convalida europea del Trattato di Parigi durante un incontro del tutto straordinario organizzato dal "Consiglio Ambiente" a Bruxelles.

“Confido nel fatto che il Parlamento Europeo concluda il processo entro la prossima settimana. Fino ad ora, 61 Peasi, che sono responsabili all'incirca del 48% delle emissioni globali hanno approvato l’accordo,” ha affermato il Commissario Europeo per l’azione per il clima Miguel Arias Cañete.

Una volta data via libera dal Parlamento, il Consiglio adotta formalmente la decisione conclusiva. L’accordo entra ufficialmente in azione dopo che 55 Paesi che contano almeno il 55% delle emissioni globali avranno depositato gli strumenti di approvazione.

Nel Regno Unito, l’accordo di Parigi sarà discusso e votato questa settimana nella Camera dei comuni. In linea generale, i Diplomatici delle Nazioni Unite sono ottimistici riguardo l’entrata in vigore del trattato entro la fine dell’anno.

L'accordo di Parigi

Da quando, alla conferenza di Parigi nel Dicembre 2015, il mondo ha riconosciuto il bisogno urgente di frenare l’emissione di combustibili fossili, l’energia pulita è diventato un argomento di pratica comune, o almeno così sembra in teoria. La conferenza è stata un grande successo grazie ai suoi esiti senza precedenti di 195 Paesi che insieme hanno adottato il primo accordo globale climatico vincolante e legale. Uno dei principali obiettivi è la riduzione di 2°C del surriscaldamento globale attraverso la diminuzione delle emissioni di gas serra.

Il potere del popolo

L’attuale mercato energetico sta cambiando da centralizzato a una sorta di “approccio filo-comunista” attraverso il quale il popolo può giocare un ruolo fondamentale producendo la propria energia e quindi influenzando il mercato.

Un recente pronostico condotto da Greenpeace ha stimato il consumo di energia elettrica dei cittadini Europei nel 2050. Secondo l’indagine, piccole e medie imprese produrranno il 39% di elettricità, mentre per quanto riguarda le energie alternative come mulini a vento, rappresenteranno il 37% dell’energia prodotta. Le famiglie rappresenteranno il 23% e l’1% sarà generato da infrastrutture pubbliche come ospedali e scuole.

In ogni caso, per raggiungere questo obiettivo, le ONG ambientaliste incoraggiano la Commissione di creare una struttura legislativa che “protegga, supporti e promuova i cittadini all'energia come nucleo della Strategia Energetica” come principale motto di affronto al cambiamento climatico. 

Dietro laboratori e governi

Intervistato dall’Energy Post, Jean-Paul Chabard, Direttore Scientifico presso Ricerca e Sviluppo di EDF, ha affermato che “la salvaguardia dell’energia è il Santo Graal per un produttore di energia”. EDF, il maggior esponente europeo in Ricerca e Sviluppo, spende il 60% del budget di R&S ugualmente diviso in energia rinnovabile che include conservazione, nuovi ed efficienti usi elettrici, reti e gestione intelligente di distribuzione di energia elettrica.

Giovanni la Via, Deputato del Parlamento europeo e Presidente del Consiglio della Commissione ambientale in Parlamento ha affermato :“Lavoreremo intensivamente sul piano legislativo della politica climatica” per ridurre significativamente le emissioni di gas serra. “Dobbiamo anche lavorare sull’efficienza energetica e rinnovabile in modo da ridurre la produzione di gas serra e depositare CO2 nel suolo o in qualche altra parte senza mettere a repentaglio lo spirito di competizione”, ha aggiunto La Via.

La buona notizia è che ci sono due opportunità chiave per migliorare i risultati con le revisioni del 2016 del Renewable Energy Directive e del Market Design Initiative. I politici hanno ora l’occasione di lavorare sull’attuazione di metodi sostenibili e convenienti di transizione alle energie rinnovabili. La domanda è - coglieranno l’occasione?

Il difetto nel Piano Juncker

Un resoconto locale condotto da cinque stakeholder ambientali suggerisce che dovrebbero essere raggiunti dei miglioramenti significativi secondo il piano d’investimento Juncker. Tuttavia, la stima svela che i fondi originalmente intesi ad aumentare la capacità di sostenibilità ambientale sono indirizzati in realtà a progetti ad uso intensivo di carbonio e infrastrutture realizzate tramite l'impiego di combustibili fossili.

Sebastien Godinot, economista di WWF Europa ha detto:“il piano Juncker dovrebbe essere usato a favore dell’azione climatica, non per la sua distruzione. Non c’è ragione di supportare maggiori investimenti in infrastrutture di gas mentre il consumo di gas dell’Unione Europea sta diminuendo. Invece di investire in infrastrutture inquinanti costose che non avranno futuro sul mercato, dovremmo focalizzarci su soluzioni energetiche efficienti e rinnovabili."