LUC, il rapper polacco che fa cantare Lech Walesa

Articolo pubblicato il 08 gennaio 2010
Articolo pubblicato il 08 gennaio 2010
Nell’anno in cui ricorrono l’anniversario dello scoppio della seconda guerra mondiale e del crollo del dominio comunista in Polonia, l’artista hip-hop emergente LUC, alias Lukasz Rostowski, ha scoperto un nuovo modo ritmato per avvicinarsi alla storia della Polonia. Tra i protagonisti del suo disco anche Lech Walesa, lo storico leader di Solidarnosc. Intervista

39/89 - Il nuovo album del rapper LUCLUC è uno studente di Giurisprudenza passato all’hip-hop. Il suo nuovo album s’intitola 1939-1989: due date molto importanti per la storia dell’Europa e della Polonia. Ma il rapper di 29 anni nel disco non canta neanche una singola strofa: ha infatti scelto di utilizzare alcune registrazioni storiche, tra cui figurano anche i discorsi dell’ex presidente polacco Lech Walesa. Il suo album di debutto è uscito nel 2003 e da allora il giovane rapper ha collaborato con numerosi musicisti polacchi. Nel corso della sua carriera musicale, inoltre, è stato più volte candidato ad alcuni importanti premi nazionali, in particolare al “Frederyk”, per ben tre volte. Oltre ai ritmi hip-hop e ai suoni orchestrali, nel suo nuovo lavoro LUC riproduce anche momenti importanti della storia polacca. Nel corso dell`intervista l’artista spiega che non usa la memoria per cercare di compensare le colpe storiche.

Lukasz, il tuo nuovo album reca il sottotitolo “Per capire la Polonia”. Che c’è da capire?

Bisogna conoscere i fatti che hanno portato la Polonia nella situazione attuale. Una situazione piuttosto negativa. Soprattutto se pensiamo, in prospettiva europea, a quello che potrebbe essere la Polonia oggi. Inoltre, vorrei far capire alle nuove generazioni che l’odierna Polonia deturpata dai prefabbricati e dalla grigia architettura dell’epoca socialista non è altro che il risultato delle politiche e degli avvenimenti degli ultimi 50 anni.

Il tuo album prende il nome dall’ultimo mezzo secolo: 1939-1989

Ho cercato un termine che riassumesse la storia della Polonia degli ultimi 50 anni, ma ad essere sincero non l’ho trovato. Quello che è accaduto in questo paese è una tragedia inimmaginabile ed allo stesso tempo una storia che rivela un eroismo inconsueto. Ho soprannominato questo periodo « il mezzo secolo infernale ». Infatti, è come se Dio, in tutti questi anni, avesse dormito profondamente.

È un’immagine piuttosto negativa della storia polacca nel ventesimo secolo. In che modo questo ha influenzato il tuo approccio alla musica?

Il rapper polacco LUCSenza dubbio ho una concezione piuttosto negativa del passato della Polonia, sento un misto di pietà e dolore per la storia del mio paese. Nonostante tutto, con la mia musica vorrei piuttosto mostrare un mito, una leggenda che è incredibilmente forte e che è riuscita a superare numerosi ostacoli. È come se la storia della Polonia implicasse che siamo dei poveri diavoli, che sappiamo solo lamentarci, come il ragazzino che è stato picchiato nel cortile della scuola. Io però vorrei che ci concentrassimo sugli aspetti positivi, tra cui la fede incrollabile in certi ideali quali la democrazia, la dignità dell’uomo e la libertà. Questi ideali sono fondamentali per noi Polacchi, così come il loro trionfo nel 1989.

Negli ultimi tempi c’è stato, in effetti, un reale interesse per la storia. Io stesso ci rido sopra, ma mi posso considerare uno di quelli che sta cavalcando l’onda. Bisogna dire però che, tendenza o meno, avrei creato quest’album in ogni caso. Penso che la Polonia debba avere altro da esportare oltre alla vodka e le belle donne. La storia è una di queste cose.

Il comunicato stampa ufficiale all’inizio della guerra nel 1939, frammenti di discorsi della Repubblica Popolare, registrazioni dell’elezione del Papa: il tuo settimo album sembra più un lavoro d’archivio che un insieme di rime.

In effetti è un lavoro di questo tipo. Anche se la base di tutto resta la musica, che originariamente avevo scritto per accompagnare alcune scene di un film. Inizialmente, infatti, l’album era stato concepito come un progetto multimediale. Il film storico doveva essere comprensibile per tutti, per i Francesi come per i Cubani. Il progetto alla fine non è andato in porto, ma ascoltando vecchi discorsi alla radio, registrazioni del periodo della guerra, ho avvertito un’incredibile magia, un’energia, un’etica in quel materiale. Quindi ho deciso di usare la musica per accompagnare queste registrazioni, in modo che evocassero delle immagini anche senza usare le scene del film o il cantato.

Così è nato il rap di Walesa che chiude l’album?

Sì, su un ritmo più o meno hip-hop. Io, più che rap, lo chiamerei colonna sonora.

La personalità di Walesa ha però creato una spaccatura tra i due sponsor del tuo progetto, l’Istituto per la Memoria Nazionale (IPN) e il Centro Europeo per la Solidarietà (ECS). Non erano dello stesso avviso riguardo la presunta attività di spionaggio di Walesa

Sì è vero, i due istituti non sono dello stesso avviso nei confronti di Lech Walesa, ma hanno ugualmente deciso di sostenere questo progetto. Questo è molto importante per me, perché si tratta di un progetto musicale che mira a creare unità, non a dividere. E in questo caso simbolicamente è successo.

Ma queste canzoni in un certo senso non contribuiscono anche a mantenere vivo ciò che ci separa, per esempio riguardo le relazioni tra Polonia e Germania?

Io sto cercando di creare una nuova atmosfera con l’aiuto della musica. Il ricordo non serve a fare i conti col passato. Noi Polacchi non dovremmo prendercela con i Tedeschi né tanto meno con i Russi. Anche se ne avremmo motivo, in quanto al nostro paese in passato sono state inflitte delle ferite molto dolorose.

Quando da musicista ci si occupa così intensamente della storia del proprio paese, ci si sente un patriota?

Certo che mi sento un patriota. Sono un po’ critico nei confronti della società, ma allo stesso tempo rispetto e amo gli ideali con cui sono cresciuto in questo paese. In realtà però preferirei definirmi un patriota Europeo: l’unione di diverse nazioni è il concetto più bello che esista.

Questo articolo é stato scritto da Markus Nowak, corrispondente dell'associazione n-ost