Lotta al terrorismo: il fronte dell’Unione Europea

Articolo pubblicato il 10 febbraio 2017
Articolo pubblicato il 10 febbraio 2017

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Una maggiore cooperazione tra gli Stati membri dell’Unione renderà più efficiente la lotta al terrorismo?

Credere in un’idea e lottare per la sua realizzazione ha certamente un impatto nobile e produttivo sulla vita di ognuno. Tuttavia, quando l’idea nasce dall’intolleranza e dal fanatismo, le società moderne si muovono verso l’oscurantismo. In questi ultimi anni il terrorismo, come nuova forma di guerra,  ha avuto una presenza incombente sulle società occidentali e senza ombra di dubbio l’Europa ha già visto abbastanza eccidi. Ma la domanda resta la stessa: potrà una maggiore cooperazione tra gli Stati membri dell’Unione Europea fermare la violenza che questo fenomeno ha diffuso tra i suoi confini?

È opinione comune che l’Unione abbia assunto un ruolo importante nella lotta al terrorismo, rispettando i diritti umani. I quattro pilastri su cui si fonda la strategia europea riguardano la prevenzione del radicalismo, la difesa dei cittadini europei, la caccia ai terroristi e la rapida risposta agli attacchi. Questa strategia mira a trasformare l’Europa in un luogo più sicuro fondato sugli ideali di giustizia e libertà. È innegabile che si tratti di una strategia notevole ed efficace. In teoria.

In pratica,  a unire i quattro pilastri di cui sopra dovrebbe essere la cooperazione tra gli stati membri dell’Unione. Infatti, il rafforzamento della cooperazione internazionale è la chiave nella lotta al terrorismo.

È evidente che la cooperazione transnazionale tra gli stati dell’Unione può minimizzare, o almeno contenere, la minaccia del terrorismo in Europa. Attraverso il lavoro collettivo e lo scambio di importanti informazioni ed esperienze, gli stati membri facilitano la lotta contro il terrorismo. Di conseguenza, l’analisi di queste conoscenze collettive può offrire un quadro più ampio della minaccia e su come affrontarla. Inoltre, la politica europea nella lotta al terrorismo può diventare più efficiente e più facilmente gestibile quando tutte le informazioni sono rese note attarverso una rete comune. In altre parole, informazioni ed esperienze concrete nella lotta al terrorismo potrebbero essere usate ad un livello transnazionale, anziché nazionale, allo scopo di cancellare i futuri episodi di violenza.

I leader europei devono riconoscere che un servizio di intelligence è un elemento di vitale importanza per combattere il terrorismo. Di conseguenza, l’unità e la collaborazione tra gli stati membri dell’UE deve prevalere sugli interessi e le politiche nazionali. Inoltre, la cooperazione transnazionale è importante per ottenere consensi in materia di terrorismo e su come affrontarlo collettivamente e con successo. Collaborando in modo produttivo, gli stati dell’UE potranno dare maggiore sicurezza ai cittadini. Dopotutto “siamo forti finché siamo uniti e siamo deboli finché siamo divisi”.

Concludendo, nonostante gli indiscussi e molteplici sforzi contro il terrorismo, sembra esserci un enorme paradosso. L’Europa sarebbe cieca a non ammettere che oggi il problema dell’estremismo e della violenza radicale è peggiorato. Per gli stati membri dell’UE sarebbe errato evitare la cooperazione anche se questa avverrà in un contesto più pericoloso e avrà conseguenze più gravi nel futuro. Ora più che mai è arrivato il momento che la cooperazione transnazionale e la collaborazione tra i servizi di intelligence contro il terrorismo e il radicalismo diventino la priorità e il fondamento delle politiche antiterroristiche dell’UE.