L’Orient Express fa il suo ingresso al Parlamento Europeo

Articolo pubblicato il 28 luglio 2004
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Articolo pubblicato il 28 luglio 2004

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L’UE si è riunita: politici ed opinionisti vagheggiano una “nuova Europa” che riuscirà finalmente a dire la sua. Prevarranno le divisioni, oppure i nuovi arrivati faranno fronte comune? Questione di competenze e di sfumature politiche.

La sesta seduta del Parlamento Europeo direttamente eletto dal suo popolo, si é aperta il 20 Luglio con l’elezione di un nuovo Presidente. E’ stato scelto il socialista spagnolo Josep Borrell Fontelles, con 388 voti, meno cioé rispetto ai parlamentari Socialisti e del PPE-DE (che lo sostenevano messi insieme. A seguire, con 208 voti, l’ex dissidente polacco Bronislaw Geremek, con più voti di quanto gli stessi liberali, che appoggiavano la sua candidatura, potessero contare.

Evidentemente ci deve esser stato qualche accordo tra i due maggiori partiti europei, PPE-DE e Socialisti. Nonostante ciò, visto che il voto era segreto, si pensa che molti parlamentari dell’Est abbiano votato per Geremek. La sua nomina era simbolica e il voto ha dimostrato che gli otto paesi ex-comunisti hanno significativi legami storici che vanno ben oltre le linee tradizionali dei partiti europei. Alla fine però, i concreti interessi politici hanno prevalso.

C’é da dire che il disaccordo sulla guerra in Iraq ha giocato la sua parte: il comunista francese Wurtz, nella sua campagna contro Geremek, ha parlato del sostegno polacco alla guerra. Non c’é dubbio comunque che le relazioni UE-USA non costituiranno il solo ostacolo nell’Europa allargata.

Nuovi compagni di squadra

Sono passati quattordici anni dalla caduta del comunismo, ma ancora oggi chiamiamo i paesi dell’Est “giovani democrazie”, giovani rispetto alla cultura politica europea. La maggior parte dei parlamentari europei ha un’esperienza politica nazionale, ma oggi deve lavorare con regole stabilite a livello comunitario, adoperandosi per raggiungere dei compromessi non solo con i membri dei partiti nazionali, ma anche con i colleghi europei dei differenti partiti.

I rappresentanti dei nuovi paesi riusciranno ad assimilare la cultura politica europea, oppure continueranno a fare politica alla “vecchia maniera”? Pur con tutti i problemi di sostegno e di credibilità dovuti ad una bassissima affluenza alle urne, 3 dei 14 posti di Vice-Presidenti della CEE daranno alla “nuova Europa” la possibilità di mettersi alla prova. E anche se 162 rappresentanti su un totale di 732 potrebberero non essere molti, poche persone, molto attive ed intelligenti, possono giocare un ruolo importante al’interno della varie commissioni parlamentari.

Diamo adesso un’occhiata più da vicino ai nuovi rappresentanti del popolo europeo in questa rinnovata istituzione (il PE), sempre più importante ed influente. Prendiamo ad esempio Slovacchia, Estonia e Polonia.

Slovacchia

Questo paese dell’Europa centrale ha eletto al parlamento europeo una varietà di specialisti (parlamentari nazionali, sindaci, un manager ed un medico...) divisi com’è ovvio tra i differenti partiti: otto i rappresentanti che appartengono al PPE-DE, tre al gruppo dei Socialisti e gli altri indipendenti.

Peter Stastny, giocatore di hockey di primo piano negli anni ’80 e oggi parlamentare europeo, ha sottolineato come il PPE rappresenti quei valori che sono vicini ai cuori dei cittadini della Slovacchia. Il fatto di aver vissuto a lungo tra Stati Uniti e Canada gli ha dato la possibilità di capire a fondo i meccanismi democratici: P. Stastny oggi spera che questa conoscinza gli possa tornar utile per costruire un’Europa più forte, democratica e brillante.

Sul versante socialista, Benova Monika del partito di opposizione SMER, favorevole ad una presidenza a rotazione, al principio di “un commissario per paese” e alla menzione delle radici cristiane nella Costituzione, intende occuparsi dello sviluppo regionale e vuole raggiungere alcuni obiettivi di politica estera.

Pochi ma molto attivi

Il voto estone ha seguito il trend europeo della sconfitta dei partiti che governano a livello nazionale, ed ha portato alla vittoria il partito d’opposizione, il Partito Socialdemocratico: Toomas Hendrik Ilves, ex-ministro degli esteri, esperto di questioni europee, si batterà per il federalismo. In risposta al malcontento degli estoni nei confronti dell’attuale politica della destra, Tarand Andres, insieme ad Ilves e Marianne Mikko nel PSE, promette di sostenere le questioni di politica sociale.

In tutto l’Estonia ha sei seggi. Mentre i liberali di destra Savi e Oviir Siiri si uniranno all’ELDR, Tunni Kelam (membro dell’Unione Pro Patria), su posizioni nazionaliste e cristiano-democratiche, sarà l’unico estone nel PPE. Tunne Kelam sostiene che la riduzione del numero dei commissari non aumenterebbe automaticamente la loro produttività; inoltre é favorevole alla presidenza a rotazione per far sì che la voce di 1,5 milioni di estoni si possa esser sentita anche a Bruxelles.

A proposito della Polonia...

Tra i 54 deputati della Polonia, ci sono politici e personalità di spicco. Val la pena conoscerne alcuni, anche se non tutti hanno finito per avere successo. L’ex Primo Ministro Jerzy Buzekha ha partecipato a molti colloqui e discussioni sull’UE, ma ha abbandonato la scena politica tre anni fa a causa delle profonde critiche mosse all’operato del suo governo.

La Polonia é anche la patria di molti elettori anti-europei. Il partito cattolico antieuropeo della Lega delle Famiglie Polacche, con 10 seggi, si oppone fortemente ad una Europa federale. Un’altra forza politica molto popolare é Auto-Difesa, che si oppone ai termini dell’accordo con cui la Polonia é entrata nell’Unione e al “sistema di Bruxelles” in generale. I partiti euroscettici riusciranno a non deludere i propri elettori? Un paese così grande come la Polonia ha ampia rappresentanza in praticamente tutti i partiti politici europei, ma i numeri non sempre fanno la differenza. Sono necessarie sottili doti di diplomazia e abilità nel concludere accordi per raggiungere obiettivi nell’organismo multi-dimensionale che é questa Europa.

Non c’é dubbio che vi saranno questioni di rilevanza nazionale discusse a livello europeo con le conseguenti divisioni e spaccature, più tra paesi che tra partiti. Ma la prima sessione plenaria del nuovo PE ha finora confermato le vecchie abitudibni. Sarà una lunga legislatura per questa Torre di Babele di politici europei.