L’opposizione in Bielorussia: «Divorzio consensuale con la Russia»

Articolo pubblicato il 23 marzo 2007
Articolo pubblicato il 23 marzo 2007

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Il premio Sacharov Alaksander Milinkevic: «25 marzo giornata nazionale per ricordare l'indipendenza da Mosca».

La Bielorussia è considerata l’ultima dittatura d’Europa. Un Paese in cui non c’è posto per la critica al governo, né per l’opposizione legale. Alle elezioni presidenziali del 2006, i cui risultati non sono stati riconosciuti né da Stati Uniti né dall'Ue, Alaksander Milinkevic ha perso. Ottenendo soltanto il 6% dei voti. È stato incarcerato per aver preso parte, con altri rappresentanti dell’opposizione, alle proteste contro quella che hanno definito una frode elettorale. In novembre ha ottenuto il premio Sacharov conferito dal Parlamento Europeo alle persone o alle organizzazioni che lottano per la libertà di pensiero e di espressione. In febbraio inviava una lettera al dittatore Lukashenko, per ricucire il dialogo con l’opposizione. Nella missiva propone, come gesto simbolico, di dichiarare il 25 marzo Giornata nazionale. Il riferimento è al 25 marzo 1918, quando la Bielorussia si era dichiarata indipendente dalla Russia.

Le sanzioni hanno un prezzo.

Secondo Milinkevic, nella lotta per il potere, «esistono prima di tutto le persone. La cosa più importante, come sempre, sono i giovani: è in loro che è riposto il futuro». Sull’appoggio dell’Ue alla Bielorussia, dice che ci sono in corso «negoziati»: «Con ognuno bisogna parlare in modo diverso, insistendo in ogni caso sulle questioni che ogni gruppo considera fondamentali». Il problema nell’Ue sono «quelli che preferiscono gli idrocarburi ai diritti umani», convinti che «non vale la pena di irritare Mosca» che assicura all'Ue il 26% del suo fabbisogno di gas. Secondo Milinkevic l'Europa deve capire che «bisogna mettere in difficoltà il regime e aiutare la società civile; ricordiamo che l’embargo di Cuba aveva gettato il paese nelle braccia dell’Unione Sovietica». Le sanzioni hanno un effetto negativo sulla popolazione, sull’economia, ma il regime, in un modo o nell’altro, va avanti». In questo momento la Germania non ha messo la Bielorussia nell’agenda per il semestre di presidenza europea. Sembra che siano state prese decisioni, quali per esempio proibire di estendere visti ad alte cariche bielorusse, che non sono però rispettate in modo restrittivo.

50 euro per andare in Polonia

Le dichiarazioni di aiuto sono contraddittorie come quelle dei visti: alla radice dell’inclusione della Polonia nella zona Schengen nel 2006, i funzionari di Bruxelles hanno disposto che i visti polacchi per i cittadini bielorussi costassero 50 o 60 euro invece che 30, il prezzo pagato fino a quel momento. «Sono decisioni molto dolorose, è come rialzare un nuovo muro di Berlino. Il sogno di Lukashenko diventa realtà: il Paese rimane isolato, perché sono pochi quelli che possono uscire».

Il problema successivo è la mancanza di unione nell’opposizione: è possibile creare una corrente dominante? «Si tratta di un problema molto importante» sottolinea Milinkevic. «Dopo le elezioni ho provato a creare questa corrente, ma è chiaro che deve nascere dal basso. I partiti, da soli, non possono vincere perché disuniti. Ce ne sono una decina e queste divisioni sono molto pericolose». Il capo dell’opposizione ritiene che la cosa più importante sia lottare uniti contro il nemico comune: il regime. «Quelli che non vogliono collaborare non hanno diritto di voto». I giovani sono molto importanti. «Loro, i giovani, devono unirsi a noi: senza di loro torneremo indietro di dieci anni». Ma bisogna capire la decisione di molti a non volersi far coinvolgere dalla politica: «Andare a votare in Bielorussia spesso significa rimanere senza lavoro».

Russia partner, non “padre padrone”

Parlando di rapporti tra la Bielorussia e l’ex Grande Madre Russia, Milinkevic lascia chiaramente intravedere che non si tratta di rapporti di assoluta inimicizia: «La stampa scrive che l’unica cosa che esiste è una grande avversione da parte della Russia. Putin voleva reintegrare l’impero, ricominciando dalla Bielorussia. Nel frattempo Lukashenko si permetteva di fare volgari provocazioni a Putin, in pubblico. A Mosca piacerebbe una persona eletta democraticamente, che volesse integrarsi in Russia». Il vero tema caldo è quello degli approvvigionamenti di gas: «Se accettassimo la soluzione proposta da Mosca, come minimo la metà delle imprese lavorerebbe senza benefici. Sarebbe come “asfissiarsi, ma non del tutto”. La nostra risposta dovrebbe essere concertata coi paesi vicini, Lituania e Ucraina, e dovrebbe tendere a un piano energetico alternativo in caso di perdita dei gasdotti». Per aumentare il suo potere negoziale la Russia non esita a ridurre bruscamente il suo approvvigionamento di gas alla Bielorussia.

E dunque, come risolvere questa difficile unione con la Russia? «Sono a favore di un divorzio consensuale. La Russia dovrebbe essere uno dei nostri partner strategici, ma non l’unico. Sfortunatamente la maggior parte dei politici – compresi i politici occidentali – è incapace di vedere oltre la dicotomia: o l’Ue, o la Russia. Il nostro ingresso nell’Ue è un obiettivo geopolitico molto lontano. Ma che potrebbe avere conseguenze positive anche per la Russia.