Londra stordita

Articolo pubblicato il 08 luglio 2005
Articolo pubblicato il 08 luglio 2005

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In meno di una settimana, gli inglesi hanno sperimentato tutto lo spettro delle emozioni umane: la solidarietà del Live 8, la gioia per il successo della candidatura di Londra alle Olimpiadi del 2012, la tragedia di una città colpita dal terrorismo.

Giovedì 7 luglio Londra assiste alla peggiore atrocità in tempo di pace mai avuta su suolo britannico dal 1988, dal caso Lockerbie in cui vennero uccise 270 persone. Che la capitale inglese sarebbe stata nuovamente l’obiettivo di un attacco terroristico era per molti aspetti inevitabile: tutto il Regno Unito – specialmente Londra – ha una storia lunga di attacchi terroristici, soprattutto per mano dell'Ira negli anni Ottanta. Eppure quel che rende diversi questi attacchi è il fatto che siano stati eseguiti senza alcun preavviso e senza discriminazioni di sorta. Avevamo visto tutto ciò già a New York, Bali, Madrid e altrove, ma adesso il terrore made in Al Qaeda si affaccia alle nostre porte.

Blair al suo meglio

Anche se Tony Blair è ben lungi dal rappresentare il perfetto leader, la sua reazione agli attentati londinesi ne ha messo in luce le doti di grande statista. Reso probabilmente più accorto dagli errori fatti dal premier spagnolo Aznar che – dopo le bombe sui treni di Madrid – a torto accusò delle stragi il gruppo separatista basco Eta, il tono usato da Blair è risultato deciso e forte, ed egli stesso è subito apparso scioccato e preoccupato al pari di ogni cittadino inglese. È interessante contrapporre la sua reazione alla retorica che segnò il presidente Bush che, dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, assomigliava a uno scimpanzé analfabeta impacciato verso chi gli faceva da gobbo. Sembrerebbe irrispettoso verso le vittime degli attacchi londinesi suggerire ciò che Blair ed il suo governo dovrebbero fare o cercare di fare, al di là degli attacchi perpetrati nella capitale giovedì e a prescindere dalla prova di mancanze ed inefficienze da parte dell’intelligence, ma le parole di Blair e la sua decisione di ritornare rapidamente a Londra ne hanno riaffermato il ruolo di vero uomo di stato, ed è questo che il popolo inglese dovrebbe prendere a cuore.

Un brutto giorno per Africa e Ue

Tuttavia questi attacchi non potevano venire con peggior tempismo per Tony Blair. Ospite del G8 a Gleneagles ed all'inizio del semestre di presidenza dell’Unione europea del Regno Unito, la missione di Blair di aumentare gli aiuti, cancellare il debito dell’ Africa, e di riformare l’Europa rischia di fallire soprattutto poiché i paesi più potenti – Stati Uniti in primis – potrebbero ancor più isolarsi reindirizzando i propri sforzi verso la bellicosa idea della “guerra al terrore”. Il pericolo è che il riverbero di questi attentati finisca per favorire le politiche nate all’insegna della paura e sviluppatesi rapidamente a partire proprio dall’11 settembre 2001: tutto ciò induce inoltre a temere ulteriori limitazioni alle libertà civili dei propri cittadini.

Per quanto tragici siano stati gli attentati di Londra, non dobbiamo optare per una reazione di controbalzo, perchè erodendo spazi alla nostra democrazia si fa il gioco dei terroristi. Ed è proprio a questi ultimi che non bisogna dare simili soddisfazioni.