L'omicidio di Jo Cox è un tragico finale per il referendum britannico

Articolo pubblicato il 18 giugno 2016
Articolo pubblicato il 18 giugno 2016

(Opinione) Dopo 25 anni il Regno Unito assiste ad un nuovo omicidio politico: la deputata laburista Jo Cox è stata assassinata durante un incontro con i suoi elettori. L'attentatore avrebbe urlato "Britain First", mentre la aggrediva con coltello e pistola. Questa tragedia cambierà inevitabilmente il dibattito sulla Brexit.

Nel 2015 Jo Cox è stata eletta come deputata nella circoscrizione elettorale di Batley e Spen, nello Yorkshire dell'ovest, a soli quarant’anni. Alle sue spalle aveva un forte impegno nel sociale: sosteneva infatti il lavoro di OXFAM e di altre organizzazioni benefiche. Aveva due figli ed appena un anno di servizio in Parlamento (durante il quale ha sempre sostenuto la causa "Britain Stronger in Europe") nel momento in cui è stata assassinata, stando a voci non confermate ufficialmente, da un terrorista pro-Brexit. Io ho 25 anni, e non c’è mai stato un omicidio politico nel Regno Unito nel corso della mia vita.

Jo Cox stava tenendo un incontro pubblico con i propri elettori in una biblioteca locale quando è stata aggredita da un uomo, che le ha sparato e poi l'ha accoltellata. Stava ascoltando i propri elettori, stava riducendo la distanza tra cittadini e politica, si stava impegnando per far sì che la maggior parte della popolazione potesse beneficiare dei risultati delle decisioni politiche. È stata uccisa da un uomo che, sebbene godesse in pieno della libertà di esprimere il proprio pensiero e il proprio disappunto, ha sentito la necessità di uccidere per rivendicare questo suo diritto di espressione.

Qualunque sia il movente di questo omicidio insensato, la morte di Jo Cox ha certamente avuto un forte impatto nel dibattito sulla Brexit. Ieri, in segno di rispetto, entrambi gli schieramenti hanno sospeso la propria campagna, mentre i media condannavano i toni estremi che il dibattito aveva raggiunto. C’è chi afferma che questo omicidio non vada politicizzato, sebbene abbia una motivazione politica ed avrà inevitabilmente delle conseguenze politiche. Brendan Cox, marito della deputata dello Yorkshire, ha dichiarato in seguito alla sua morte: «In questo momento Jo vorrebbe due cose più di ogni altra: la prima è che i nostri preziosi figli vengano circondati d’amore. La seconda è vederci uniti per combattere lo stesso odio che l'ha uccisa. L’odio non ha credo, non ha razza né religione. L’odio è solo velenoso». Jo Cox ha passato la propria vita a lottare per una società migliore, una società che promuovesse l’accettazione e riducesse le divisioni. Sarebbe sbagliato sacrificare la forza di questo messaggio in nome di una reazione apolitica. Lo stesso giorno dell’omicidio di Jo Cox, Nigel Farage ha svelato un manifesto elettorale mostrante una folla di rifugiati in fuga dalla guerra civile siriana, sul quale campeggia la scritta "Breaking Point". L’immagine è stata messa sotto accusa, in quanto farebbe dei chiari riferimenti alla propaganda nazista. E non è la prima volta che la campagna pro-Brexit fa dei chiari riferimenti al Terzo Reich: in un recente passato Boris Johnson, tra le altre cose, ha infatti paragonato l’UE a Hitler.

Il linguaggio della campagna pro-Brexit ha raggiunto toni estremamente colonialisti e nazionalisti. È fondamentale combattere questo spirito permeato da bile ed odio, fuorviante ed avvilente per il dibattito, il quale segna irreversibilmente il panorama politico britannico.

Peraltro due giorni fa la campagna sul referendum si è trasformata in una battaglia navale sul Tamigi: il cantante ed attivista Bob Geldof, armato di megafono, ha tentato di abbordare l’imbarcazione di Farage. Una scenetta al limite del ridicolo in puro British style. Jo Cox aveva partecipato alla manifestazione insieme a suo marito e ai suoi due figli, sventolando una bandiera con la scritta "IN". Oggi invece il Regno Unito si trova a fare i conti con il primo omicidio di un rappresentante politico in carica avvenuto all’interno dei propri confini, dai tempi del conflitto nordirlandese. 

In Europa la notizia dell’imminente referendum è stata accolta da un susseguirsi di titoli ridondanti e kitsch, rappresentanti spesso il Regno Unito come una caricatura del proprio passato. L’eventuale uscita del Regno dall'Unione europea ha certo suscitato non poche preoccupazioni, ma allo stesso tempo è stata vista fondamentalmente solo come un capriccio politico da parte della piccola isola nord-europea. Ora invece, di punto in bianco, il dibattito ha assunto un tono serio. Non siamo più solo una nazione di bevitori di the o pessimi cuochi estremamente educati, bensì un posto in cui i politici devono temere per la propria incolumità. Alla realtà attuale preferivo di gran lunga gli sfottò del passato. Dobbiamo trovare un antidoto a questo veleno, a tutti i costi. "Britain first", la Gran Bretagna al primo posto? Al contrario. Parafrasando Obama, non sono mai stato così convinto che bisognerebbe rimandarla in fondo alla fila.