Lo sport è la soluzione?

Articolo pubblicato il 30 ottobre 2013
Articolo pubblicato il 30 ottobre 2013

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Syed Kamall, eurodeputato e co-presidente del gruppo “Friends of Sport” del Parlamento Europeo, riflette sullo sport come mezzo per una vita salutare e ricca di esperienze

Da sempre lo sport consente a persone di tutte le età di mantenere uno stile di vita attivo e salutare. Spesso, però, i politici e le autorità dimenticano che lo sport può anche essere la soluzione a vari problemi sociali che vanno ben oltre la salute fisica.

Fra le persone che praticano sport, ce ne saranno sempre alcune che si trovano a “vivere un sogno” fin da giovani, come Giannis Antetokounmpo, greco di adozione, ma con genitori nigeriani, selezionato come quindicesima scelta dai Milwaukee Bucks al primo giro del draft NBA di quest’anno. O il croato Borna Ćorić, vincitore del torneo US Open juniors, allenato dal londinese Ryan Jones.

Per la maggior parte di noi lo sport non condurrà alla strada verso la gloria, ma potrà migliorare le nostre vite e quelle delle persone che ci circondano. Lo sport insegna autodisciplina, una qualità fondamentale che consente di mantenere una posizione lavorativa stabile. Alcuni anni fa giocavo a badminton in un centro sportivo piuttosto malmesso del nord-est di Londra, dove incontrai un insegante di badminton che lavorava per lo più con giovani della bisognosa comunità locale di afro-latinoamericani. Mi disse che questo sport aveva insegnato loro rispetto delle regole, disciplina e accettazione dei propri limiti. Era orgoglio che ciò avesse portato a un minore assenteismo scolastico e a migliori risultati per gli studenti. Secondo la sua esperienza, la gente che capisce come vivere rispettando delle regole ha, in generale, più probabilità di integrarsi e meno probabilità di darsi alla criminalità.

Il punto è che lo sport non solo dà ai giovani una pretesto per mantenere uno stile di vita sano, ma offre anche una via d’uscita da quella che potrebbe diventare una vita di crimini e lavori mediocri. Non tutti sono destinati a essere stelle dell’NBA, ma si dovrebbero comunque sostenere progetti come il Tottenham Hotspur's Foundation, che consente a giovani con varie capacità e provenienti da contesti etnici e sociali differenti di seguire corsi professionali a tempo pieno (corsi professionali BTEC di primo o secondo livello e NVQ di secondo e terzo livello), con la possibilità di proseguire gli studi conseguendo un diploma professionale in Sports Development and Coaching.

Mi piacerebbe vedere più allenatori qualificati collaborare sempre prima con le scuole, in modo da aiutare gli insegnati a migliorare il livello di insegnamento dell’educazione fisica. Abbiamo visto come sia possibile ridurre l’assenteismo scolastico quando calciatori famosi intervengono in classe, o quando la scuola sposta le lezioni al club calcistico del luogo con la promessa di incontrare celebrità locali o allenarsi con loro. Spesso queste celebrità sono in grado di aiutare molto più di un semplice insegnante.

Lo sport offre speranza a bambini che sono già stati cacciati da scuola. Ho visto come la London Boxing Academy, che unisce allenamenti di box e preparazione per gli esami GCSE, abbia trasformato la vita di ragazzi che, senza di essa, sarebbero stati destinati a una vita di crimini per strada. Mi ha toccato in particolare la storia di uno di questi ragazzi che, dopo essere stato cacciato da varie scuole, viaggiava ogni giorno per più di due ore da Ruislip, nella parte ovest di Londra, fino a Tottenham, nella parte nord, per seguire le lezioni della scuola, attirato dalla prospettiva di farsi notare nell’ambiente dello sport.

Lo sport, inoltre, unisce le comunità in maniera molto più efficace di altre attività. Ci sono sostenitori di associazioni calcistiche provenienti da ogni tipo di contesto. Ci sono inglesi patriottici che, in tutta la Gran Bretagna, alle Olimpiadi fanno il tifo per un profugo africano e musulmano come Mo Farah affinché vinca la medaglia d’oro.

Con un tasso di disoccupazione giovanile in alcuni Paesi europei che sfiora il 50 per cento, bisognerebbe dare a molti disoccupati la possibilità di avvicinarsi maggiormente al mondo dello sport. Sarebbero così aiutati a concentrarsi, ad avere più autostima e resistenza fisica, e sarebbero meglio preparati per il mondo del lavoro. Non possiamo aspettarci che siano i governi europei a occuparsene, perché probabilmente non lo farebbero nel modo giusto. Penso che uomini di governo e politici locali debbano sforzarsi maggiormente di coinvolgere coloro che sanno organizzare e motivare la gente a praticare sport ad avvicinare più giovani a questo mondo. Come facciamo a incoraggiare i club calcistici a dare qualcosa alle comunità in cambio del loro supporto? Sto cercando delle risposte e mi piacerebbe sapere cosa ne pensano i giovani.

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