Lo sgombero di Gaza? È solo l’inizio

Articolo pubblicato il 18 agosto 2005
Articolo pubblicato il 18 agosto 2005

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Per il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmud Abbas, lo sgombero degli insediamenti israeliani da Gaza rappresenta l’opportunità di rafforzare la sua leadership sul terreno. Riuscirà però a concludere un accordo di pace con Israele?

Le manifestazioni dei coloni non hanno impedito al Primo Ministro israeliano Ariel Sharon di portare avanti il piano di ritiro unilaterale da Gaza. Le forze dell’ordine israeliane sono ormai arrivate al secondo giorno delle operazioni di sgombero degli insediamenti degli ultimi coloni recalcitranti. Ma cosa accadrà una volta che l’occupazione di Gaza sarà terminata?

Fronte interno

Mantenere la calma nella Striscia di Gaza è una delle sfide più dure che il neoeletto presidente palestinese Mahmud Abbas- più noto come Abu Mazen- dovrà affrontare. Mentre ottomila coloni ebrei sono pronti a lasciare gli insediamenti, viene naturale chiedersi come verranno mantenuti l’ordine e la pace a Gaza. Le forze di polizia dell’Autorità Palestinese e le forze di pace egiziane hanno già iniziato a sostituire le autorità israeliane nel controllo dell’area. Ma cosa ne sarà delle infrastrutture e degli insediamenti lasciati dagli ormai ex abitanti della Striscia? Israele aveva da subito decretato che venissero demoliti, in modo da evitare conflitti su chi avrebbe dovuto impadronirsene. Intanto alcuni coloni li hanno già distrutti per far sì che i palestinesi non li occupino.

La minaccia di Hamas

Ma i festeggiamenti palestinesi che seguiranno al ritiro degli israeliani non dureranno a lungo: Abbas dovrà presto mettersi al lavoro per organizzare le elezioni politiche palestinesi, che si terranno il prossimo inverno. Mentre l’Autorità Palestinese si concentra sulle elezioni, i politici locali stanno perdendo il consenso degli abitanti di Gaza, a tutto vantaggio di un’organizzazione terroristica come Hamas che resta estremamente popolare. Hamas ha di certo guadagnato terreno dall’inizio dell’Intifada, garantendo quei servizi sociali (educazione e salute) che l’Olp non era mai riuscita a fornire.

Appuntamento nel 2006

Le elezioni politiche, inizialmente previste per luglio, si svolgeranno nel gennaio 2006 e ad esse seguirà il primo parlamento palestinese eletto democraticamente. La principale ragione di questo ritardo è che Mahmud Abbas teme che Hamas possa avere la meglio sul suo partito, molto più moderato, il Fatah. Con il rischio di compromettere il processo di pace nella regione. L’organizzazione terroristica, che ambisce ancora a sradicare lo Stato ebraico, rivendica attentati quotidiani che hanno mietuto centinaia di vite innocenti. La sua vittoria comprometterebbe ogni possibilità di pace e costringerebbe Abbas ad attuare delle riforme istituzionali volte ad aumentare il più possibile i suoi poteri. Di conseguenza, il predominio di Abbas riuscirebbe ad arginare il ruolo politico significativo svolto da Hamas sia sul fronte interno che sulla scena internazionale. Appare chiaro, infatti, come non potrebbe instaurarsi un dialogo tra Israele e l’Autorità Palestinese se Hamas facesse parte dei negoziatori.

Ciononostante Hamas è solo una delle molte organizzazioni terroristiche presenti nella regione. Abbas deve adesso affrontare il difficile compito di convincerle dell’esistenza e della legittimità dello Stato di Israele. La Road Map per la pace potrebbe ritornare sulla giusta via, sebbene un nuovo piano debba ancora essere stabilito. Si tratta di tanto lavoro per Mahmud Abbas. Buona fortuna.