«Lo confesso, sono una coffee addicted»

Articolo pubblicato il 05 marzo 2015
Articolo pubblicato il 05 marzo 2015

Gli occhi sono tutti puntati su di me e io non riesco a capire se si tratti di paura o di stupore. Poi arrivano le parole: «You're crazy», «T'es folle». No, non si tratta di una torre di babele ma di un giro nell'Europa del caffé. E io, il caffè, lo bevo da quando sono piccola.

Confessioni di un'editor italiana.

Non ho grandi ricordi della mia infanzia. Che ci volete fare, non ci si può ricordare tutto. Però una cosa me la ricordo bene: la merenda. E ricordo anche di essermi letteralmente scolata interi biberon di the e biscotti. Quindi sì, assumo teina da più di 20 anni, probabilmente da quando ho iniziato a camminare. Il the mi ricorda anche il rimedio casalingo contro il mal di pancia oppure le grandi influenze durante l'asilo. The e limone, tutto qui. 

Mentre il latte col caffè, quello no, è arrivato un po' dopo. Ma torniamo al nostro tavolo in un pub di rue du Faubourg Saint-Denis, a pochi passi dalla redazione di cafébabel. Torniamo alle espressioni dei colleghi che non riescono a credere che io beva caffè da più di vent'anni. O meglio, quello che loro intendono per caffè. E non serve a nulla difendermi con un «ma no, quando ero piccola il caffè lo bevevo col latte, siete matti?». È l'editor spagnola a farmi notare che lei, il caffè, lo beve solo col latte. Quindi, le due cose sono sullo stesso piano. E nel mirino delle critiche, come avrete capito, non c'è soltanto il caffé, ma anche il the.

L'iniziazione

È inutile tentare di opporsi con un sorriso imbarazzato: la discussione è stata intavolata. Alcuni hanno iniziato a bere il the durante le scuole superiori, mentre il caffè, quello no, è arrivato ancora dopo. Io invece me le ricordo bene le 'risse' al bar del mio liceo oppure le code a quelle macchinette pronte a dissetare ben 1.500 studenti. Quindi sì, bevo caffè da quando sono piccola e il passare del tempo non ha fatto altro che acuire quella che ormai giudico una dipendenza. Caffè, coffee, kava: ne ho bevuti di tutti i tipi e nei posti più improbabili.

Secondo uno studio del Comitato italiano caffè, ogni cittadino del Bel Paese consuma in media 5,63 chili di caffè all'anno. Niente male, penserete voi. Ecco, vi state sbagliando perché, con questo valore, l'Italia si colloca solo alla decima posizione su tutti i paesi d'Europa. Ai primi posti si trovano il Lussemburgo, la Finlandia e l'Austria. Da noi, la maggior parte del caffè viene consumata in casa. Ciò non ci impedisce, pero',  di ordinare al bancone del bar ben 14 miliardi di tazzine l'anno. Rigorosamente di caffè espresso. Saranno contenti i nostri baristi.  

Poco tempo fa ho scoperto che i Norvegesi sono dei grandi consumatori di caffè. O di quello che loro chiamano 'kaffe' e che io non riesco proprio a chiamare caffè. Per me rimane una bevanda calda allo stesso livello di un the o di un latte con la schiuma. Potrei fare un'eccezione solo per il Karsk, ovvero per il caffè corretto col liquore. Comunque sia, allungato o meno, corretto o no, il caffè rimane caffé. A qualcuno fa venire le palpitazioni anche se allungato col latte. Io invece ne bevo diversi al giorno, anche la sera, prima di andare a letto. «E dopo dormi?» si levano le voci in coro. Certo, rispondo io, dormo e pure bene!

A questo punto, cari lettori, penserete "beata lei". E invece no. Io adoro il gusto del caffè almeno quanto odio il fatto che non riesca a tenermi sveglia. Su di me hanno effetto solo le redbull. E nemmeno più di tanto, se devo essere sincera. «Sei troppo calma per bere così tanto caffè» continuano i colleghi. E ora, dicono loro, «capiamo perché: in Italia vi drogano fin da bambini!» e così via. Tra una pinta e l'altra, il discorso finisce lì.

Lo pseudo-sondaggio

Eppure a me è rimasta la curiosità. Così, armata di quel gran strumento di comunicazione che è la chat di Facebook, inizio a importunare decine di amici. I messaggi vengono visualizzati ma le risposte non arrivano. Ok, penso io, sono matta. I miei genitori sono matti ed è matta pure mia nonna, che mi ha sempre preparato il the. Poi, uno dopo l'altro, arrivano i primi sì. «Certo, mi ricordo che quando ero piccolo bevevo il the». «Sì, ho sempre bevuto cafféllatte». «Ma davvero c'è qualcuno che non ha bevuto il caffè per 18 anni?». Ok, non sono pazza. Ma questa mia conclusione non cambia lo sguardo attonito dei miei colleghi. 

Adesso, quando mi avvicino alla macchina del caffè, avverto un senso di colpa simile a quello che si prova da bambini quando si è rotto qualcosa e la mamma ci ha brontolati per ore. Ma che ci volete fare, quando sento la parola 'caffè' mi si scalda il cuore. Lo adoro serré, come si dice qui in Francia, ovvero ristretto. Lo adoro allungato, per quel profumo che lascia in casa quando inizia a scendere dalla macchina del caffè americano.

Oops, l'ho ammesso: sono un'italiana che beve anche caffè americano.

Ma non ditelo a nessuno, è un segreto!