Liz Green, la cantante che voleva avere una vita normale

Articolo pubblicato il 20 giugno 2014
Articolo pubblicato il 20 giugno 2014

Durante l'ultima edizione del festival Europavox ho avuto l'opportunità di parlare con la cantante Liz Green. Quella che all'inizio mi auguravo fosse una chiacchierata tranquilla e carica di buon umore si è trasformata alla fine nell'intervista più deprimente della mia vita. Vi presentiamo Liz Green, la carismatica e originale cantante di Manchester che voleva solo vivere come la gente normale.

Mi trovo con la can­tau­tri­ce bri­tan­ni­ca Liz Green poco dopo il suo con­cer­to al Fes­ti­val Eu­ro­pa­vox di Cler­mont-Fe­rrand (Fran­cia). La can­tan­te di Man­ches­ter ha ap­pe­na avuto un'in­ter­vi­sta e, solo a ve­der­la, sem­bra stan­ca. Ha fi­ni­to di suo­na­re da un'o­ra e mezza e sono pochi i gior­na­li­sti che hanno aspet­ta­to per par­la­re con lei. Non si è nem­me­no cam­bia­ta, penso che abbia sol­tan­to vo­glia di tor­na­re in hotel e ri­las­sar­si un pò. Non sono as­so­lu­ta­men­te un esper­to in cul­tu­ra mu­si­ca­le, ma non po­te­vo im­ma­gi­na­re che fare un'in­ter­vi­sta a una can­tan­te folk po­tes­se es­se­re così com­pli­ca­to. Alla fin fine Liz ha molto senso del­lo humor. Ho par­la­to con i miei col­le­ghi del fe­sti­val (la mag­gior parte spe­cia­liz­za­ti in mu­si­ca) per­ farmi dare qual­che con­si­glio e alla fine ho de­ci­so di fare un'in­ter­vi­sta ge­ne­ra­le, pro­van­do a non met­ter­mi in nes­sun campo sco­no­sciu­to, che possa ser­vi­re ai let­to­ri di Ca­fé­Ba­bel a sa­per­ne di più su que­sta pro­mes­sa in­gle­se

La car­rie­ra mu­si­ca­le della Green, che la­vo­ra­va in una li­bre­ria, ini­zia nel 2007 quan­do vince un con­cor­so mu­si­cale a Glas­ton­bury. A par­ti­re da quel mo­men­to, l'ar­ti­sta di Man­che­ster è di­ven­ta­ta sem­pre più fa­mo­sa, ma solo nel 2011 è usci­to il suo primo album, O, de­vo­tionAdes­so, quat­tro anni dopo, è usci­to il suo se­con­do la­vo­ro, Haul Away!, nel quale tro­via­mo di nuovo un misto di jazz, soul, folk e indie che la ca­rat­te­riz­za. De­ci­do di rom­pe­re il ghiac­cio e le fac­cio do­man­de sul suo ul­ti­mo disco (agli ar­ti­sti nor­mal­men­te piace farsi pub­bli­ci­tà) per riu­sci­re a con­qui­star­la poco a poco. In real­tà, si vede lon­ta­no un mi­glio che non ha vo­glia di fare l'in­ter­vi­sta...

Ca­fé­Ba­bel(CB): Quali sor­pre­se, quali no­vi­tà, pos­sia­mo tro­va­re nel tuo nuovo album? 

Liz Green (LG): Cosa pos­sia­mo tro­va­re di nuovo? So­stan­zial­men­te, lo stes­so che nel disco pre­ce­den­te ma con più pia­no­for­te... Que­sto e il flow. Que­sta è più o meno l'u­ni­ca dif­fe­ren­za. Sì.

Molto bene. Non è quel­lo che mi aspet­ta­vo. In­si­sto, ma non si va oltre. Nes­suna dif­fe­ren­za. In­som­ma, il primo disco aveva fun­zio­na­to ab­ba­stan­za bene, quin­di, per­ché non farne un altro? L'e­spres­sio­ne di Liz però non sem­bra del tutto ac­co­mo­dan­te, per que­sto de­ci­do di ri­man­da­re l'ar­go­men­to e for­mu­la­re la ti­pi­ca do­man­da che non può man­ca­re in nes­su­na in­ter­vi­sta mu­si­ca­le.

CB - La tua iden­ti­tà sem­bra ab­ba­sta­za eclet­ti­ca: un misto di jazz, soul che ci tra­spor­ta in­die­tro nel tempo verso epo­che pas­sa­te. Dove at­tin­gi, quali sono le tue in­fluen­ze?

LG - Non lo so, real­men­te non lo so. Sem­pli­ce­men­te provo ad ascol­ta­re molte per­so­ne di­ver­se e leg­ge­re molti libri e quin­di ho il... Non lo so. È come una gros­so cal­de­ro­ne. E al­lo­ra ini­zio a scri­ve­re can­zo­ni e c'è sem­pre qual­cu­no che dice: "Oh, que­sto viene da... O da...". Ma io real­men­te non lo so, pro­ba­bil­men­te viene da uno dei libri che ho letto o da qual­che di­sco che ho ascol­ta­to. Da qual­sia­si parte. In ogni caso, si trat­ta del pro­dot­to di un gros­so cal­de­ro­ne ce­re­bra­le. Non c'è nes­su­na dif­fe­ren­za spe­ci­fi­ca, sem­pli­ce­men­te suono.

CB- Ma che tipo di mu­si­ca ascol­ti? (de­ci­do di in­sis­tere, di non ar­ren­der­mi). 

LG -  Prin­ci­pal­men­te ascol­to la mu­si­ca dei miei amici, una banda di Man­che­ster con i quali ho suo­na­to, mi piace la loro me­lo­dia, un misto di stili di­ver­si come il soul e mu­si­ca ir­lan­de­se, jazz e blues... Loro sì che mi in­fluenzano pa­rec­chio. È un misto di soul, mu­si­ca clas­si­ca, jazz... Sì.

CB - Nelle tue can­zo­ni tro­via­mo temi così di­ver­si come l'in­ver­no, il si­len­zio, per­si­no un fu­ne­ra­le. Quasi tutti ci ri­por­ta­no a un sen­ti­men­to di no­stal­gia, di ma­lin­co­nia. Come sce­gli i tuoi temi?

LG - Si trat­ta di molte pa­ro­le (ride). Ad es­se­re sin­ce­ri, non sce­lgo nulla ed é forse per que­sto suono come una stu­pi­da, ma creo sto­rie solo per­ché la gente vuole sa­pe­re cosa ci sia die­tro le can­zo­ni. Io in real­tà non pia­ni­fi­co nien­te. In real­tà po­tre­sti pen­sa­re qual­sia­si cosa che in qual­che can­zo­ne po­treb­be as­su­me­re un si­gni­fi­ca­to. In real­tà non mi pre­oc­cu­pa­no le in­ter­pre­ta­zio­ni del pub­bli­co ri­guar­do le mie can­zo­ni.  Sin­ce­ra­men­te non so che in­te­re­pre­ta­zio­ne dare. Ho sce­tlo un tema, que­sto sì. Si trat­ta di sto­rie de­pri­men­ti per­ché credo che una sto­ria non sia buona se ha un lieto fine. Ci deve es­se­re qual­co­sa di brut­to.

CB- E quan­to tempo puoi im­pie­ga­re per scri­ve­re una can­zo­ne?

LG- Ogni tema è di­ver­so…

CB- Hai qual­che posto spe­cia­le dove scri­vi?

LG- Vivo in una stan­za in un ap­par­ta­men­to con­di­vi­so ed è lì che scri­vo la mag­gior parte delle mie can­zo­ni, in una stan­za, con un letto, una scri­va­nia e una chi­tar­ra. Scri­vo molto anche sui treni, sono un buon posto per scri­ve­re.

CB- E c'é qual­che au­to­re che ti in­te­res­sa in ma­nie­ra spe­cia­le?

LG- Clau­de Cahun, una fo­to­gra­fa sur­rea­li­sta degli anni venti. Ma non ho ne­ces­sa­ria­men­te un'u­ni­ca in­fluen­za. La mag­gior parte delle in­fluen­ze viene dai libri, ho la­vo­ra­to in una li­bre­ria. mi piace Mar­ga­ret At­wood. È ve­ra­men­te in­te­res­san­te, una delle poche au­tri­ci note a li­vel­lo mon­dia­le, un'au­tri­ce glo­ba­le dal punto di vista let­te­ra­rio. E non posso pen­sa­re a nes­sun altro in que­sto mo­men­to. Pros­si­ma do­man­da!

Giun­ti a que­sto punto ho ca­pi­to che la can­tau­tri­ce non ha vo­glia di stare lì e ri­spon­de­re alle mie do­man­de. E in real­tà mi di­spia­ce, an­ch'io vor­rei dirle che anche per me si sta ri­ve­lan­do com­pli­ca­to, che que­sta è una delle mie prime in­ter­vi­ste ad una can­tan­te e che spero abbia pietà di me. Sono gio­va­ne, provo a fare del mio me­glio. Per un at­ti­mo, penso di in­ter­rom­pe­re l'in­ter­vi­sta, al­zar­mi e ab­brac­ciar­la. Sem­bra che sia po­prio que­sto di cui ha bi­so­gno Liz, è molto stan­ca. Tut­ta­via, de­ci­do di non ar­ren­der­mi. Un paio di do­man­de an­co­ra.

CB- Con que­sta do­man­da ab­bia­mo quasi con­clu­so... Come ti senti sul palco? Che vuoi dare e che ri­ce­vi dal tuo pub­bli­co? 

LG- Provo a cap­ta­re, ma sono ve­ra­men­te stan­ca ades­so. Spero che la gente si di­ver­ta. Pen­sa­ci bene, un posto così pic­co­lo con que­sta mu­si­ca soft. Ca­pi­sci a cosa mi ri­fe­ri­sco? Oggi il palco era trop­po gran­de e sai, que­ste con­cer­ti a volte non fun­zio­na­no. A volte è com­pli­ca­to, mi ri­fe­ri­sco al fatto di con­net­ter­si. Ma­ga­ri, se aves­si can­ta­to in un posto più pic­co­lo mi sarei esi­bi­ta per­si­no in acu­sti­co, ma que­sto non era il posto adat­to. Non è ciò che la gente vuole in un fe­sti­val. Tutti vo­glio­no bal­la­re, ubria­car­si piut­to­sto che ascol­ta­re una chi­tar­ra. Il mio non è uno spet­ta­co­lo mu­si­ca­le. Pre­fe­ri­sco sem­pli­ce­men­te posti più in­ti­mi, luo­ghi dove la gente non ha bi­so­gno di bal­la­re e dove deve possa solo ascol­tar­mi. Non mi piace avere la sen­sa­zio­ne d'in­ter­rom­pere qual­cu­no. La mia non è mu­si­ca main­stream, per que­sto è ab­ba­stan­za dif­fi­ci­le ar­ri­va­re al pub­bli­co, so­prat­tut­to in un posto così gran­de. 

Sono stato al con­cer­to e l'ho no­ta­to. Il pa­di­glio­ne e il palco prin­ci­pa­le del fe­sti­val erano enor­mi e, alle sette di sera, era mezzo vuoto. C'era gente che ad­di­rit­tu­ra par­la­va men­tre lei can­ta­va. Non si può dire che il con­cer­to abbia fun­zio­na­to, no­no­stan­te Liz sia stata brava.

CB- E in quale tipo di fe­sti­va­l ti sen­ti­re­sti più a tuo agio?

LG- Non lo so. Sin­ce­ra­men­te, non mi piac­cio­no que­sti fes­ti­va­l…Non credo… No, non sono si­cu­ra. 

CB- Ma c'è un posto spe­cia­le dove ti pia­ce­reb­be suo­na­re?

LG- No, per ora no. Mi pia­ce­reb­be suo­na­re in un mu­si­cal, forse, (ride). Non lo so, in que­sto mo­men­to non vo­glio can­ta­re. Ho can­ta­to in tanti posti, que­sto è stato uno dei più gran­di dove mi sia mai esi­bi­ta e real­men­te non credo che sia il tipo di spa­zio dove la mia mu­si­ca possa fun­zio­na­re. Il mio re­per­to­rio ri­chie­de un posto più pic­co­lo e, in ve­ri­tà, al mo­men­to non so quali siano i miei piani. Vor­rei sol­tan­to an­da­re via, sono molto stan­ca. Non ri­tor­no a casa da due mesi e vor­rei re­cu­pe­ra­re la mia vita, quel­la della gente nor­ma­le. Ab­bia­mo speso pa­rec­chi soldi nel tour e non sta fun­zio­nan­do, vo­glio solo tor­na­re. Mi di­spia­ce di non es­se­re così in­te­res­san­te in que­sto mo­men­to.

Fine del­l'in­ter­vi­sta. Mi chie­do se Pulp e la sua fa­mo­sa can­zone, con la quale qual­che anno dopo Manel è riu­sci­to ad emo­zio­nar­e tutti noi che par­lia­mo ca­ta­la­no (e non), gli ser­vi­ranno come i­spi­ra­zio­ne. Ma non glie­lo chie­do, la no­stra chiac­chie­ra­ta si è con­clu­sa. Liz, sem­pli­ce­men­te, ha bi­so­gno di ri­po­so, come qual­sia­si altra per­so­na. No­no­stan­te ciò e le sue fu­ne­ste pre­vi­sio­ni, pre­fe­ri­sco au­gu­rar­le tanto suc­ces­so. Ha ap­pe­na lan­cia­to il suo se­con­do album e la cri­ti­ca as­si­cura che si trat­ta re­almen­te di un buon la­vo­ro. Rie­sco ad eva­de­re con la mu­si­ca di Liz men­tre le au­gu­ro di "eva­de­re": eva­de­re come ha fatto il suo pub­bli­co, scap­pa­re da quel­la stan­za del­l'ap­par­ta­men­to con­di­vi­so che le manca così tanto e della quale sente una forte no­stal­gia.

Liz Green: Where the river don't flow (2014).