Livni a Roma: «Il tempo lavora contro il mondo libero»

Articolo pubblicato il 27 marzo 2006
Articolo pubblicato il 27 marzo 2006

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Dal nucleare iraniano al futuro governo di Hamas, la "ministra" degli Esteri israeliana in visita a Roma, sprona l’Europa e la comunità internazionale ad agire.

«Non c’è tempo». La “ministra” degli Esteri israeliana Tipzi Livni – giunta a Roma il 22 marzo per un incontro col suo omologo italiano Gianfranco Fini – esordisce categorica in conferenza stampa. «Non c’è da perdere un momento. Gli europei stanno aspettando che i palestinesi scelgano tra un governo puro di Hamas o un governo democratico (di coalizione nda). Se vincerà la prima ipotesi, forse le intenzioni dell’Unione Europea cambieranno». Nel frattempo, però, – rincara la Livni – «il pericolo è che gli aiuti umanitari inviati dall’Ue ai palestinesi (per un totale di 120 milioni di euro ndr) vadano ad aiutare i terroristi».

Israele contro aiuti Ue a «un’Autorità Palestinese diretta da Hamas»

Figlia di Eitan – già membro dell’Irgun, organizzazione sionista responsabile di attentati come quello al King David Hotel – la 47enne Tzipi Livni, una militanza nel Mossad (l’intelligence israeliana), è una punta di diamante del governo israeliano guidato, dopo il coma di Sharon, da Ehud Olmert. Figura di spicco del partito centrista Kadima –probabile vincitore delle elezioni israeliane del 28 marzo – l’avvenente e algida Livni ha giocato un ruolo di primo piano nel ritiro dei coloni ebrei da Gaza. E ora è l’arma diplomatica di Israele per aggregare consensi in Europa. In un momento più che mai delicato per lo Stato ebraico.

Ma il padrone di casa Fini si mostra rassicurante: «Abbiamo sostenuto la popolazione palestinese per evitare il degrado, senza sostenere il governo di Hamas, fintantoché non si omologherà alla Road Map e abbandonerà la violenza, riconoscendo Israele come Stato». Garanzie sulla destinazione dei fondi chiede, dal canto suo, la Livni. Che aggiunge granitica: «Vogliamo che qualsiasi aiuto ai palestinesi sia trasmesso solo per mano delle Ong e delle agenzie Onu, per evitare che finiscano nella casse di un’Autorità Palestinese diretta da Hamas».

«Un ultimatum sull’Iran»

Fermezza e rispetto delle decisioni prese dalla comunità internazionale, coinvolgimento emotivo dei popoli e politica dei piccoli, impercettibili passi: questa in sostanza la nuova strategia della Livni per fare breccia nei “cuori” di tutta Europa, durante la sua tournée diplomatica nel Vecchio Continente.

Quanto all’ipotesi di armamento nucleare da parte di Teheran, la Livni non ha esitazioni: la politica iraniana attuale è «una minaccia» e, appellandosi alla coesione della comunità internazionale, aggiunge: «Bisogna agire prima che Teheran possa acquisire le conoscenze necessarie alla costruzione dell'arma nucleare. È proprio questo il momento in cui bisogna dare ultimatum, e nel consiglio di Sicurezza c’è questa intenzione. L’Iran ora sta solo prendendo tempo e il tempo, si sa, lavora contro il mondo libero».