Lituania, giù le mani dai politici

Articolo pubblicato il 17 luglio 2006
Articolo pubblicato il 17 luglio 2006

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Nonostante un sistema mediatico aperto e democratico, il Governo persiste nel suo tentativo di influenzare l'opinione pubblica. Cercando di controllare la stampa.

Nel settembre 2004 la giornalista Ruta Grineviciute fu dichiarata colpevole di aver diffuso false notizie sul conto del procuratore capo di Klaipeda, terza città lituana per grandezza. Per la Grineviciute, questa sentenza deve aver significato un grave passo indietro rispetto alle speranze che seguirono l'indipendenza del 1991. Con la fondazione di una Lituania indipendente, il monopolio pubblico dell'editoria e della distribuzione fu abolito, e finalmente iniziò ad emergere la stampa libera. Quindici anni dopo, nonostante evidenti miglioramenti, il futuro resta incerto per i giornalisti lituani.

Caccia all’informazione

Mentre la Costituzione della Lituania assicura che «ad ogni cittadino è garantito il diritto di criticare il lavoro delle istituzioni dello Stato e delle sue cariche» in pratica ottenere l'informazione che ti permetterebbe di farlo è molto difficoltoso. Chiari provvedimenti legali sull'accesso pubblico all'informazione non esistono. Anche se si dovesse avere accesso a delle informazioni, la pubblicazione non sarebbe poi così agevole.

Nonostante il diritto in Lituania di criticare lo Stato, le leggi del Paese puniscono la diffusione di informazioni non veritiere che danneggino l'onore di un individuo e la sua dignità. Si va dall'ammenda fino ad un anno di reclusione. L'insulto pubblico di un funzionario, poi, è considerato un reato ancora più grave. Ruta Grineviciute è stata dichiarata colpevole, dopo due anni di processo, nei quali lei sosteneva di aver ottenuto le informazioni relative alla corruzione dai Servizi di Investigazione Speciale, un dipartimento governativo anti-corruzione, che nel processo non comparivano nemmeno sul banco degli accusati. Oggi la giornalista continua a sostenere la propria innocenza «in quanto la decisione è stata presa in un lontano distretto da sempre considerato provinciale» ha dichiarato.

Criticare lo Stato

A causa di questo tipo di leggi è molto difficile criticare i pubblici funzionari. Nel febbraio 2004 un giornalista televisivo è stato interdetto dall’ufficio dell’ex Presidente lituano Roland Paksas, e il suo accreditamento è stato ritirato dopo che aveva riportato critiche su due consiglieri del Presidente. Nello stesso anno i democratici liberali provarono a rimuovere il capo della Radio Televisione Lituana, da loro accusata di censura politica. Il peggio doveva ancora arrivare. Nel giugno 2006 il Parlamento ha approvato nuovi emendamenti per impedire a breve ai giornalisti di fotografare pubblici ufficiali o proprietà pubbliche, senza l'espressa approvazione da parte dell'ufficiale di competenza.

Ci sono casi di corruzione che rimangono tra i più delicati per la categoria dei giornalisti. Come quello di Aurimas Drizius, direttore di Laisvas Laikrastis, che nel gennaio 2004 è stato dichiarato colpevole dalla corte distrettuale di Mazeikiai per la diffusione di materiale investigativo pre-processuale, senza l'autorizzazione dell'accusa. Nel 2003 Drizius ha pubblicato un certificato emesso dall'ufficio dell'accusa di Mazeikiai contenente informazioni su un sospetto riciclaggio di denaro sporco operato dalla compagnia Mazeikiai Nafta, aperta dalla società di capitali Williams. La Corte Suprema ha poi assolto Drizius alla fine del 2005.

La luce alla fine del tunnel

Nonostante tutti questi problemi, i media rimangono relativamente liberi di criticare il governo, così come evidenziato dall'incriminazione dell’ex Presidente Roland Paksas, del quale si parlò molto sulla carta stampata. I media lituani sono liberi e operano indipendentemente dallo stato, da molto tempo non ci sono giornali aperti dal governo.

La recente adesione della Lituania all’Ue dovrebbe anche accelerare il passo delle riforme. Nel rapporto di Reporter senza Frontiere "Freedom of press list" del 2005, la Lituania si posiziona al ventunesimo posto. Per farsi un'idea della sua collocazione basta osservare che la Francia si trova al trentesimo mentre gli Usa al quarantaquattresimo. Per un Paese in cui solida soli quindici anni è cessato il controllo dello Stato sui media si tratta tutto sommato di un buon inizio.