L’Italia nel mirino dell’immigrazione clandestina

Articolo pubblicato il 21 febbraio 2006
Articolo pubblicato il 21 febbraio 2006

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

I 7600 km di coste italiane rappresentano ormai la porta d’ingresso per l’immigrazione clandestina in direzione dello spazio Schengen. Che adesso preferisce il Belpaese alla Spagna di Ceuta e Melilla.

Da quando, nel 1997, l’Italia applica la Convenzione di Schengen, i ben 7600 km di costa del Belpaese sono diventati ufficialmente un problema europeo. Sì, perché – con la soppressione dei controlli di identità tra le frontiere dei 15 paesi che hanno implementato Schengen – un clandestino che arriva sulle coste siciliane non arriva più in Italia, ma in Europa.

La pressione si sposta dalla Spagna all’Italia

Almeno sulla carta. Perché se è vero che lo spazio Schengen è una realtà, la coordinazione delle politiche migratorie in Europa lascia ancora a desiderare. Secondo i servizi italiani, infatti, il giro di vite voluto dal governo socialista di José Luis Rodriguez Zapatero in materia di controlli alle frontiere di Ceuta e Melilla avrebbe provocato l’aumento registrato in termini di sbarchi nel Sud Italia perché la pressione si sarebbe trasferita dal Marocco alla Libia. Le cifre parlano chiaro. Se da un lato, secondo i dati di Madrid, «gli sforzi della polizia, nel 2005, hanno permesso di aumentare del 35% il numero di immigrati respinti alle frontiere» provocando, tra l’altro, 11 morti a Melilla, dall’altro, a Roma, la musica è diversa. Gli sbarchi clandestini originati dal Nordafrica sono cresciuti del 67,9% (in termini assoluti, da 13.594 a 22.824) tra il 2004 e il 2005. Mentre tra i clandestini che alla fine del 2005 hanno raggiunto l’Italia quasi uno su tre, il 32,4 %, arrivava dal Marocco. Una cifra che nel 2004 raggiungeva appena il 2,4 %.

Sponda libica, diplomazia europea

Una situazione d’emergenza cui l’Italia risponde, da un lato, cercando la cooperazione col regime libico del Colonnello Gheddafi e, dall’altro, cercando una sponda nell’Unione Europea. Se, dal 2003 al 2005 il regime di Muammar Gheddafi ha accettato di rimpatriare 7.737 clandestini diretti verso l'Italia, Roma ha anche ottenuto che la Commissione di Bruxelles finanziasse, con oltre 1,5 milioni di euro, “Across Sahara”: un progetto tra Italia, Libia e Niger per il controllo delle frontiere e la lotta all'immigrazione clandestina. Non solo. A dicembre il Consiglio europeo ha deciso di organizzare una serie di incontri Ue-Africa sulle migrazioni nel Mediterraneo. Due le iniziative in programma: una conferenza tra ministri europei e africani, destinata a tenersi entro il 2006 in Marocco, e una conferenza sulla migrazione e lo sviluppo da svolgere a Bruxelles al marzo. A questo si aggiunge il sistema Iconet, una rete web per scambiare informazioni tra Stati membri sui flussi di immigrazione clandestina.

Non solo Mediterraneo

Ma l’emergenza immigrazione specifica all’Italia resta. E il Belpaese viene sempre più spesso accusato dagli altri Stati Ue di essere incapace di gestire il “problema” dell’immigrazione irregolare in maniera efficace e rigorosa. Lo scorso dicembre proprio il Ministro dell’Interno francese Sarkozy aveva puntato il dito contro l’Italia per il lassismo nel controllo delle coste siciliane. Un’accusa che, secondo Christopher Hein – un tedesco che guida il Consiglio Italiano per i Rifugiati – ha il sapore di un «infelice propaganda politica e non tiene conto del fatto che la maggior parte degli immigrati irregolari in Italia non vengono dal Mediterraneo, bensì dalla Francia o dall’Austria, e sono per lo più overstayers», vale a dire stranieri entrati legalmente, ma che in seguito non sono stati in grado di rinnovare il permesso di soggiorno.

Alla vigilia delle elezioni politiche del prossimo 9 aprile, mentre il centro-destra intende rafforzare da un lato la politica di accordi bilaterali con i paesi di origine o di transito degli immigrati, e dall’altro le misure antiterrorismo, volte a facilitare l’espulsione degli irregolari, il centro-sinistra ha proposto nel suo programma una serie di misure, secondo Hein «volte a superare la concezione del “lavoratore ospite” che includono la partecipazione politica degli immigrati alle elezioni amministrative, il superamento delle quote fisse di immigrati, e una legge organica sul diritto di asilo».