L'Italia fra cannabis terapeutica e "war on drugs": intervista a Claudia Sterzi

Articolo pubblicato il 10 luglio 2015
Articolo pubblicato il 10 luglio 2015

In Italia, la severa legge Fini-Giovanardi è stata bollata come incostituzionale nel 2014, ma nei fatti resta in vigore. Già dal 2007, e con un successivo decreto del 2013, la legge consente però l'uso della cannabis terapeutica. Un passo avanti verso una graduale legalizzazione? Intervista a Claudia Sterzi, segretaria  dell'Associazione radicale antiproibizionisti.

cafébabel: Qual è la situazione giuridica attuale dell'Italia in materia di droghe?

Claudia Sterzi: Dopo che la Corte Costituzionale ha abrogato la Fini-Giovanardi, nel 2014, è stato convertito in legge il "Decreto Lorenzin": cioè si è usato lo stesso strumento legislativo sanzionato dalla Corte tre mesi prima, e lo stesso impianto proibizionista. La coltivazione domestica di canapa resta un reato penale. Dunque oggi come ieri, la stessa quantità di canapa per uso personale, trovata in tasca o in casa, se deriva da un acquisto in piazza è illecito amministrativo; se coltivata in proprio è reato penale. Tutto ciò in Italia, mentre altrove è universalmente riconosciuto che un primo passo per la graduale uscita dalla war on drugs iniziata 50 anni fa (totalmente fallita nei suoi obiettivi e colpevole di svariati effetti collaterali) è esattamente la legalizzazione della coltivazione per uso domestico.

Grazie al referendum promosso dai Radicali nel 1993, l’uso personale non è proibito, e non dà luogo all’arresto. Però ancora oggi è possibile perdere patente, passaporto, paternità o maternità, il lavoro, essere spediti in una comunità terapeutica, sottostare ad analisi settimanali, avere imposto l’obbligo di firma... Le pene per quanto riguarda la coltivazione della cannabis sono diminuite, se erano previsti dai 6 ai 20 anni con la Fini-Giovanardi, ora la pena va dai 2 ai 6 anni, con multe accessorie. Aumentano invece le pene per tutte le altre sostanze, e per qualche tiro di coca o qualche pasticca è prevista la reclusione da 8 a 20 anni.

cafébabel: Quali sono i Paesi più severi d'Europa e quelli più progressisti in materia di droghe?

Claudia Sterzi: Alcuni Paesi europei hanno seguito una sperimentazione di politiche alternative, a cominciare dal Portogallo che già nel 2001 ha avviato una legalizzazione di tutte le droghe, con un approccio sanitario e non più poliziesco, fornendo un caso emblematico di studio sulle conseguenze di questo tipo di riforme. Esistono deroghe ai divieti di coltivazione e i Cannabis Social Club, in molti paesi europei, come il Belgio e la Spagna (anche se la Corte suprema spagnola ha recentemente condannato per “reato contro la salute pubblica” i responsabili di un club di Bilbao, n.d.r.), mentre in altri, come Italia e Francia, questi restano severamente proibiti.

cafébabel: La coltivazione della cannabis terapeutica nello stabilimento di Firenze, l'incostituzionalità della Fini-Giovanardi, le dichiarazioni della Direzione nazionale antimafia sulla depenalizzazione delle droghe come mezzo di lotta all'illegalità. Questi sono passi avanti verso la legalizzazione totale – perlomeno la depenalizzazione – o uno specchio per le allodole?

Claudia Sterzi: Il 2014 si era aperto sulle belle speranze della legalizzazione in Uruguay, della caduta della Fini-Giovanardi, dei felice progressi nei risultati referendari negli Stati Uniti, confermati anche lo scorso novembre in Alaska, Oregon e Washington D.C. In tutto il mondo si discute sul fallimento della "guerra alla droga": ne scrivono premi Nobel, economisti, scienziati, capi di Stato e di Governo, funzionari, artisti; e le proposte di revisione e riforma diventano più numerose e circostanziate. Un vasto movimento verso il graduale ritiro dalla war on drugs è in marcia, molto forte e in via di strutturazione progressiva.

cafébabel: Le quantità di cannabis legale coltivate a Firenze sono insufficienti. Questa carenza fa un favore alla malavita?

Claudia Sterzi: Certo, e a chi sennò? Il progetto di Firenze deve essere ampliato, ma per quel che riguarda la cannabis terapeutica, che è cosa diversa dalla cannabis ludica o ricreativa, siamo sulla strada giusta.

cafébabel: Quali sono gli effetti positivi della canapa sui pazienti ai quali viene prescritta? É solo un antidolorifico o ci sono benefici a lungo termine? Ci sono effetti collaterali?

Claudia Sterzi: Gli studi continuano. Gli effetti vanno ben oltre la valenza analgesica; quelli collaterali esistono, come per tutte le sostanze, così come esiste un'efficacia e una tollerabilità che sono soggettive, ma non si sono verificati, fino ad ora, effetti collaterali gravi. La cannabis rimane una delle sostanze meno tossiche al mondo.

cafébabel: Nello Stato di Washington, per esempio, hanno legalizzato e commercializzato la cannabis da un anno esatto. Le vendite ammontano a 250 milioni di dollari: 70 milioni di tasse nelle tasche dello Stato, anziché della malavita. Quali sarebbero i benefici per lo Stato italiano in caso di legalizzazione?

Claudia Sterzi: I benefici della legalizzazione sono economici, sanitari e sociali. Quelli economici consistono nella tassazione; nel risparmio di spese di Polizia, giudiziarie e carcerarie; nella sottrazione di proventi alle finanze "mafiose". Quelli sanitari nella possibilità di monitorare, trattare, prevenire i fenomeni di abuso e di dipendenza, particolarmente per quanto riguarda le droghe "pesanti". 

La decriminalizzazione di milioni di persone coinvolte come consumatori, coltivatori o manovalanza nei traffici, ha ovvie ricadute positive sul sociale; c'è poi tutto l'aspetto della corruzione e della violenza sociale, che il narcotraffico si trascina dietro. E fino a che dura la strategia proibizionista, il narcotraffico (come dimostrano le evidenze storiche) prospera e si espande.

cafébabel: Domanda provocatoria: sarà l'Italia il prossimo paese UE a legalizzare la cannabis?

Claudia Sterzi: L'Italia rischia di restare indietro per due motivi. Il primo è la forza della malavita organizzata in Italia, e il suo livello di infiltrazione nella vita politica. Il secondo, l'altissimo tasso di litigiosità e di divisione tra i movimenti antiproibizionisti.

La battaglia continua. Lunedì 13 luglio saremo a Bruxelles per una giornata di incontro su: "Le politiche europee sulla lotta contro il traffico di droga e il crimine organizzato: valutare un nuovo approccio alle droghe leggere", organizzato presso il Parlamento Europeo da un europarlamentare del M5S, Ignazio Corrao. Un intergruppo parlamentare, che comprende gran parte dello schieramento politico, sta formulando una proposta di legge per l'Italia. Quanto tempo ci vorrà dipende anche da noi.

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Un ringraziamento a Claudia Sterzi, Presidente dell'Associazione Radicale Antiproibizionisti.