L'Italia al Consiglio europeo del 23-24 ottobre: riforme e 'open data' 

Articolo pubblicato il 27 ottobre 2014
Articolo pubblicato il 27 ottobre 2014

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

Archiviato il Consiglio europeo del 23-24 ottobre a Bruxelles, è tempo di bilanci, soprattutto per l’Italia.

Gioie e dolori per il Belpaese che, al suo ultimo Summit tra capi di Stato e di governo dei Paesi membri dell'Unione europea da presidente di turno del Consiglio dell’Ue, "non è riuscita a condurre i negoziati verso obiettivi davvero ambiziosi e vincolanti” secondo Greenpeace, piuttosto verso un’accordo che “peggiora le cose” per Legambiente. Il riferimento ovviamente è al pacchetto clima messo nero su bianco dal Consiglio europeo nella nottata tra giovedì e venerdì, secondo il quale entro il 2030 dovranno essere ridotte le emissioni di gas serra del 40 per cento (rispetto ai livelli del 1990), dovrà essere aumentato del 27 per cento il consumo di fonti energetiche rinnovabili e raggiunto un target indicativo, pari al 27 per cento, nel settore dell'efficienza energetica. Percentuali che - ritornando ai dolori - non consentiranno, secondo Legambiente, di arrivare ad una riduzione delle emissioni di gas-serra del 95 per cento nel 2050, come inizialmente stabilito. Pacchetto salutato con entusiasmo – e qui arriviamo alle gioie - dai presidenti di Consiglio e Commissione europea, rispettivamente Herman Van Rompuy e José Manuel Barroso, al loro ultimo mandato, insieme al Ministro dell’ambiente italiano Gian Luca Galletti, dopo la sottoscrizione in notturna da parte dei leader dei 28 Paesi. Un accordo presentato, dopo le resistenze della Polonia, dagli stessi Van Rompuy e Barroso durante la conferenza stampa delle ore 1.30 di giovedi 23, alla quale Renzi non ha partecipato, reduce, circa otto prima, dal confronto sulla "questione Barroso" con i giornalisti italiani che l’hanno aspettato fino all’ultimo (Renzi è arrivato con un ritardo di circa due ore).

Open data e riforme - Del resto per l’Italia la due giorni bruxellese si era aperta nel segno della “corrispondenza”, allorché la Commissione europea aveva fatto recapitare al Ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, la lettera (inviata qualche giorno dopo anche alla Francia) in cui chiedeva chiarimenti sulla legge di stabilità e la cui pubblicazione aveva scatenato l'ira di Barroso. “Sono stupito che il presidente Barroso si sia sorpreso della pubblicazione della lettera – ha affermato il presidente Renzi -. Del resto (le lettera) era già stata anticipata su un importante giornale come il Financial Time. Credo che sia il momento della trasparency totale e penso che sia finito in questo 'palazzo' il momento delle lettere segrete. Con l’Italia l’open data sarà totale. Vogliamo che ci sia la chiarezza più ampia rispetto a ciò che avviene a Bruxelles”. “Ai cittadini italiani – ha continuato Renzi - dico che non c’è da preoccuparsi perché abbiamo fatto una grande manovra per ridurre le tasse. E siccome tante volte dall’Europa ci hanno detto di ridurle, ora che l’abbiamo fatto non sarà certo una piccola discussione sui decimali e le virgole a bloccare il percorso di cambiamento del nostro Paese. Viceversa sarà interessante raccontare anche in Europa cosa vogliamo fare in Italia. Ora pubblicheremo i dati delle spese Ue, sarà divertente”. Le prime indiscrezioni però non tardano ad arrivare. Sembrerebbe infatti che le spese del "palazzo" siano già online da tempo, anche se in un file di 950 pagine, in formato pdf. A quanto pare non cambierà molto, anche se ci si augura, parlando dell'altra questione sul tavolo dei leader, che la situazione economica ed occupazionale rimanga una delle massime priorità del’Ue, come si legge nelle conclusioni del Consiglio.

Bassa crescita e disoccupazione - I leader dei 28 Stati infatti hanno affrontato anche il problema della bassa crescita del pil e dei livelli di disoccupazione che restano molto elevati in gran parte dell'Europa. Durante il vertice è stata sottolineata l'urgenza di attuare misure intese a favorire l'occupazione, la crescita e la competitività. “Riforme strutturali e finanze pubbliche sane sono condizioni essenziali per gli investimenti" si legge nelle conclusioni. A tal fine, il Consiglio europeo ha invitato Commissione, Consiglio e Stati membri a tradurre questi orientamenti in azioni politiche. Il Consiglio infatti ha fatto sapere di sostenere l'intenzione della Commissione entrante, approvata dallo stesso vertice dopo il "si" del Parlamento europeo, di varare un'iniziativa destinata a mobilitare 300 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi da fonti pubbliche e private nel periodo 2015-2017, oltre ad accogliere con favore l'istituzione di una task force, guidata sempre dalla Commissione con la Banca europea per gli investimenti, per individuare azioni concrete a favore degli investimenti, compreso un portafoglio di progetti potenzialmente validi di rilevanza europea da realizzare nel breve e nel medio periodo.