Lista dei politici gay: la comunità LGBT fa Harakiri

Articolo pubblicato il 23 settembre 2011
Articolo pubblicato il 23 settembre 2011
Una lista, dieci nomi, politici che sarebbero gay non dichiarati, oltre che dichiaratamente omofobi. Operazione criminale o giusta vendetta? La comunità LGBT italiana si è spaccata in due, mentre in un sondaggio il 75% di loro si dice d’accordo. L’indignazione di chi non appartiene a quella comunità, ma da sempre la sostiene, dilaga su Internet.

Il commento più calzante è anche il più breve: “Odio le liste. Sono fasciste”. Esatto. Immaginate di essere un politico gay, avete una famiglia, votate leggi omofobe come il vostro partito di destra. Ebbene, per quanto vi sentiate ipocriti, avete o non avete il sacrosanto diritto di mantenere privato il vostro orientamento sessuale? Io penso di sì. La lista pubblicata dal sito di web-outing, ispirata da Aurelio Mancuso, presidente di Equity Italia, si basa su testimonianze anonime ed appare su un blog creato ad hoc e gestito da italiani residenti all’estero.

"Questa iniziativa nasce per riportare un po' di giustizia in un paese dove ci sono persone che non hanno alcun tipo di difesa rispetto agli insulti e gli attacchi quotidiani da parte di una classe politica ipocrita e cattiva", hanno spiegato gli attivisti sul loro sito. “Abbiamo deciso di iniziare con questi primi dieci nomi per far comprendere chiaramente come nel Parlamento italiano viga la regola dell'ipocrisia e della discriminazione".

Il paradosso: solidarietà agli omofobi

Saranno cento, in totale, i politici e le personalità ridicolizzati. Quelli scelti nella prima lista, sono tutti appartenenti al centro-destra o ex democristiani, quindi nemici di lungo corso, specialmente dopo la bocciatura della legge contro l’omofobia. Per carità, leggere alcuni di quei nomi non stupisce, può far sorridere se si pensa al ministro della Lega Nord e allo slogan del suo partito: “La Lega ce l’ha duro!”. Ma prevale un sentimento di solidarietà nei confronti di chi sceglie in che modo vivere la propria sessualità, giusto o sbagliato che sia. E soprattutto verso chi, molto probabilmente, si vede appiccicata un’etichetta che non gli appartiene.

Amici gay su Facebook continuano a pubblicare il link alla lista. Altri, in modo ancora più esplicito, li mettono in fila uno per uno: “Siete violenti! Tutta spazzatura!”, i rimproveri più frequenti. La conseguenza più grave è questa: l’operazione di web-outing, rischia di scavare un solco profondo tra comunità etero e comunità lgbt in Italia. Può creare incomprensione, alimentare le tensioni, e potrebbero non bastare le prese di distanza di leader come Ivan Scalfarotto (vicepresidente del Partito Democratico e militante lgbt) e del presidente di Arcigay, Paolo Patané.

“Questa lista mi sembra la prova lampante della mediocrità che distrugge l'Italia”, scrive Francesca, giovane insegnante romana.  Certamente sarebbe stato meglio non venirne a conoscenza, e neppure commentarla. I principali siti d’informazione italiana hanno fatto il resto. Lo sputtanamento è pubblico.

Foto: (cc) saturnino.farandola/flickr