Lipsia: Tutti tra le braccia di Legida

Articolo pubblicato il 30 gennaio 2015
Articolo pubblicato il 30 gennaio 2015

Mercoledì scorso il gruppo anti-islamico Legida ha manifestato per la seconda volta a Lipsia. Chi sono i manifestanti che marciano tra un «Wir sind das Volk» (Noi siamo il popolo, ndt) e «Lügenpresse» (Stampa bugiarda, ndt)?

Uno sguardo sulla loro passeggiata serale (Parte 2).

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La cosa curiosa è che molti manifestanti di Legida oggi sono disposti a parlarci.  Due ragazzi sui 25 anni di Paderborn sono eccitati all'idea di andare a "passeggiare" per i loro valori e sono, secondo le loro stesse parole, dei "conservatori". «Per colpa del 'gender' sempre più famiglie si spaccano e i ruoli tradizionali vengono distorti: è questo che combattiamo. In ambito politico sono per il modello familiare francese, per quanto riguarda i profughi, si dovrebbe invece applicare una regola di distribuzione all'interno dell'Europa. Possono tranquillamente venire tutti qua, per me non c'è nessun problema, ma la Germania non deve essere uno stato socialista».

Quando si chiede loro cosa ne pensano dell'attentato di Parigi a Charlie Hebdo, dicono: «Ma niente, questo ha solo dimostrato che la famiglia Rothschild si è presa il giornale». Questa informazione l'hanno trovata su Internet. Sul web non si ha certo bisogno di fare lunghe ricerche per imbattersi in riviste di cospirazione come "NEOpresse" o "Contra-Magazin". Lì si leggono cose del genere, tipo che l'attacco sarebbe stato organizzato solo per migliorare le vendite del giornale.

Aspettando gli amici di Dresda

Il piccolo gruppetto si unisce quando comincia la manifestazione: un quarto d'ora in ritardo, fatto inusuale per i puntualissimi tedeschi. Ma si aspettano ancora gli "amici" di Dresda che, per colpa di due attentati sul tratto ferroviario, non si sono ancora fatti vedere? Alle 18:45 finalmente arrivano, un paio di centinaia forse. Molti si presentano con bomber e cappuccio. I più sembrano avere non più di 20 anni. Di donne se ne vedono molte meno e, in generale, quelle che ci sono hanno spesso capelli colorati e piercing sul viso.

Nel corso di questa "passeggiata serale" si svelano le cifre: 15.000 dimostranti Legida e 20.000 contro-dimostranti. Alla fine della settimana il numero dei Legida è stato corretto a circa 5.000 unità in meno. Si marcia dunque tra i motori degli elicotteri e l'abbiare dei cani poliziotto. Si mostra il dito medio agli abitanti alle finestre ma, in realtà, in mezzo alla folla trottano solo i "cittadini preoccupati".  La violenza vera e propria qua non c'è, perché tocca solo nella parte davanti. Tutto d'un tratto la massa si dirige compatta verso i giornalisti che scattano fotografie. La polizia si riprende e reagisce solo dopo aver visto le macchine fotografiche rotte. Questo è quanto spiegherà in seguito un giornalista, mostrando l'obiettivo graffiato e i pantaloni strappati.

La violenza tra gruppi diversi scoppia solo verso la fine. Mentre l'addetto stampa di Legida, Jörg Hoyer, sta ancora snocciolando il suo manifesto, circa un centinaio di partecipanti se ne vanno. Passo veloce in pantaloni larghi. Adesso si aggiunge anche la polizia che non riesce, con una sola linea di uomini, a separare i contro-manifestanti. Alla fine, sui binari della stazione centrale volano bottiglie e petardi: due uomini di Legida vanno contro una donna. Lei, a terra, grida e tiene le braccia sulla testa. I due vengono fermati. Davanti alla stazione, entrambi i gruppi si disperdono, non si sa più esattamente dove siano finite le folle. La tensione continua ancora per mezz'ora solo tra i civili e la polizia. Quando si tratta di black block, i poliziotti sono stranamente molto reattivi.

I tentacoli che si allungano sugli scontenti

Alla fine di questa lunga serata, ci si chiede soprattutto una cosa: come fanno tutti questi individui così differenti a unirsi tra le braccia di Legida? Forse si potrebbe descrivere Legida come dotata di lunghi tentacoli. Perché c'è una cosa che Legida sa fare: allungare le sue braccia verso tutti gli scontenti. E nel modo giusto: ecco come il verbo si diffonde. Per esempio, mentre prima si trattava ancora di «debiti di guerra», ora si parla di «degna memoria della nostra storia, non di responsabilità della nostra generazione». Già solo per la sua aumentata frequenza, questo motto convince sicuramente più persone.

Poi , al momento dell'annuncio, troviamo un Jörg Hoyer che butta fuori le parole con un impeto tale che non si può più evitare l'associazione col "Führer".  Sicuramente alcuni si fanno prendere anche da questo modo di parlare: «Non siamo contro gli stranieri, ma non saremo 'multiculturali' per ordine. Siamo noi che dobbiamo decidere quando la nostra cultura cambierà. Wir sind das Volk (noi siamo il popolo, ndt), perché siamo tedeschi e questa, per noi, è una certezza».

Sulla «paura per l'identità dei tedeschi»

Parlano dello «stato vassallico degli Americani e dell'economia» che «farebbe rivoltare il popolo contro se stesso». Legida rifiuta l'accordo TTIP tra America a Germania. Questo è chiaro: si sa cosa comporterebbe in Germania come in qualunque altro paese. Questa paura è comprensibile,  dato che non si sa cosa succederà per esempio con l'industria alimentare, con quella farmaceutica o con il mercato dei libri. Legida salta su a questo grido di allarme tra il rosso e il verde, ma si butta subito sulla «paura per l'identità tedesca».

La paura, di questi tempi, la si può avere solo nei confronti di una cosa ben precisa: della violenza verbale, orale o scritta, che porta con sé un'idea di libertà a cui alcuni si aggrappano. E nel mentre, ci si dimentica che le parole d'ordine e i "valori" di Lutz Bachmann vengono impiastricciati. Lutz Bachmann che, con la "foto scherzosa" di se stesso con i "baffi di Hitler", ha mostrato perfettamente quello che Pegida e Legida nascondono sotto la loro maschera: un pensiero razzista, discriminatorio e xenofobo.

Leggi qui la prima parte del nostro reportage su Legida in Lispia.