L'integralismo islamico: perché?

Articolo pubblicato il 17 aprile 2002
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Articolo pubblicato il 17 aprile 2002

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Per eliminare il male bisogna iniziare dalle radici. Comprendendo la situazione internazionale del Medio Oriente, dalla fine dei colionalismi in poi.

Perché l'11 settembre? Quali sono le fonti dello sviluppo dell'integralismo nei paesi arabi e islamici? Questa è una questione di primaria importanza. A mio avviso, una volta risolta, essa dovrebbe permetterci di evitare espressioni-trappola del tipo: "scontro delle civiltà", o "particolarità araba", oppure più semplicemente il razzismo. L'integralismo islamico NON è un'eccezione araba, è semplicemente il risultato d'una somma di fattori, e NON è nemmeno una fatalità. Vorrei dunque porporre al lettore una lista di fatti che hanno dato il loro contributo a subordinare la politica alla religione, a seguito di studi che ho condotto a riguardo. Eccoli:

- La prodigiosa quantità di conflitti armati su suolo arabo e la permanenza di nemici esterni: 6 guerre convenzionali, numerosi scontri regionali e 5 guerre civili hanno generato gli Stati più armati del mondo, misure eccezionali divenute costanti, e governi che hanno sviluppato una retorica moralizzatrice, sottomessa alla "sacra missione". In questa logica, ogni dibattito sui mezzi e sui fini è considerato come sovversivo e blasfemo, e il pluralismo è escluso nell'azione politica.

- La crisi d'identità dei paesi arabi nati dalla decolonizzazione che, accoppiati alla costante ingerenza da parte delle potenze occidentali, non si è ancora risolta. Cosicchè il rigetto dei valori occidentali porta il riflesso d'identità per cui: "mi oppongo ai loro valori, quindi esisto".

- Il blocco in profondità dei movimenti riformisti nati alla fine del diciannovesimo e del ventesimo secolo, provocato dalle potenze colonizzzatrici e mandatarie o dalle forze comuniste nei paesi asiatici. Così i valori della modernità non si sono potuti sviluppare normalmente in seno alle società arabe e vengono percepite di fatto come "importati" o occidentali. Ed ecco che il rigetto arriva al suo culmine.

- La carenza di credibilità dei governi attuali e ciò per diverse motivazioni. Il basso prezzo del petrolio non permette più ai governi di sostenere i loro programmi sociali, cosa che rimette in discussione il patto sociale esistente fino ad allora. Le sconfitte militari dall'altra parte, se nel breve termine hanno generato un sussulto nazionalista di sostegno dei governi in piazza, alla lunga provocano invece una perdita di fiducia verso questi ultimi. E infine, numerosi, restano i governi che hanno perso credibilità compromettendosi con le potenze coloniali, o per fenomeni di corruzione.

-La propagazione dell'islam politico attraverso le università. All'epoca della guerra fredda i movimenti islamici studenteschi sono stati sostenuti dai governi per creare una cotrapposizione ai movimenti marxisti di estrema sinistra . E in Algeria, l'arabizzazione nelle facoltà è iniziata, a partire dagli anni settanta, attraverso gli insegnanti venuti dall'Egitto e dalla Siria, spesso impregnati dell'ideologia dei Fratelli Mussulmani.

-Il primo slittamento del centro di gravità del mondo arabo dall'Egitto verso l'Arabia Saudita, in seguito alle crisi del petrolio del 1973, alla guerra del Kippur e alla congiuntura economica alla quale l'Egitto ha dovuto affrontare. L'Arabia Saudita, al di là della sua influenza quasi monopolistica, non ha avuto tregua, del resto, nel finanziare organizzazioni di vario tipo, partiti, gruppi di pressione e anche movimenti insurrezionali, come in Siria, in Libano ed in Afganistan.

-Il finanziamento delle attività di proselitismo religioso da parte delle banche islamiche.

-La rivoluzione iraniana del 1979 e la conquista del potere da parte dell'integralismo sciita dell'Ayatollah Khomeyni che hanno ugualamente influenzato considerevolmente i paesi islamici, soprattutto i paesi sciiti d'Afganistan e del Libano, e in ripiego con l'alleanza conlusa con la Siria. La recente perdita d'influenza dell'Arabia Saudita sui movimenti integralisti, dovuta alla dipendenza stretta con la politica americana, ha fatto passare ancor più gli integralisti sotto la guida iraniana.

-Il livello di sottosviluppo economico e politico, e la miseria sociale che accentuano le frustrazioni e constituiscono un terreno favorevole allo sviluppo dell'integralismo.

-L'intervento delle potenze occidentali. Prima dell'11 settembre gli Stati Uniti hanno preferito sostenere i movimenti e le politiche integraliste, considerate come un partner potenziale più debole dei nazionalisti arabi, quanto a ragione, tecnologia e progresso. Oltre al petrolio, gli Stati Uniti non hanno perseguito altri obiettivi determinanti. Grave errore strategico. Furono gli Stati Uniti a sostenere i movimenti fondamentalisti servevndosi del Pakistan durante la guerra in Afganistan. Cosicchè tale paese è diventato la prima fonte di rivoluzionari integralisti formati attraverso le tecnologie della lotta armata.

-La guerra in Iraq nel 1990-91 che è stata vissuta ovunque come un mezzo di raffronto fra Oriente e Occidente.

-Infine, le classi più agiate e l'intellighenzia, troppo implicate nei governi che non hanno potuto recitare la loro parte di censore. Ruolo ch'è assolutamente necessario per il sano sviluppo della democrazia e del pluralismo.

Concluderei sottolineando che non si tratta per noi di dimenticare tutti i grandi pensatori islamici che si son battuti per la tolleranza e l'apertura. Forse dovremmo tutti fare lo sforzo di calarci nella filosofia dei paesi arabi e islamici, per aprire a nostra volta lo spirito e abbandonare l'egocentrismo che caratterizza ogni nazione e ogni uomo.