LINGUE STRANIERE MASSACRATE NELLE SCUOLE BRITANNICHE

Articolo pubblicato il 15 aprile 2014
Articolo pubblicato il 15 aprile 2014

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Nel Regno Unito il numero di studenti di lingue straniere è ai minimi storici. Una ex insegnante di lingue racconta come il sistema educativo ha distrutto la sua passione e l'ha allontanata dal mondo dell'insegnamento. Che diavolo sta succedendo nelle scuole britanniche?

La per­cen­tua­le di di­plo­ma­ti in lin­gue stra­nie­re è scesa ai mi­ni­mi sto­ri­ci nel 2013, con una di­mi­nu­zio­ne del 50% di ra­gaz­zi che stu­dia­no lin­gue dopo i 16 anni. Il Regno Unito ha da sem­pre una pes­si­ma re­pu­ta­zio­ne in fatto di com­pe­ten­ze lin­gui­sti­che. Ora però, con il 40% delle uni­ver­si­tà che ri­schia­no la chiu­su­ra delle fa­col­tà di lin­gue a causa dello scar­so in­te­res­se, e una crisi uni­ver­sal­men­te ac­cet­ta­ta delle po­ve­re com­pe­ten­ze lin­gui­sti­che che mi­nac­cia­no di osta­co­la­re il Paese cul­tu­ral­men­te ed eco­no­mi­ca­men­te, è ormai chia­ro che qual­co­sa non fun­zio­na.

Neo-lau­rea­ta in fran­ce­se, il mio sogno è sem­pre stato quel­lo di con­di­vi­de­re la mia pas­sio­ne in­se­gnan­do. Ap­pe­na due mesi dopo aver ini­zia­to il PGCE (ma­ster po­st-lau­rea per l'in­se­gna­men­to) - ob­bli­ga­to­rio se vuoi in­se­gna­re nelle scuo­le sta­ta­li bri­tan­ni­che - ho ab­ban­do­na­to con mia gran­de gioia e la sen­sa­zio­ne di es­se­re sfug­gi­ta per un sof­fio ad un tra­gi­co de­sti­no. Il mo­ra­le degli in­se­gnan­ti nel Regno Unito è de­ci­sa­men­te sotto i piedi a causa del con­ti­nuo scon­tro con le ri­for­me e con le ispe­zio­ni del­l'Of­sted (l'i­spet­to­ra­to del­l'i­stru­zio­ne), sem­pre più nu­me­ro­se e ba­sa­te solo sui ri­sul­ta­ti. Ad ogni modo, per quan­to mi ri­guar­da, i cur­ri­cu­lum di­sa­stro­si degli stu­den­ti under 16 sono stati suf­fi­cien­ti per farmi de­si­ste­re e ab­ban­do­na­re per sem­pre.

QUAN­DO SI CLICCA IL PUL­SAN­TE SBA­GLIA­TO...

Nel Regno Unito si è sem­pre di­bat­tu­to sul reale va­lo­re del cer­ti­fi­ca­to GCSE (Cer­ti­fi­ca­to Ge­ne­ra­le di Edu­ca­zio­ne Se­con­da­ria, ndt.) che si ot­tie­ne a 16 anni. Molti la­men­ta­no che il corso sia no­io­so, ba­na­le, che punti l'at­ten­zio­ne so­prat­tut­to al­l'e­sa­me fi­na­le e ogni anno sia sem­pre più fa­ci­le.

Per quan­to ri­guar­da le lin­gue, no­no­stan­te ci siano molti stu­den­ti che la­vo­ra­no sodo, siano mo­ti­va­ti e rag­giun­ga­no una buona pa­dro­nan­za della lin­gua, il fatto che pos­seg­ga­no il GCSE non si­gni­fi­ca af­fat­to che sap­pia­no par­la­re, scri­ve­re o com­pren­de­re tale lin­gua.

L'e­sa­me orale pre­ve­de che gli stu­den­ti pre­pa­ri­no le ri­spo­ste a una serie di do­man­de. Fin qui nien­te di stra­no. Però, que­ste ri­spo­ste non de­vo­no es­se­re spon­ta­nee, bensì scrit­te in pre­ce­den­za e lette poi al­l'e­sa­me. Ho visto una stu­den­tes­sa, che si era pre­pa­ra­ta le ri­spo­ste a casa con l'a­iu­to di Goo­gle Trans­la­te, pre­sen­tar­si al­l'e­sa­me di lin­gua fran­ce­se par­lan­do un por­to­ghe­se ina­scol­ta­bi­le. Come mai? Aveva pre­mu­to il pul­san­te sba­glia­to e "tra­dot­to" le sue ri­spo­ste in por­to­ghe­se an­zi­ché in fran­ce­se. Quan­do le é stato detto che avreb­be preso un "B", un voto ri­spet­ta­bi­lis­si­mo, non si era an­co­ra resa conto che la lin­gua che stava leg­gen­do non era quel­la che in real­tà avreb­be do­vu­to stu­dia­re. E' stata sgri­da­ta e le é stato per­mes­so di ri­da­re l'e­sa­me. Ma quan­do si può ot­te­ne­re un "B" al GCSE senza es­se­re nep­pu­re in grado di ri­co­no­sce­re la pro­pria lin­gua tar­get, con chi bi­so­gna pren­der­se­la?

Si po­treb­be pen­sa­re che gli esami scrit­ti siano un po' più im­pe­gna­ti­vi. Pec­ca­to che non siano pre­vi­sti esami scrit­ti. Solo una "va­lu­ta­zio­ne di con­trol­lo". Gli stu­den­ti de­vo­no scri­ve­re un breve tema su un ar­go­men­to già trat­ta­to e se­con­do una gri­glia da se­gui­re. Tut­ta­via, per mas­si­miz­za­re i voti, molte scuo­le fanno scri­ve­re e ri­scri­ve­re que­sto tema in clas­se e come com­pi­to a casa prima di avere la ste­su­ra de­fi­ni­ti­va per dare il giu­di­zio fi­na­le. Pre­pa­ran­do il la­vo­ro a casa gli stu­den­ti pos­so­no avere l'a­iu­to di ge­ni­to­ri, amici, in­ter­net e di qua­lun­que altra ri­sor­sa utile allo scopo. A que­sto sta­dio l'in­se­gnan­te può anche dare il pro­prio ri­scon­tro scrit­to. Sem­bre­reb­be a prova di er­ro­re no?

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E non è fi­ni­ta qui. Molte scuo­le for­ni­sco­no agli stu­den­ti "esem­pi" esau­sti­vi, tanto da non do­ver­si nep­pu­re sfor­za­re a pen­sa­re. Se, ad esem­pio, l'e­sa­mi­na­to­re fosse in va­can­za, agli stu­den­ti ver­reb­be data una lista di vo­ca­bo­li con an­nes­sa tra­du­zio­ne per frasi come: "Nel ne­go­zio di sou­ve­nir ho com­pra­to...", "Dopo aver vi­si­ta­to il..., sono an­da­to...". Tutto ciò che de­vo­no fare è unire i pun­ti­ni e voilà: frasi fatte su mi­su­ra, che gli stu­den­ti non pos­so­no co­strui­re da soli.

Ogni va­lu­ta­zio­ne, se si vuole ot­te­ne­re il mas­si­mo dei voti, deve con­te­ne­re al­me­no un'e­spres­sio­ne idio­ma­ti­ca, dun­que agli stu­den­ti viene data una lista di frasi idio­ma­ti­che ine­ren­ti l'ar­go­men­to, solo da in­se­ri­re. Tut­ta­via, la loro com­ple­ta igno­ran­za su come uti­liz­za­re la lin­gua, a que­sto punto può ri­tor­cer­si con­tro. Nel­l'e­la­bo­ra­to di uno stu­den­te ho letto la frase se­guen­te: je avoir les dents lon­gues. (let­te­ral­men­te "io avere i denti lun­ghi", l'e­spres­sio­ne idio­ma­ti­ca si­gni­fi­ca "es­se­re am­bi­zio­so"). Ho pen­sa­to a un sem­pli­ce er­ro­re e ho sot­to­li­nea­to, gen­til­men­te: "Hai di­men­ti­ca­to di co­niu­ga­re il verbo". Di fron­te alla sua vuota espres­sio­ne chie­do: “Sai come si co­niu­ga il verbo avoir?”, do­man­dan­do­mi quale fosse il pro­ble­ma. La ri­spo­sta è stata: “Scusi, cosa si­gni­fi­ca co­niu­ga­re?”. Tutti que­sti stu­den­ti mi­ra­va­no al voto più alto, A*, ma non sa­pe­va­no cosa fosse una co­niu­ga­zio­ne, un verbo o che avoir fosse dif­fe­ren­te da au re­voir. Non sa­pe­va­no che 'j'ai' cor­ri­spon­de a 'io ho', e non ave­va­no la mi­ni­ma idea del per­ché l'e­spres­sio­ne che ave­va­no in­se­ri­to nel loro testo fosse sba­glia­ta.

Al­lo­ra di chi è la colpa se le cose stan­no così? Certo non degli stu­den­ti i quali fanno sem­pli­ce­men­te ciò che viene detto loro. Dun­que degli in­se­gnan­ti? Re­cen­te­men­te nel Regno Unito è stato in­tro­dot­to lo sti­pen­dio "a prov­vi­gio­ne" basa­to sui ri­sul­ta­ti degli stu­den­ti, ciò si­gni­fi­ca che i voti del GCSE alla fine del mese in­ci­do­no sul por­ta­fo­glio degli in­se­gnan­ti. Non pos­sia­mo di certo aspet­tar­ci che gli in­se­gnan­ti sa­cri­fi­chi­no i voti degli stu­den­ti (e dun­que le pro­spet­ti­ve d'i­stru­zio­ne e di un im­pie­go fu­tu­ri), la re­pu­ta­zio­ne della loro scuo­la e le pro­prie car­rie­re per as­si­cu­ra­re che gli stu­den­ti pa­dro­neg­gi­no la lin­gua.

E' pro­ba­bi­le quin­di che, fin­ché il si­ste­ma at­tua­le non cam­bie­rà, l'ap­pren­di­men­to di una lin­gua stra­nie­ra nel Regno Unito re­ste­rà la peg­gio­re in Eu­ro­pa. Peg­gio di così non può an­da­re. Anche se non sap­pia­mo quali folli me­to­di stia pro­get­tan­do il Mi­ni­stro del­l'I­stru­zio­ne bri­tan­ni­co Mi­chael Gove…