Lingue e culture in un'UE allargata

Articolo pubblicato il 19 febbraio 2002
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Articolo pubblicato il 19 febbraio 2002

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Cosa succede se al Parlamento di Strasburgo sbarcano, assieme ai Paesi adesso candidati, anche le loro lingue? Una riflessione sull'impatto del problema multilinguistico dell'Unione Europea.

Le più recenti scoperte e teorie di semiotica culturale e altri studi linguistici e letterari hanno dimostrato che il linguaggio è principalmente un sistema complesso strettamente connesso con altri sistemi presenti all'interno della società "parlante": valori, religione, etnia, politica, storia, scienza, tradizioni, costumi e usanze, che si intrecciano fra loro e si riflettono in qualche modo nel linguaggio moderno.

Il previsto ampliamento dell'Unione Europea rappresenterà una sfida non soltanto per la nuova organizzazione e gerarchizzazione delle singole istituzioni,ma anche per una comunicazione funzionale fra le differenti nazioni,culture e stili di vita dei paesi membri. Nel caso in cui i dieci

Stati aspiranti diventino membri,cosa che potrebbe accadere al più presto nel 2004, i rappresentanti dei cittadini dell'UE nel Parlamento Europeo parleranno fino a 25 lingue differenti.

Venticinque culture differenti e infinite sottoculture siederanno allo stesso tavolo. In che modo l'Assemblea Europea farà fronte a questa situazione? Cosa accadrà all'eredità culturale di ogni lingua parlata all'interno dell'UE e in particolar modo nel Parlamento Europeo?

Già oggi la comunicazione tra i 15 Stati membri presenti è tutt'altro che semplice. Secondo le leggi dell'UE , infatti, tutti i membri del Parlamento Europeo hanno il diritto di esprimersi nella loro lingua madre.

La traduzione e l'interpretazione rivestono pertanto un ruolo fondamentale per il corretto funzionamento di tale corpo legislativo. Il budget annuale utilizzato per tale servizio costituisce, infatti, un terzo dei costi totali del Parlamento Europeo.

Via il mediatore?

Questa somma è comunque ancora da considerarsi bassa grazie alle cosiddette "lingue di trasmissione", tra queste le più importanti sono l'inglese,il francese e il tedesco.

Per esempio il Parlamento Europeo può non aver bisogno di un traduttore o di un interprete dal finlandese al portoghese, la traduzione può avvenire via inglese,francese e, appunto, tedesco.

Senza le "lingue di trasmissione" i costi per il servizio interlinguistico e interculturale ammonterebbero a più di un miliardo d'euro l'anno ­ una somma insostenibile che avallerebbe il già esistente scetticismo di un gran numero di cittadini dell'UE, nei confronti della burocrazia di Bruxelles e di Strasburgo. La questione delle "lingue di trasmissione" non investe soltanto

l'aspetto finanziario. Ogni traduttore esperto e soprattutto ogni interprete di simultanea sono consapevoli del fatto che lavorare con una "lingua di trasmissione" differisce totalmente dalla traduzione e interpretazione "tradizionale". Il rischio che parte dell'informazione vada persa è molto alto, così come quello di una eccessiva semplificazione, perdita del tono del discorso e di

quel surplus che, nonostante non sia di vitale importanza, è comunque portatore di ulteriori connotazioni.

La principale "lingua di trasmissione" è, va da sé, l'inglese, la lingua della globalizzazione, la lingua franca dei tempi moderni. In questo caso - qualsiasi linguista aggiungerebbe - si tratta di una forma speciale d'inglese. L'inglese di Bruxelles. La forma ibrida dell'inglese "continentale" si è dimostrata funzionale ed efficace rispetto al francese sofisticato e purista o al tedesco impopolare e dominato dai pregiudizi. Per quanto concerne il linguaggio economico, tale fenomeno risulta essere una panacea per il corretto funzionamento dei negoziati non solo all'interno del Parlamento Europeo ma anche nel Consiglio e nelle altre istituzioni

dell'UE.

Ogni istituzione di questo tipo necessita del suo linguaggio comunicativo e della sua esatta terminologia. Quanto più un'istituzione è multinazionale e multiculturale, tanto più grande è il bisogno di disporre di una propria "lingua".

Comunque alla luce di quanto dimostrato dagli studi culturali e linguisticidobbiamo porci un'ulteriore serie di domande: quale cultura soggiace all'inglese di Bruxelles, se ve n'è una? Cosa succede al messaggio culturale se è trasmesso da una lingua ad un'altra tramite un'altra ancora? Quale sarebbe l'effetto di filtrare la maggior parte degli elementi specifici di una cultura e ridurli ad uno standard europeo comprensibile? (1.continua)