Lingua che parli, colore che vedi

Articolo pubblicato il 01 agosto 2012
Articolo pubblicato il 01 agosto 2012
Siamo tutti convinti che ci sia differenza tra il colore del cielo e quello dell’erba, dato che  si utilizzano due diversi termini: blu e verde; tuttavia, la maggior parte delle lingue utilizza la stessa parola per descrivere entrambi i colori. Ma il linguaggio pu♫9 determinare la nostra percezione dei colori?

In Galles, il blu non esisterebbe senza il verde: la parola gwyrdd indica una tonalità generica di verde, anche se il termine “glas” comprende tutte le gradazioni di questo colore (compreso il blu); di conseguenza glaswellt, corrispettivo gallese di “erba”, letteralmente significa “paglia blu”. Il gallese è una delle cosiddette "lingue grue" (termine formato dall’unione dei termini inglese green e blue, rispettivamente verde e blu, ndt), ovvero quelle che utilizzano la stessa parola per indicare blu e verde. Dato che la maggior parte del totale delle lingue esistenti oggi, stimate tra le 5.000 e le 6.000, sono parlate solo da 2.000 persone se non addirittura meno, possiamo dire che la maggior parte possono essere considerate "lingue grue".

La lingua che parliamo influenza la nostra percezione dei colori? O è la nostra percezione dei colori che porta allo svilupparsi di termini diversi? Una ricerca scientifica sostiene che tra le etnie che vivono nelle aree montuose o equatoriali sono più diffuse le "lingue grue", a causa della maggiore intensità dei raggi UV, che ingialliscono l’occhio e diminuiscono la capacità di percepire le onde a lunghezza corta. Le parole usate per descrivere i colori, quindi, potrebbero essere semplicemente lo specchio di quello che vede l’occhio umano.

Alcune lingue possiedono termini diversi per esprimere quello che in inglese è considerato un unico colore: l’ungherese e il turco distinguono tra rosso scuro e rosso chiaro (usando rispettivamente vörös e piros, kırmızı e al); altre lingue, invece, esprimono con termini diversi le tonalità più chiare o più scure del blu: i russi utilizzano siniy e goluboy, gli italiani azzurro e blu, mentre i greci ble e ghalazio.

Per i parlanti nativi di queste lingue i due colori sono come il rosa e il rosso per gli inglesi. In alcuni test sulla percezioni dei colori, condotti per anni, i madrelingua russi si sono dimostrati più veloci degli inglesi nel distinguere alcune tinte di blu: questi risultati portano a credere che la lingua parlata influirebbe davvero sulla nostra percezione. Secondo il linguista Dan Everett, ci sono lingue che non possiedono termini per esprimere i colori. Il pirahã, parlato da una tribù dell’Amazzonia, utilizza delle perifrasi: invece di dire "rosso", si ritiene che dicano “assomiglia al sangue”.

Foto di (cc) brookelynn16/ Flickr