L'INFLUENZA DEL MONDO SOVIETICO SULL'IDENTITA' italiana

Articolo pubblicato il 28 febbraio 2018
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Articolo pubblicato il 28 febbraio 2018

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TERNI E L'URSS. L'INFLUENZA DEL MONDO SOVIETICO SULL'IDENTITA' DELLA PICCOLA PROVINCIA ITALIANA

Da 28 anni lo sguardo paziente e bonario di Gorbachev fissa i fedeli della Chiesa del Sacro Cuore Eucaristico di Gesù di via Piazza Adriatico dall'alto del grande mosaico realizzato nel 1990 dal frate capuccino Padre Ugolino da Belluno, che ha voluto "ringraziare" l'ultimo segretario generale dell'Urss per il suo slancio rinnovatore del sistema sovietico. 

Fa un po' effetto scorgere il volto del politico russo e di sua moglie accanto a quello di Giovanni Paolo II, specie se da lì a pochi metri è raffigurata la scena dell'ultima cena del Cristo. Un effetto-sorpresa che ha colto lo stesso Gorbachev il quale, nel corso della visita alla città di Terni ( 18 febbraio 2001), alla domanda del perché proprio lui, si sentì dare da Ugolini questa risposta: "mentre io stavo facendo il mio mosaico, lei stava entrando nella storia". 

Un'opera singolare e unica al mondo quella del Sacro Cuore (se si esclude il Mussolini ritratto sopra l'altare di Notre Dame de la Defense a Montreal), testimonianza del peso e del valore delle speranze riposte dall'Occidente nella Perestroijka e nella Glasnost. 

La visita dell'ex segretario generale non desta troppo scalpore fra i ternani, perché abituati a presenze inedite nella loro città anche se magari, oggi, ne hanno perso memoria. Nel 1966, ad esempio, in piena Guerra fredda, un folto gruppo di passanti sorridenti si lascia immortalare per le strade di Terni con un cosmonauta russo. L'esploratore astrale è Aleksej Archipovič Leonov, primo essere umano a restare in orbita al di fuori della capsula spaziale, quell'anno in visita al capoluogo umbro nell'ambito di un più vasto progetto di relazioni internazionali intessute da Mosca con l'Europa per promuovere cultura e società sovietiche. La foto lascia di sasso: uniforme dell'aviazione russa in bella vista e folla alle sue spalle, con sullo sfondo riferimenti che non lasciano dubbi sul fatto che quella istantanea sia stata scattata in Piazza della Repubblica. Insieme a Leonov l'allora Sindaco Ezio Ottaviani e Dante Sotgiu, futuro primo cittadino e ai tempi presidente del locale Comitato di amicizia Italia-Urss. 

Alle spalle di Leonov si scorge l'ingresso di Palazzo Farini, dove ancora oggi è conservata una lapide in marmo che reca la dedica

 "i liberi Popoli dell'Urss che lo accolsero esule seppero lenire le sue sofferenze, circondandolo di immenso affetto e di amorevoli cure

rivolta dai compagni di Russi di Romagna a Pietro Farini, farmacista romagnolo che per anni ha operato presso le Acciaierie di Terni e poi emigrato a Mosca dove muore nel 1940. 

Una lapide perfettamente conservata e molto importante a livello storico poiché testimonia come per decenni l'Unione Sovietica sia stata percepita, da alcuni italiani, come terra di libertà e di benessere sociale, malgrado il periodo in cui Farini vi si trasferisce coincida con quello delle Grandi Purghe che travolgono milioni di cittadini, russi e non, arrestati arbitrariamente, fucilati o condannati ai lavori forzati. Fra loro Nello Cecchi, operaio, classe 1899 originario di  Collescipoli, borgo alle porte di Terni, comunista dal 1921 ed emigrato nel 1925 a Mosca, dove verrà arrestato su delazione dei colleghi italiani nel 1935. Morirà in un gulag del Kazakhstan nel 1940, lasciando il figlio Virgilio anche lui vittima del Terrore.