L’India che fa bene all’Europa

Articolo pubblicato il 11 aprile 2012
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Articolo pubblicato il 11 aprile 2012
 di Mario Paciolla con fotografie di Ilaria Izzo (©) La diaspora indiana dei sikh è un fenomeno che ha avuto origine dalla presenza del Raj britannico in India. Durante l’epoca coloniale le partenze erano quasi esclusivamente dirette verso Canada e Stati Uniti, paesi anglofoni ma indipendenti da Londra.
Con la conquista dell’Indipendenza nel 1947 e l’avvento della nuova Repubblica, il flusso migratorio ha deviato il proprio corso preferenziale verso la Gran Bretagna e i principali paesi europei del secondo dopoguerra”.

Nel Gurdwara di Lavinio. Sull'altare è custodito il Guru Granth Sahib, il testo sacro della religione. In segno di rispetto, tutte le persone, fedeli e ospiti, devono coprirsi il capo e togliersi le scarpe.

Dinamiche complesse hanno contribuito nel corso degli anni a delineare i tratti della migrazione sikh. La peculiarità del fenomeno è riconducibile all’instabilità politica dell’India in momenti storici ben precisi, che ha provocato una massiccia emigrazione di questa comunità. Stando ai dati forniti dall’Annual Report del 2011 diffuso dal Ministry of Overseas Indian Affairs, tra i 27 milioni di indiani sparsi nel mondo, circa 3 sarebbero sikh, molti dei quali sono andati ad accrescere la presenza di forti comunità regionali del tessuto sociale europeo.

Il Signor Singh

 Il Signor Singh è un uomo sulla sessantina, alto e smilzo, col mento ben rasato e un capello corto chiuso perfettamente da due basette appena accennate. Indossa una camicia beige e un pantalone grigio. A prima vista difficilmente sarebbe riconoscibile come sikh. La tradizione religiosa impone infatti le “cinque K”, ossia i cinque segni distintivi obbligatori per ogni  fedele battezzato: Kesh, la barba e i capelli lunghi; Khanga, il pettine; Kara, il braccialetto di ferro; Kirpan, il pugnale; Kach, un paio di pantaloni  fino al ginocchio. Il forte simbolismo, insieme al classico turbante, ha contribuito spesso a creare facili stereotipi ed ambigui accostamenti. In realtà si tratta di una ritualità pratica esibita come segno indissolubile di appartenenza.

Un fedele distribuisce Karah Parshad, un tipo di semolino impastato con burro e zucchero. Il gesto ha una velanza rituale fortemente simbolica poichè, il passaggio del cibo indistantemente distribuito, nasce come opposizione al concetto di purezza tipica dell'Induismo.

Il sobrio salotto di casa Singh a Cori, in provincia di Latina ( Roma ), è abbellito da due quadri appesi sulle pareti. Il primo è un’immagine del Tempio d’Oro di Amritsar. Il secondo invece è una foto del padre, vecchio fedele militante ucciso negli scontri con l’Esercito Indiano nel giugno del 1984, durante l’Operazione Blue Star.

A seguito dei feroci scontri perpetratisi nella città sacra del Punjab in cui morirono più di mille persone, Indira Gandhi fu assassinata da una sua guardia del corpo sikh, e gli anni che seguirono videro lo scatenarsi di pogrom in tutto il paese. Fu in quel periodo che il Signor Singh fuggì dall’India.

Dopo un breve periodo trascorso in Grecia, raggiunse l’Italia, diventando uno dei primi a insediarsi nella regione laziale e a gettare le basi di una delle comunità più importanti del paese. Inizialmente lavorava la terra per poco più di un euro al giorno, poi col tempo, grazie soprattutto allo spirito di sacrificio e lavoro che contraddistingue la religione di Guru Nanak, è riuscito a ottenere un posto fisso nella panetteria del paese. Tuttavia, portare i capelli e la barba lunghi, il Kesh, ossia una dei 5 simboli della religione, non garantirebbero gli standard igienici necessari alla lavorazione del pane. E’ per questo motivo che non si è ancora battezzato. Il rituale infatti impone l’obbligo di indossare i 5 K della tradizione. Nel frattempo, negli ultimi vent’anni sono sempre di più i sikh che raggiungono l’agro pontino per dedicarsi all’agricoltura e all’allevamento. Una comunità  ormai ben radicata che con lo sforzo collettivo è riuscita a raccogliere autonomamente i fondi per la costruzione del Gurdwara di Lavinio.

La migrazione verso l’Europa

 A  partire dagli anni venti del secolo scorso la Gran Bretagna promulgò una legge che vietava l’ingresso a chi, proveniente dall’India, avesse idee contrastanti con il Raj. La situazione mutò con la conquista dell’Indipendenza nel 1947. Il comune senso di disorientamento causato dalla Partition e la contemporanea opera europea di ricostruzione post-bellica spinse molti sikh ad emigrare. Il Parlamento britannico approvò il British Nationality Act del 1948, riforma che permetteva a tutti i cittadini delle ex-colonie l’entrata senza visto, salvo poi rivedere la propria posizione a seguito di una forte protesta dell’opinione pubblica sfociata in episodi d’intolleranza razziale quali quelli di Notting Hill a Londra, ma soprattutto Nottingham nel 1958. Con il Commonwealth Immigration del 1962, l’ingresso nel paese fu limitato ai casi di ricongiungimento familiare.

Nel cortile di ogni Gurdwara è presente una libreria con testi storici e religiosi delle cultura sikh. Sebbene la maggior parte dei volumi sia in punjabi, l'ottima integrazione raggiunta, insieme all'acquisizione delle rispettive lingue dei paesi ospitanti, ha spinto le diverse comunità ad un'opera di traduzione per la diffusione e la conoscenza del sikhismo.

La spinta definitiva alla migrazione sikh verso l’Europa, venne dalla crisi economica degli anni sessanta e la crisi politica successiva all’assassinio della Gandhi. Per quanto riguarda l’Inghilterra, il punjabi è la seconda lingua più parlata dopo l’inglese e molte famiglie sono ormai giunte alla quarta generazione. Negli altri paesi il fenomeno invece è molto più recente e tutt’ora in atto, testimoniato dalla sempre più crescente presenza di Gurdwara in Polonia, Germania, Olanda, Belgio, Austria, Svizzera, Spagna, Grecia, Francia, Norvegia e Finlandia.

 L’Italia è diventata  la seconda meta di destinazione dopo l’Inghilterra. Si contano decine di migliaia di individui sparsi su tutto il territorio. Nel 2000 il Gurdwara di Novellara, nella provincia di Reggio Emilia, fu inaugurato dall’allora Presidente della Commissione Europea Romano Prodi, mentre nell’agosto 2011 a Pessina Cremonese è stato inaugurato il secondo Gurdwara più grande d’Europa.

L’integrazione raggiunta ed il prezioso contributo che questa minoranza offre all’economia italiana è stato sottolineato dal VII Rapporto del Centro Nazionale del’Economia e del Lavoro, citando la comunità come un esempio di “buon inserimento lavorativo”. Un articolo comparso sull’International Herald Tribune ha messo in evidenza come il Grana Padano sia stato salvato proprio dai sikh, diventati i nuovi “bergamini” italiani, argomento ripreso per l’occasione anche da alcune testate nazionali.

 Da ricordare inoltre il crescente consenso intorno alla festa in onore della commemorazione del martirio di Guru Arjan Dev nel mese di giugno a Sabaudia, la quale ogni anno raccoglie migliaia di fedeli provenienti da tutta Europa.

 La presenza dei sikh è continua e costante ormai da decenni, contribuendo in modo costruttivo a forgiare un nuovo ideale identitario europeo che dall’Asia si dipana tra le diverse province del Vecchio Continente. Una presenza destinata a restare, a differenza delle solite mode mediatiche sull’India.