L’incubo del nucleare

Articolo pubblicato il 24 aprile 2006
Articolo pubblicato il 24 aprile 2006

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Dopo l’impennata del prezzo del petrolio, l’inasprirsi della crisi in Medio Oriente e i timori per il cambiamento climatico, l’Europa guarda al nucleare. Un ritorno agli anni Settanta? No, grazie!

Negli anni Settanta gli stessi problemi portarono molti Stati europei ad investire nel nucleare, ma a distanza di trent’anni la situazione si profila molto diversa. E anche se qualcuno continua a sostenere che l’energia nucleare è il combustibile efficiente e pulito che può risolvere tutti i nostri problemi, la maggior parte degli europei la considera una soluzione da evitare.

Il nucleare per necessità

Sostituire i combustibili fossili con energie alternative è una necessità innegabile. Bisogna tener conto del Protocollo di Kyoto, che impegna gli Stati europei a ridurre entro il 2008-2012 le emissioni di anidride carbonica dell’8% rispetto ai livelli del 1990. Si deve ammettere che l’energia nucleare non produce emissioni gassose pericolose. Ma gli scettici ricordano la necessità di utilizzare carburante fossile per il processo di estrazione dell’uranio e lo smaltimento delle scorie.

Nonostante tutto l’energia nucleare risulta molto più affidabile delle altre alternative. L'energia eolica prodotta dalla Germania rappresenta il 50% della disponibilità dell'intera Europa, sebbene costituisca soltanto l'8% dell'uso effettivo di quel paese. La Danimarca ha da poco bloccato un progetto per la produzione dell’energia eolica a causa della sua inaffidabilità.

Un fantasma si aggira per l’Europa

Nonostante i vantaggi del nucleare il ricordo dell’esplosione della centrale di Chernobyl incombe ancora come una spada di Damocle sulle nostre teste. Come dimenticare 6,7 milioni di persone e 200.000 chilometri quadrati investiti dalle radiazioni? Nonostante il forte impatto, il dibattito rimane fermo all’analisi delle conseguenze.

La Svezia ha infatti denunciato 849 casi di cancro imputabili al disastro di Chernobyl, sebbene non si trattasse del tipico cancro alla tiroide che si associa generalmente alle radiazioni. Nonostante una serie di casi incerti, altri fatti parlano chiaro. Dal 1992 in Ucraina sono stati segnalati 3.300 bambini con casi di cancro tiroideo, un’incidenza trenta volte superiore alle aspettative. Vaste zone della Bielorussia restano ancora proibite e nella memoria degli europei è impressa a fuoco l’immagine di una catastrofe che non dovrà ripetersi mai più. Secondo i sostenitori del nucleare, un disastro del genere oggi non potrebbe mai più accadere.

Una produzione maggiore e più efficace

Per essere maggiormente utilizzata l’energia nucleare dovrà anche essere più economica. E un programma di sovvenzioni statali potrebbe essere la soluzione. In Francia, paese in cui l’elettricità è la più conveniente in Europa, il costo al chilowattora per l’energia nucleare è inferiore anche a quello del gas. Sebbene l’energia nucleare sia in grado di fornire elettricità a basso costo, il processo di smaltimento delle scorie e lo smantellamento finale dei reattori risulta lungo e dispendioso.

La smania di riuscire a produrre combustibile nucleare economico comporta dei rischi legati alla sicurezza. La Francia sta valutando l’idea di costruire nuovi reattori per l’estrazione dell’uranio.

Conservare quantità limitate di uranio potrebbe essere una buona idea, tuttavia la lavorazione dei minerali costituisce la parte più rischiosa e costosa del processo. Oltre che pericolosa per l’ambiente. Anche lo studio del Mit (Massachusets Institute for Technology) è a favore del nucleare, ma raccomanda un solo ciclo di sfruttamento del minerale.

A prescindere dall’uso che si deciderà di farne è indispensabile trovare soluzioni allo smaltimento delle ingenti quantità di scorie che ne derivano. Stati Uniti, Svezia e Finlandia hanno deciso di costruire enormi depositi sotterranei per lo stoccaggio del materiale radioattivo, a costo di mantenerli a lungo. È difficile stabilire cosa succederà col passare dei secoli, ma non c’è modo di testare la sicurezza di questi impianti. Nonostante il modello presentato dal centro di ricerca francese Cea garantisca con una buona percentuale la sicurezza di questi esperimenti.

La doppia faccia del futuro

Anche se si potessero assicurare alti standard di sicurezza per i reattori in Europa occidentale, resterebbero comunque dei timori. Sette dei nuovi Stati membri possiedono reattori nucleari di dubbia sicurezza. E salvaguardarli, in un’era di terrorismo globalizzato, diventa un compito sempre più impegnativo. Inoltre, la scelta dell’energia nucleare per ovviare al problema energetico mondiale comporta dei problemi intrinseci. Secondo Paul Rogers tutti i problemi legati all’energia nucleare civile dipendono dall’utilizzo che se ne fa. La stessa tecnologia e gli stessi scienziati potrebbero essere impiegati nella produzione militare.

Ma questa osservazione non è sufficiente a bloccare i progetti sull’energia nucleare. Ciò che può bloccarli è invece il costo e la quantità di uranio a disposizione. Attualmente nel mondo operano 440 reattori. Considerando i giacimenti e il consumo ai ritmi attuali l’uranio sarà sufficiente ancora per cinquant’anni. Secondo le stime del Mit la costruzione di mille nuovi reattori – una piccola consolazione al bisogno di energia globale – porterebbe all’esaurimento delle risorse entro quattordici anni.

Anche se si dovesse incorrere in una massiccia domanda non avrebbe senso utilizzare minerali meno pregiati. Infatti dal minerale viene estratto concretamente meno della metà dell’uranio presente, quindi minerali più poveri risulterebbero inutili.

Ad oggi l’energia nucleare rappresenta poco più del 6% del consumo mondiale di energia primaria. Per superare significativamente gli attuali livelli di produzione sarebbero necessari sforzi difficilmente ecosostenibili e potenzialmente pericolosi. Tali da far esaurire le scorte di uranio mentre siamo ancora alla guida delle nostre Bmw. Nucleare? No, grazie!