L’immigrazione, l’UE e Samuel Huntington

Articolo pubblicato il 13 giugno 2015
Articolo pubblicato il 13 giugno 2015

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Dopo le recenti tragedie nel Mediterraneo, all'interno dell'UE prosegue il dibatitto sull'immigrazione. Quale dovrebbe essere la risposta dell'Europa all'immigrazione? Le migrazioni fanno parte della Storia e l'UE deve trarre insegnamento dal passato per affrontare le sfide del futuro.

Partire o morire

Negli anni tra il 1845 e il 1852, l’Irlanda fu colpita dalla Grande Carestia, che portò alla morte di circa un milione di irlandesi improvvisamente privati del sostentamento rappresentato dalle patate, che al tempo rappresentavano l’80% dell’approvvigionamento alimentare, soprattutto per la fascia più povera della popolazione. Una delle maggiori conseguenze di un tale disastro fu, naturalmente, l’emigrazione.

Quel periodo storico è caratterizzato dalla prima ondata di immigrazione di massa negli Stati Uniti: quasi un milione di irlandesi in fuga dalla carestia vi si recò in cerca di speranza, portando con sé le proprie tradizioni e i propri culti. Cinquant’anni dopo, nel primo decennio del XX secolo, gli Stati Uniti ospitavano 8,8 milioni di persone arrivate un po’ da tutto il mondo, contribuendo anno dopo anno ad aumentare la popolazione totale. Nel 1970, gli immigrati costituivano il 4,7% della popolazione degli USA. Nel 1980, la percentuale era arrivata al 6,2%. Nel 2010, il 25% dei minori degli Stati Uniti era composto da immigrati di prima o seconda generazione. L’8% di tutti i bambini nati negli USA nel 2008 è costituito da figli di immigrati clandestini, secondo un’analisi del Pew Hispanic Center basata sui dati dell’Ufficio Censimenti degli Stati Uniti d’America.

L’immigrazione continua ancora

Questo complesso fenomeno demografico continua a crescere: negli USA gli immigrati rappresentano attualmente il 44% circa della popolazione totale! Nel XIX secolo si trattava principalmente di cittadini europei, ma in seguito alla decisione di aumentare il numero di immigrati regolari ammessi negli Stati Uniti, tra il 1991 e il 2000 si ebbe un improvviso movimento di persone provenienti da Messico, Cina, India, Filippine, Repubblica Dominicana e altri paesi. Inoltre, un sondaggio dell’Ufficio Censimenti afferma che entro il 2050, un quarto della popolazione americana sarà composto da persone di origine ispanica. Lo stesso centro di ricerca calcola che la popolazione degli USA ammonta a circa 319 milioni di persone. Gli Stati Uniti sono la terza nazione più popolosa al mondo, dopo Cina e India, e la più grande economia al mondo trainata da settori ad alta produttività.

Dove ci porta tutto ciò? Se ci sforzassimo di pensare all’immigrazione come ad un motore di sviluppo, piuttosto che ad un colossale attacco contro i nostri princìpi e le nostre tradizioni, riusciremmo a vedere l’altra faccia della medaglia e a smettere di farci tanti problemi.

Un problema culturale

Come saggiamente affermato da Samuel Huntington nel suo libro Lo scontro delle civiltà (The Clash of Civilizations), 1992, l’età delle ideologia sarebbe terminata e il mondo sarebbe tornato ad un più usuale status quo caratterizzato dal conflitto culturale. Nella sua tesi antropologica e sociale, Huntington sosteneva che cultura e religione avrebbero costituito nel futuro i principali assi di conflitto.

Il multiculturalismo è positivo per lo sviluppo della società e per il progresso dell’umanità. Ciò che accade oggi all’interno dell’Unione Europea è semplicemente inaccettabile. Non lo è, perché è di persone bisognose d’aiuto che si parla: migranti che tentano di raggiungere il nostro continente per sfuggire alla guerra, alla povertà, alle malattie. Il circo montato dai media in Gran Bretagna, Francia, Ungheria e molti altri paesi si basa su timori legati alla politica interna, peraltro del tutto infondati. I fatti dimostrano che in Gran Bretagna gli immigrati creano ricchezza, dato che dal 2000 al 2011 hanno contribuito alle finanze del Regno Unito con ben 20 miliardi di sterline, secondo una ricerca realizzata da due studiosi di economia delle migrazioni dello University College. L’aspetto più vergognoso dell’odio verso gli immigrati è rappresentato dal fatto che essi ricevono pochissimi benefici rispetto alle tasse che pagano. Per una volta, non possiamo che congratularci con Angela Merkel, per la sua opposizione al tentativo di David Cameron di restringere la libera circolazione delle persone verso il Regno Unito. Perché si dovrebbe impedire alle persone di entrare in un paese quando le merci provenienti dai loro stessi paesi vi hanno libero accesso? Si dovrebbe quindi proibire ai leader europei di bere caffè proveniente dall’Africa o dal Brasile, o di gustare la fantastica cioccolata o la birra del Belgio, o di assaporare i pregiati vini portoghesi, spagnoli, francesi o italiani? È così che dovrebbe essere? 

Se c’è una cosa che la Storia può insegnarci, è che dobbiamo saperci guardare alle spalle e guardare agli errori e ai progressi fatti in passato e trarne insegnamenti preziosi. Facendo una rapida panoramica dell’ultimo secolo, si può notare che l’immigrazione ha permesso all’umanità di progredire: il mondo come lo conosciamo oggi è frutto anche degli sforzi di tanti immigrati di ieri.

Purtroppo viviamo un’era in cui l’ossessione per il potere è la norma e in cui il rispetto per l’essere umano in quanto tale sembra ricoprire un ruolo sempre più marginale.