"Lights of Budapest": quel che resta dell'era socialista

Articolo pubblicato il 15 aprile 2016
Articolo pubblicato il 15 aprile 2016

Il passato socialista dei paesi oltre la vecchia Cortina di Ferro si nasconde nei dettagli. A Budapest, capitale dell'Ungheria, le facciate degli edifici ancora conservano i cartelli e le luci al neon che, non molto tempo fa, cercavano di parlare al mondo di modernità. Isabel Val, fotografa spagnola di Barcellona, li ha riuniti in un progetto fotografico: "Lights of Budapest".

cafébabel: Cosa ti ha ispirato a creare questa serie sui neon della città di Budapest? Che cosa hanno di così particolare?

Isabel Val: Io sono di Barcellona, una città con un contesto storico molto diverso da quello di Budapest. Quando arrivai in Ungheria quello che mi colpì fu che la città conservava molti elementi dell'era socialista e, fra questi, le insegne al neon. Mettendo da parte il contesto storico e politico, mi affascinano per i loro colori e caratteri, per i loro messaggi diretti e semplici, ad esempio: "Acquisto di vestiti preconfezionati (non su misura)", "Facilita il lavoro della compagnia di pulizie municipale". 

Mi è capitato di presentarle con uno stile tipico dei neon delle strade americane, colori saturi e formato quadrato. Nonostante la situazione politica fosse totalmente opposta, l'obiettivo era lo stesso che in American Way of Life: creare una sensazione di modernità e falsa prosperità.

cafébabel: Neon, propaganda comunista e falsa sensazione di prosperità nel blocco sovietico. Come sono connessi?

Isabel Val: In Spagna non abbiamo vissuto il comunismo, e a volte abbiamo la tendenza a idealizzarlo, per così dire. Il giornalista Iván Kozák mi ha aiutato a porre questi neon in un contesto adeguato, nonché a decifrare certi messaggi. Durante il periodo socialista il miglior modo per tenere sotto controllo la popolazione era creare una sensazione di stabilità, così che la gente potesse godere di un certo conforto. Anche se adesso ci risultano kitsch e retrò, i neon erano una volta il massimo della modernità (non solo a Budapest, ma ovunque). Poiché che non c'era nulla da vendere, tenendo in conto che tutte le compagnie appartenevano allo stato, i neon si convertirono in strumento di propaganda con cui diffondere messaggi informativi ed educativi. 

cafébabel: Nelle tue foto parli di una certa nostalgia di un'epoca di annunci diretti e senza pretese. Hai ravvisato la stessa nostalgia in altri elementi della città? 

Isabel Val: Non troppo, perché tutto sta cambiando a ritmo accelerato. Però potrebbero esserci delle cose che hanno cambiato il loro aspetto esteriore da quando sono state realizzate, come ad esempio i piccoli negozi che nascondono un viaggio nel tempo oltre le loro porte. cafébabel:Che ruolo giocano oggi questi manifesti nel paesaggio urbano di Budapest?

Isabel Val: Anche se appartengono a un'altra epoca, questi neon sono rimasti qui, come spettatori del tempo. Il bello è che alcuni di essi si accendono ancora durante la notte! In ogni caso, Budapest sta cambiando velocemente e, di fatto, da quando cominciai il progetto qualche mese fa, alcuni di questi neon sono scomparsi. Credo che valga la pena preservarli in qualche modo, per il loro valore storico ed estetico. Mi devo sbrigare a collezionarli!