L’ideologia nazionalista in Ungheria: «un enorme potenziale di violenza»

Articolo pubblicato il 30 marzo 2010
Articolo pubblicato il 30 marzo 2010
La vittoria nelle elezioni politiche di aprile sembra ormai certa per il partito populista di opposizione (Fidesz) e per gli estremisti di destra (Jobbik). Magdalena Marsovszky, una studiosa della cultura tedesco-ungherese, specializzata in antisemitismo ed estremismo di destra, ci spiega il perché.

Lo spostamento verso destra della politica ungherese  è allarmante. Nonostante un divieto imposto nel 2009, la Guardia Ungherese, gruppo paramilitare del partito di destra Jobbik, continua a diffondere odio contro gli ebrei e la comunità Rom in tutto il paese nel nome della Grande Nazione Ungherese. Magdalena Marsovszky ci parla del problema.

Come definire l’ideologia nazionalista in Ungheria?

Qui: conversazione con Aladár Horváth, presidente della Fondazione per i diritti dei Rom, candidato alle elezioni di aprileLa società ungherese può essere descritta come una società parallela. C’è una larga frangia nazionalista ed una più piccola liberale, cosmopolita e democratica. Il nazionalismo è innanzitutto e soprattutto un’ideologia organica e biologica che vede la nazione come una società etnicamente omogenea. Esso è inoltre un’ideologia imperialista, dal momento che comprende anche le minoranze etniche magiare nei paesi vicini. Questo significa che il nazionalismo non riconosce i confini attuali dell’Ungheria. Tale ideologia revisionista ha bisogno di cercare un nemico all’interno dei propri confini per poter definire se stessa. Ed in Ungheria, gli stranieri sono gli ebrei e gli “zingari”. Inoltre l’antisemitismo ungherese nella sua forma attuale non è necessariamente diretto verso gli ebrei veri e propri, ma verso chiunque corrisponda agli stereotipi antisemiti, come cosmopoliti e liberali di sinistra, alta società ed intellettuali, o anche le peccaminose metropoli. Qualunque cosa non corrisponda all’ideologia nazionalista è etichettata come ebraica. Così, persino l’Ue può divenire una società creata da ebrei, controllata da stranieri. L’“asse Tel Aviv-New York-Bruxelles” è una realtà per i circoli di destra ungheresi. Un enorme potenziale di violenza giace dietro questa l’ideologia.

Quali strati della società sentono gli effetti di quest’ideologia nazionalista?

Il nazionalismo è presente in tutte le classi della società ungherese. Ci sono persino complessi residenziali nazionalisti. Non è inusuale che gli annunci pubblicitari affermino che «Ci rivolgiamo esclusivamente ai cittadini nazionalisti». C’è persino una compagnia di taxi chiamata Jobb-Taxi, strettamente affiliata al Jobbik, il partito di estrema destra. Il suo motto è: «Solo i cittadini nazionalisti ci chiamano». I magiari dicono «Comprate da noi», che significa per esclusione «Non comprate dagli ebrei». Ogni estate, parallelamente al famoso Sziget Festival, si tiene il Magyar Sziget (che significa Isola magiara), l’anti-festival di destra, che ha un forte seguito e santifica la nazione. L’ideologia nazionalista è anche diffusa nelle scuole e nei media pubblici.

Gli estremisti del Jobbik si attendono un gran risultato alle elezioni di aprile, sopratutto grazie al loro discorso anti-rom

Il Jobbik ha vinto le elezioni europee con il 14.7% dei voti ed è ora prossimo ad entrare nel parlamento ungherese. Come ha potuto un tale movimento clandestino evolversi negli ultimi anni in un sistema significativo?

Il Jobbik dice apertamente quello che tutti pensano e quello che la maggior parte della stampa ha fomentato per anni. Anche i politici del Fidesz si esprimono in questo senso, ma non agiscono. Ed ora c’è una nuova generazione rivoluzionaria che afferma «Vogliamo mettere in pratica quello che i nostri padri ci hanno spinti a fare». Il giornalista Attila Bujak ha una volta proposto la teoria secondo la quale il Fidesz ha inventato il Jobbik. In seguito alla sconfitta alle elezioni del 2002, Bujak scrisse che l’ex ministro della cancelleria, István Stumpf, aveva asserito che il Fidesz aveva bisogno di un piccolo partito pronto a dire alla gente quello che il partito non poteva affermare liberamente. «Dopotutto, - affermò - «il Fidesz vuole rimanere un “partito serio”». Dopo la sconfitta alle elezioni, Viktor Orbán, leader del Fidesz, partito di opposizione, creò i cosiddetti “circoli dei cittadini”, ai quali fu invitato anche Gábor Vona, del Jobbik. Orbán è, per così dire, il patrigno di Vona. A quel tempo Vona era ancora uno studente ed apparteneva all’Unione Studentesca Cristiana dell’università. Fino ad ora, nessuno aveva mai considerato il Jobbik come un partito di estrema destra. Nelle ultime elezioni locali, era molto comune per i candidati formare coalizioni con il Jobbik. Solo ora, nella corsa alle elezioni, si stanno prendendo le distanze.

Dopo la caduta del muro, l’Unione Europea ha fallito nell’aiutare le nuove democrazie nell’Europa centrale ed orientale?

Il fatto che la politica culturale sia stata lasciata nelle mani delle singole nazioni e che non esista ancora una politica europea su cultura e commemorazione, è un fallimento categorico dell’Unione Europea. Basti pensare alla Slovacchia, dove un cosiddetto atto patriottico è appena stato varato. Allo stesso modo, anche Romania e Polonia hanno tendenze nazionaliste. C’è una spaccatura psicologica tra est ed ovest. Ci si aspettava che l’Europa avrebbe incoraggiato il dialogo culturale su un livello strutturale, ad esempio sul concetto stesso del termine “nazione”. Sarebbe stato vantaggioso decodificare il significato politico del termine “nazione”, invece di lasciare questi paesi nel groviglio del suo significato etnico. Entrambi i lati hanno parlato di politica culturale, pur intendendo qualcosa di diverso. In Ungheria significa “nazionalista e magiaro”, nell’occidente “democrazia”. Nelle menti degli ungheresi, il Trianon (il Trattato del Trianon fu il trattato di pace con cui le potenze vincitrici della prima guerra mondiale stabilirono le sorti del Regno d'Ungheria ; la popolazione dell'Ungheria post-Trianon venne ridotta da 19 milioni a 7 milioni, mentre la superficie territoriale venne ridotta di due terzi) resta un ricordo traumatico persino oggi, pur essendo un trattato vecchio 90 anni. Ancora oggi in molti piangono al solo pensiero. Una società socialista non diviene democratica in una notte; il mercato libero è stato permesso, ma senza stabilizzare le associazioni d‘imprese, che si difendono sulla base etnica. Ci si rivolge alle care vecchie strutture, basate sul motto «Noi, come magiari, dobbiamo difenderci». L’Ue non ha aiutato i nuovi stati membri ad imparare la democrazia, e questo è un vero peccato. 

Foto: Guardia Mgiara: daskar/flickr; manifestazione antifascista: Fabien Champion. Video: Soldaatvanhetwoord/Youtube