L’identità rom dell'Alvernia: un frammento d’Europa

Articolo pubblicato il 17 febbraio 2009
Articolo pubblicato il 17 febbraio 2009
A dispetto delle generalizzazioni, i rom costituiscono un popolo formato da innumerevoli gruppi differenti: gitani, sinti, manouches, kale, zingari, Jenisch… Ritratto di una parte di questo variegato popolo dal centro della Francia.

Nonostante sia la più grande minoranza dell'Unione europea, l'esclusione di questo popolo di cultura e radici ancestrali è, ancora oggi, significativa nel nostro continente. Cafebabel ha avuto occasione di avvicinarsi, in Alvernia, grazie all'aiuto del Pastore Jacques Bonnant Michel, a quattro comunità di rom che portano ancora il peso della discriminazione.

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Gitani spagnoli

Questa famiglia di nomadi con nove figli, capeggiata da Félix Contreras, si dedica alla lavorazione del ferro. Félix ha passato un periodo in carcere, rimasto registrato sul suo corpo, coperto oggi di tatuaggi. Si considera spagnolo, francese, andaluso, europeo e, soprattutto, gitano, anche se confessa di essere stato in Spagna solo una volta l'anno scorso. Data la sua passione per la chitarra e il divertimento, Félix non ha avuto un attimo di esitazione nel dedicarci un buon repertorio di canzoni accompagnato dalla moglie María, ballerina, e dai suoi figli Francisco, Noelia, Juanito e Esteban.

©Ezequiel Scagnetti/ ezequiel-scagnetti.com/

Jenisch

Sono nomadi originari dell'Europa Centrale, da regioni come l'Alsa©Ezequiel Scagnetti/ ezequiel-scagnetti.com/zia e Lorena. Anch'essi dediti alla lavorazione del ferro, mantengono uno spirito cosmopolita, confermato dai numerosi contatti commerciali che intrattengono con altri Paesi, come l'Italia, la Spagna e persino la Cina. A seconda delle esigenze del lavoro, combinano la loro attività giornaliera con lavori agricoli: l'aglio, le mele e la vendemmia costituiscono parte delle loro attività. Si considerano francesi ma non possono nascondere l'influenza tedesca sul loro vocabolario e sulle loro abitudini, come quella del tradizionale vino caldo che ci offrono. Li preoccupa il futuro: «È necessario che lottino per conseguire un lavoro stabile», afferma Frederic Dettinger. Ai suoi occhi, la principale qualità dell'Europa è la solidarietà.

©Ezequiel Scagnetti/ ezequiel-scagnetti.com/

Nomadi francesi

Questa famiglia di ascendenza e nazionalità francese, formata da Rebecca, Dalila e Josueh, appartiene alla "Comunità dei nomadi di Francia". Vivono in caravan ubicati nella cittadina di Crouzol. Il ruolo della donna è fondamentale all'interno della comunità: «Il lavoro della moglie è molto più duro di quello dell'uomo: sono incaricate di fare i lavori di casa, di badare ai figli e di andare in città se c'è una qualsiasi questione da risolvere», afferma Josueh. Padroneggiano due lingue, il francese e il manouche (come definiscono il romanì, ndr) e sono andati a scuola, quindi sanno leggere, contare e alcuni anche scrivere. «Il manouche è la lingua dei nomadi», dice Dalila. Ciononostante, quello che più li preoccupa è che i loro figli sappiano leggere e comunicare bene in francese per poter, domani, trovare un lavoro. Di fede evangelista, si mostrano orgogliosi di essere protetti da una religione che dà senso alla loro vita. Non si sentono discriminati, al contrario: confessano di sentirsi a proprio agio con la vita che conducono. Il loro messaggio al resto degli europei è chiaro: auguri di felicità per il 2009.

Vivendo in caravan

Il signor Benoni vive in una comunità di caravan formata da gente di origine francese, algerina e manouche. «Cosa sono io per voi? Un nomade? Perché vivo in caravan?» domanda Benoni. «No, io sono francese. Ci sono anche molti francesi vagabondi, che vivono sotto per strada». È cosciente dell'esistenza di parlamentari che si occupano delle comunità dei rom. Ad ogni modo, Benoni crede che gli abbiano voltato le spalle nei momenti in cui aveva bisogno di aiuto. Confessa di aver totalmente perso la fede ed esclude di voler trasmettere valori religiosi ai suoi figli. «Non voglio che credano in niente e in nessuno» afferma. «Ci sono successe tante brutte cose in questa vita..».