Libia: paura di un nuovo Afghanistan.

Articolo pubblicato il 23 marzo 2011
Articolo pubblicato il 23 marzo 2011
Non si placano le critiche internazionali sull’intervento militare in Libia e i membri della NATO sono ancora divisi sugli obiettivi. Anche se la stampa europea ritiene necessario e legittimo l'intervento teme comunque le conseguenze della guerra.

Blog Del alfiler al elefante – Spagna: "La guerra, il minore dei mali".

Questo martedì il parlamento spagnolo ha approvato l'intervento militare in Libia. La meno peggiore delle decisioni possibili, afferma Lluís Bassets nel suo blog Del Alfiler al Elefante: “La guerra è un male minore solo quando è giusta. In caso contrario è sempre il peggiore. Se ci si rifiuta di scegliere il minore dei mali a causa della passività, dell’indifferenza o del cinismo si appoggia comunque la diffusione del peggiore. La guerra è anche questo: obbligo di scelta a cui nessuno si può sottrarre. Sarebbe stato peggio non far niente. Oggi Gheddafi sarebbe libero di assassinare e torturare a Bengasi, il paese sarebbe di nuovo sotto il suo controllo e lui riprenderebbe i ricatti che l’hanno fatto diventare il boss della mafia nel Mediterraneo: utilizzerebbe il petrolio, l’emigrazione e il terrorismo per comprarsi un riconoscimento a spese di un popolo impoverito e sfinito dalla dittatura.”

(Articolo pubblicato il 23.03.2011)

Dagens Nyheter – Svezia: "Il futuro è imprevedibile".

La decisione dell’Onu sulla Libia è sostanzialmente giusta ed è normale non sapere quello che succederà dopo, afferma il quotidiano Dagens Nyheter: “Nessuna guerra si svolge secondo i piani previsti e, una volta finita, sono molte le cose che possono ancora andar male. È quello che ci hanno insegnato le esperienze in Iraq e in Afghanistan. Non c’è nessuna garanzia che le buone intenzioni abbiano delle conseguenze positive. In questo caso, c’è chi pensa che non avremmo mai dovuto far ricorso alla violenza ma ciò avrebbe significato la condanna a morte di migliaia di cittadini libici. La decisione d'intervenire in Libia era necessaria. Non è comunque possibile prevedere quale sarà la prossima decisione. Un mandato dell'ONU si applica finché è valido. Far cadere Gheddafi è faccenda dei libici ma questi devono ottenere protezione e sostegno.”

(Articolo pubblicato il 23.03.2011)

Der Standard – Austria: "I guerrafondai non imparano mai".

L’intervento militare contro la dittatura libica diventa una guerra vera e propria con tutto ciò che implica di tragico, afferma il quotidiano di centro-sinistra Der Standard: “Gli ambiziosi falchi di Parigi e di Londra hanno “omesso” di spiegare ai loro cittadini, prima dell’inizio dell’operazione, che è raro conciliare guerra e facili moralismi senza creare contraddizioni. Gli interventi umanitari hanno un prezzo... e i politici e i cittadini devono esseri pronti a pagarlo. La storia recente ci ha insegnato che difficilmente si possono condurre campagne militari veloci, efficaci e prive di conseguenze. Prima per la Nato nei Balcani e poi per gli Americani in Iraq e in Afghanistan è stata una sanguinosa e salata lezione. In Bosnia e in Kosovo così come sul Tigri e nell’Hindu Kush sono sempre presenti delle truppe internazionali. La storia si ripete, si dice. A volte come tragedia, a volte come una farsa. Non si sa ancora come evolverà la situazione in Libia. Si può già constatare però che la capacità di imparare e la coscienza storica sono due qualità sovrastimate nei politici.”

(Articolo pubblicato le 23.03.2011)

Le Temps – Svizzera: "Dopo l’Afghanistan, la Libia?"

Gli attacchi aerei non decideranno le sorti della guerra libica, afferma il politologo Hasni Abidi in una rubrica del quotidiano Le Temps. I nuovi obiettivi dell’Occidente avranno una maggiore importanza: “Non bisogna fidarsi dei soli attacchi aerei mirati, “chirurgici” come si è potuto leggere in passato: si sa benissimo che la situazione non si risolverà in questo modo. ... L'esperienza afghana attuale e i suoi chiari fallimenti non sembrano aver dissipato ancora questa illusione. ... L'intervento ha il solo fine di proteggere i civili contro le rappresaglie o mira a un cambio di regime? In quest’ultimo caso, chi accompagnerà la costruzione di un nuovo stato in un paese così vasto dove i regionalismi e il tribalismo sono radicati mentre il sentimento nazionale è debole?”

(Articolo pubblicato il 23.03.2011)

Berliner Zeitung - Germania: "L’opportunista e frettoloso Sarkozy".

La coalizione internazionale contro il dittatore libico Muammar Gheddafi discute su un’eventuale comando NATO. L’Inghilterra è a favore, la Francia contro. Nicolas Sarkozy ha ripreso il ruolo di guerrafondaio dell’ex presidente americano Bush, afferma il quotidiano di centro-sinistra Berliner Zeitung: “Le sue smisurate ambizioni e la tendenza francese alla giustificazione morale della sua politica hanno amplificato le già esistenti controversie. Quanto ai partner, questi hanno lasciato fare a Sarkozy invece di manifestare in tempo le loro inquietudini relative all'intervento militare nella Africa settentrionale. Né l’Europa né la Nato si sono concesse il tempo di valutare attentamente i pro e i contro, anche se la brutale repressione di Gheddafi contro l’insurrezione scuote il pianeta già da febbraio. … Il mondo multipolare – desiderato da molti, accettato da Obama e sfruttato da Sarkozy per i propri fini - potrebbe dimostrarsi molto difficoltoso.”

 (Articolo pubblicato il 23.03.2011)

Photo : (cc)ethermoon/flickr