Libia: la "patata bollente" dell'Unione Europea

Articolo pubblicato il 20 giugno 2015
Articolo pubblicato il 20 giugno 2015

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Più passa il tempo e più la situazione in Libia sembra andar peggiorando. Presa tra petrolio, potere, migrazione e rifugiati, l'Unione Europea come avrà intenzione di contrastare questa crisi che bussa letteralmente alle sue porte? 

E' ufficiale. L'Unione Europea ha deciso di procedere con l'utilizzo delle forze militari per contrastare i sedicenti traficcanti del Mediterraneo. Dopo un incontro dei ministri degli esteri a Bruxelles, l'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri, Federica Mogherini, ha dichiarato che è giunta l'ora di procedere con la logistica dell'operazione conosciuta come EUNavfor Med. Di fatto, l'Unione Europea intende intervenire in Libia – che è parzialmente la radice del problema - ma le sue azioni devono attenersi alle legge internazionale. C'è quindi ancora bisogno dell'approvazione delle Nazioni Unite e la Mogherini è sicura di ottenere l'autorizzazione a procedere. Dopo aver visitato la Cina, il capo della politica estera europea crede che Beijing non apporrà alcun veto sui piani del Consiglio di Sicurezza. Per quanto invece riguarda la Russia, sembra che quest'ultima voglia collaborare sebbene intenda supportare solamente un'azione navale.

Il sostegno delle Nazioni Unite è di estrema importanza per l'Unione Europea; rappresenta infatti l'unico mezzo legittimo per entrare nelle acque e nello spazio aereo della Libia. Secondo i leader europei, e data la fervida riluttanza di alcuni degli Stati Membri come il Regno Unito, la Francia, la Polonia, l'Ungheria e la Slovacchia, ricorrere all'uso della forza è meglio che trovare un sistema a quote per fronteggiare la crisi migratoria. Queste posizioni comuni sono il riflesso di un processo decisionale non così unito dell'Unione Europea e delle conseguenti azioni in periodi di catastrofe. 

Sono convinta che la maggioranza delle persone nel mondo abbiano condannato costantemente e senza riserve il regime dittatoriale di Muammar Gheddafi benché fossero contrarie al precedente intervento militare in Libia. Noi continuiamo a pensare che questa invasione sia ingiusta, immorale e anche tirannica. E' un crimine contro l'Umanità, contro la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e interferisce con politica interna degli altri stati sovrani. Déjà vu.

Iraq. Libia. Siria. Dobbiamo cercare di capire quale sia la ragione principale che sta dietro queste guerre sanguinose e perché esse continuino ad accadere. Notasi l'ironia nel vedere l'Unione Europea prepararsi a invadere un paese che già si trova in rovina a causa di una precedente invasione, di quattro anni fa, sempre da parte europea.

I petrodollari

Per semplificare la storia, introduciamo i petrodollari. I petrodollari sono una valuta consolidata nel 1973 dal precedente Presidente degli Stati Uniti, Nixon, per quantificare i guadagni fatti in dollari statunitensi grazie all'esportazione del petrolio. L'Arabia Saudita e gli Stati Uniti raggiunsero un accordo per il quale ogni barile di petrolio venduto dai sauditi sarebbe stato denominato in dollari statunitensi. In cambio, gli Stati Uniti avrebbero loro offerto armi e al contempo protetto i pozzi di petrolio dalle nazioni vicine, tra le quali Israele.

Nel 2001, l'Iraq iniziò a vendere petrolio in Euro. Gli Stati Uniti invasero. Nel 2010, Gheddafi propose una nuova valuta, il Gold Dinar, e gli Stati Uniti invasero causando un'instabilità politica che si trascina fino ai giorni nostri. La Siria abbandonò i petrodollari nel 2006, seguita dall'Iran nel 2008. Che siano una coincidenza tutti i conflitti e le tensioni di cui siamo testimoni quest'oggi tra l'Occidente e il Medio Oriente?

Senza dubbio, è tutto collegato. Dal petrolio, alle guerre, al potere, alla repressione passando alle migrazioni, ai rifugiati, alle malattie epidemiche e alla presa di decisioni urgenti... Ora, la "patata bollente" è letteralmente alle porte dell'Europa. L'Unione Europea invaderà la Libia? E' questo un modo corretto di agire? Non si dovrebbe dimenticare quello che è già successo nel passato. La decisione di entrare nei territori di altri paesi per mezzo di un'azione militare genererà solo più sangue, sofferenza e morte. Quella che inizialmente si è profilata come una semplice operazione contro i trafficanti potrebbe invece concudersi in una guerra dalle conseguenze nefaste.

Aspettando il Summit decisivo

I leader europei si incontreranno a Bruxelles per un summit il 25 giugno al cui ordine del giorno ci sarà la questione del diritto d'asilo. Sebbene la Mogherini abbia detto che l'azione militare non richieda "truppe sul terreno", permangono alcuni dubbi su questo argomento. L'Alto rappresentante degli affari esteri europei ha inoltre fatto menzione di alcune relazioni che l'Unione Europea sta intessendo con autorità di rielievo in Libia. Da questo si dovrebbe capire che sta venendo sigillato un accordo tra parti per proseguire in questa operazione. Tuttavia il pubblico è diviso.

Analisti, accademici e politici sono timorosi a riguardo. Philip Luther, il direttore di Amnesty International per il Medio Oriente e il Nord Africa si è così espresso: “Introdurre delle misure per contrastare i trafficanti senza fornire delle rotte alternative sicure per le persone disperate che fuggono dal conflitto in Libia, non risolverà l'intiricata questione di immigranti e rifugiati.” Dal Parlamento, il Membro tedesco del Parlamento Europeo, Reinhard Bütikofer, copresidente del Partito Verde Europeo, ha sollevato degli interrogativi significativi come, per esempio, la questione delle vittime. “L'Unione Europea come riuscirà a distinguere una barca di trafficanti da un barca di pescatori?" ha chiesto Bütikofer. “Cosa faranno se saranno attaccati da una delle due parti del conflitto libico?" ha aggiunto. 

E' chiaro che per l'Unione Europea questo sia un tema piuttosto sensibile. Non c'è un'unione trasparente per portare avanti tutte le opzioni che sono state messe sul tavolo - il sistema delle quote e l'azione militare. Legalmente parlando, il regolamento per il diritto di asilo di Dublino è stato soggetto a varie critiche e preoccupazioni. Il Membro tedesco del Parlamento Europeo  Ska Keller, del partito dei Verdi, durante una seduta plenaria in Parlamento ha recentemente sostenuto che "Dublino necessita di essere riformato meticolosamente. I governi dovrebbero lavorare per creare un clima di solidarietà e non dovrebbero, invece, inviare un esercito contro i rifugiati". Come molti altri, Keller crede in una riforma strutturale del Sistema Europeo Comune di Asilo (SECA) mirata a perfezionare la capacità degli Stati Membri nel fornire un'accoglienza efficace e in prima linea. 

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