Libia: con gli USA in disparte, l'Europa eviterà un nuovo Iraq?

Articolo pubblicato il 26 agosto 2011
Articolo pubblicato il 26 agosto 2011
Il dopo-Gheddafi si decide al Consiglio Nazionale di Transizione, ormai padrone di Tripoli. Stanno già sorgendo dei dubbi e alcuni temono che la Libia possa diventare un nuovo Iraq. Questa volta toccherà agli europei scongiurare una ripetizione del disastro del dopo-Saddam.

L'esperienza irachena ha lasciato il segno.Se i falchi americani all'indomani della caduta di Saddam Hussein erano trionfanti, oggi rimangono più prudenti. Non se ne parla di ripetere anche a sud del Mediterraneo gli errori commessi in Mesopotamia. Barack Obama, cercando di non apparire come il "degno" successore di Bush figlio, ha deciso di martellarlo in tutti i suoi discorsi: "La Libia non è l'Iraq".

Washington in disparte

Difficile dargli torto. Così, là dove gli americani otto anni fa, o quasi, sono intervenuti unilateralmente, precipitandosi a Baghdad, nell'intervento in Libia hanno mostrato più cautela. E’ una coalizione internazionale - europea, americana e in seguito sostenuta svogliatamente anche dai paesi arabi, dalla Russia e dalla Cina, ad essere entrata in gioco sotto il mandato delle Nazioni Unite. Quelle stesse Nazioni Unite che nel 2003 non avevano potuto far altro che assistere da spettatrici impotenti al militarismo americano.

Addio quindi al polverone grossolano sollevato riguardo alle armi di distruzione di massa. Addio all'ignoranza altezzosa di una comunità internazionale in gran parte contraria all'intervento. Otto anni più tardi Obama ha evitato il metodo Bush. Gli Stati Uniti sono rimasti relativamente in disparte, avendo partecipato “solo” al 27% del totale degli attacchi NATO, e si può dire che la "vecchia Europa" ne abbia preso il testimone.

"Era la loro guerra"

Sono innanzitutto il Regno Unito, la Francia e l'Italia ad essersi accollate il peso dell'intervento e dell'aiuto ai ribelli in nome della protezione delle popolazioni civili, secondo le direttive della risoluzione 1973 dell'ONU . Sebbene questa operazione sia stata più intensa del previsto, specialmente in termini di interventi aerei e di consegna di armi, fino a rischiare di oltrepassare i limiti delle direttive del Palazzo di Vetro, la parola d'ordine e' e rimane la stessa: l'ONU non deve essere in prima linea.

La Francia, la Gran Bretagna e l'Italia hanno ad ogni modo corso il rischio di vedere Tripoli seguire l’esempio di Baghdad.

“Era la loro guerra e presto sarà la loro vittoria, non la nostra”, afferma su Slate.fr il giornalista Fred Kaplan, ex corrispondente militare del Boston Globe, riferendosi ai ribelli libici. In effetti, se gli “occidentali” hanno messo a disposizione aeromobili a pilotaggio remoto, missili, armi automatiche e hanno indubbiamente aiutato una parte della ribellione, è comunque la ribellione successiva, quella delle varie tribù, ad essere stata determinante per la caduta del regime di Gheddafi. Secondo un ex diplomatico francese in carica in Libia, Patrick Haimzadeh, intervistato dalla radioRFI, l'azione del clan Zintan (dal nome della città, ndr) è stata decisiva per il rovesciamento del regime.

La Libia, scacco dell'Europa politica?

Tuttavia, dando un contributo così importante, la Francia, il Regno Unito e l'Italia hanno corso il rischio di vedere Tripoli seguire l’esempio di Bagdad. Dato che la Libia è un territorio economico incolto e il Consiglio Nazionale di Transizione un oggetto politico non identificato, dovranno assumere la leadership che si sono addossate da sette mesi a questa parte ed evitare di commettere gli stessi errori degli Stati Uniti in Iraq, tenendo in considerazione in particolar modo il tribalismo e le realtà libiche locali. Ma l'Europa è pronta a rispondere alla sfida politica libica? Nulla è sicuro, perché anche se le più presenti sono proprio Londra, Parigi e Roma, il vecchio continente rimane comunque diviso. La metà dei Paesi Nato, tra i quali anche Polonia e la Germania, si sono rifiutati di prendere parte all’intervento.

“L'Europa come concetto politico e strategico è stata totalmente assente, è questa la triste realtà”, ammette un diplomatico europeo, citato dall'agenzia France Presse. Una constatazione amara ma non definitiva. L'Unione Europea ha senza alcun dubbio l'occasione di portare una speranza di successo multilaterale volto, si spera, agli interessi del popolo libico piuttosto che a quelli delle imprese petrolifere multinazionali, come nel caso del deserto iracheno. La posta in gioco è alta, per la Libia e ancor di più per l'Europa.

Immagini: home-page (cc) brqnetwork/flickr ; Obama, (cc) sandiandsteve/flickr ; Sarkozy e Clinton, (cc) osipovva/flickr ; Video unleshed14/youtube