"Liberami": l'esorcismo popolare come non l'avete mai visto

Articolo pubblicato il 16 settembre 2016
Articolo pubblicato il 16 settembre 2016

Sì, parliamo di esorcismo. Ma non di un horror, nè tantomeno di una pellicola pervasa da scetticismo. Si tratta di un documentario fuori dagli schemi, che ha permesso a Federica Di Giacomo di vincere alla sezione Orizzonti della 73esima Mostra del Cinema di Venezia.

Alla 73esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia non è stato annunciato solo il vincitore del Leone d’Oro, ma anche quello di Orizzonti, sezione del festival dedicata alle nuove correnti del cinema mondiale.

Il vincitore è Liberami, documentario di Federica Di Giacomo su un tema scabroso quale è l'esorcismo. In questo caso, però, non c'è suspense: siamo di fronte a un fenomeno popolare, a tratti perfino ironico. Padre Cataldo lavora a Palermo come prete esorcista e ogni mattina si ritrova con una fila di persone che aspettano di essere benedette, liberate, reinserite nella comunità. A cercare l'aiuto di Dio sono in tanti, talmente tanti che Padre Cataldo finisce per fare esorcismi anche al telefono. 

«Abbiamo accettato questa sfida di rappresentazione» ha spiegato la regista, «perché abbiamo visto nei primi esorcismi la possibilità di un rapporto cinematografico che uscisse dal monopolio dell’immaginario a cui ci hanno abituato: sia del cinema horror, un genere che non mi attrae particolarmente, sia dello scetticismo, che non lascia alcuna possibilità di infiltrazione. Restavamo nel regno delle domande».

Grazie all'atteggiamento "non giudicante" di Federica di Giacomo possiamo penetrare nell’esperienza di alcuni personaggi: i discorsi, i dubbi, le convinzioni religiose, le famiglie, i disturbi o le dipendenze dei posseduti costruiscono uno spaccato vario della situazione. «I preti mi dicevano che le persone vogliono arrivare alla messa (messe di liberazione, dove si fanno esorcismi collettivi, n.d.r.) in un modo e uscire in un altro, vogliono essere trasformate emotivamente, vogliono essere liberate subito» ha detto la regista. «Questo ci diceva molto sulla società, perché la possessione diventava uno stato fluido in cui si entra e da cui si esce: si può andare a fare un esorcismo come un appuntamento settimanale qualsiasi e poi riprendere le proprie attività.»

Un attegiamento, quest'ultimo, condiviso anche dalla Chiesa. L’idea del documentario, infatti, è venuta alla regista leggendo la notizia di un corso di formazione per preti esorcisti. «Come si vede nel film il fenomeno è assolutamente internazionale» ha aggiunto. «Questi corsi di formazione del Vaticano sono frequentati da preti di tutto il mondo. C’è una crescita esponenziale nei paesi cattolici dell’America Latina, nelle Filippine, ma anche in paesi laici come la Francia o il resto d'Europa. La contemporaneità del fenomeno è quello che ci ha colpito».

E ha colpito anche la giuria di Orizzonti, che ha premiato il documentario perché informativo riguardo a una realtà ancora piuttosto sconosciuta. Nonostante qualche piccola falla strutturale, in effetti, Liberami è il frutto di uno sguardo curioso senza preconcetti: la telecamera si muove fluida intorno a ciò che avviene e segue le persone in silenzio. Riusciamo a sentire confidenze personali, vediamo da vicino certe dinamiche familiari, ci intrufoliamo perfino in casa di sconosciuti. Siamo come delle mosche.

Le mosche però possono dare fastidio, come ha confessato la regista: «All’inizio del film abbiamo chiesto delle indicazioni a dei vaticanisti, ma ci è stato risposto molto seccamente di lasciare perdere, che questo film sarebbe stato impossibile da realizzare e ci avrebbe messo in croce». Alla fine, invece, più che in croce Federica Di Giacomo era a Venezia, con il premio di Orizzonti in mano.