Lezioni di calcolo

Articolo pubblicato il 20 giugno 2005
Articolo pubblicato il 20 giugno 2005

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Il summit di Bruxelles del 16 e 17 giugno si è concluso senza un compromesso per il budget. Nonostante il piccolo aiuto da parte dei cosiddetti “idraulici polacchi”. Ma come è potuto succedere?

Giovedì 16, sono più o meno le quattro del pomeriggio al castello di Meisa, pochi chilometri fuori Bruxelles. Accanto ai capi di Stato e di Governo alla festa organizzata dal Partito Popolare Europeo (PPE di destra) c’è anche il Cancelliere austriaco Wolfgang Schüssel. Parlando della Costituzione gli sfugge: «Non mi piace troppo usare la parola “pausa”, perché mi dà l’idea di stendersi sul prato e approfittare del bel tempo». Poi prosegue: «Io sono a favore di una fase attiva, scendere in strada e spiegare perché questa è una buona costituzione». E il cancelliere sotto al completo porta scarpe da ginnastica.

Concessioni e retorica

Verso le 17 del giorno dopo ci troviamo invece all’albergo di Chirac. «Cosa rarissima» come scrive la giornalista Béatrice Gurrey su Le Monde, il Presidente francese ha convocato una conferenza stampa per dare qualche precisazione sulle concessioni a cui la Francia è disposta per raggiungere un accordo sul budget europeo. Parigi è d’accordo a versare l’1,06% del suo Pil al budget, ma anche a congelare il contributo inglese che adesso varia ogni anno.

Dopo aver liquidato il primo giorno i discorsi sulla Costituzione, il Consiglio si è gettato il venerdì sulla portata forte del Summit: il negoziato di un accordo sulle prospettive finanziarie 2007-2013 dell’Unione. Nonostante l’anticipo sulla tabella di marcia, raggiungere un accordo ora, dopo il referendum francese del 29 maggio, sarebbe un segno forte, il meglio per «far vedere che l’Europa va avanti».

In poche parole ci sono tutti gli ingredienti per farci temere un’altra Nizza, cioé un accordo forzato su un cattivo compromesso. E Chirac si lancia in discorsi “tutto fumo e niente arrosto” per far scordare che le proposte sono magre, molto magre.

In cambio degli sforzi francesi, Chirac esige però che non vengano toccati gli aiuti diretti ricevuti dagli agricoltori. Secondo lui definire sorpassata la Politica Agricola Comune (PAC) «È assurdo» . E non è troppo «civile» rimettere in discussione un accordo già firmato, alludendo cioé alla conferma fino al 2012 della Pac, strappata con un documento in zona Cesarini nel 2002.

Une bella stoccata alla Gran Bretagna, e le brevi d’agenzia diffuse poco dopo annunciano che la Francia è aperta a nuove concessioni. Chirac può scendere dal palco stringendo le mani alla folla, il messaggio è passato.

Vergogna

Intrattabile e irremovibile sulle sue pozioni, sostenuto da olandesi e svedesi, Blair non ne vuole sapere. Rifiuta l’ultima proposta della Presidenza, che giudica «peggiore della precedente». Questo è uno scacco, sono tutti avvertiti.

L’agenzia stampa Reuters alle 23 annuncia la fine del Summit. Si va nelle sale dove i capi delle delegazioni tengono le proprie conferenze stampa. Poi questa notizia passa dal portavoce a qualche giornalista, poi da un cellulare all’altro, e via come un treno in corsa.

Su iniziativa della Polonia i dieci nuovi Stati membri annunciano di essere pronti a rinunciare a una parte delle sovvenzioni europee che erano state previste per loro dal budget, con l’intenzione di raggiungre un accordo stasera. Il Primo Ministro polacco Marek Belka dichiara: «ho detto al Consiglio: se è una questione di soldi... ditemi quanti ne volete». Uno dopo l’altro tutti i nuovi dieci Paesi esprimono la stessa rassegnazione. Nel giro di qualche minuto sembra un sogno: come una lezione d’Europa che gli ultimi arrivati impartiscono ai vecchi. Ma se alla luce delle concessioni dei Dieci, ciascuno degli altri Quindici contrappone i suoi calcoli e l’orgoglio nazionale, non cambia niente!

Nonostante la “vergogna” il presidente del Consiglio e Primo Ministro lussemburghese Jean Claude Junker non può che constatare che i Quindici sostanzialmente non hanno afferrato il messaggio. È un «no» alla riapertura dei negoziati. In meno di un’ora l’elettrochoc polacco avrebbe potuto far uscire dal coma il Consiglio e permettere a certi paesi di capire che “non tutti i polacchi sono idraulici”. Ma non stasera.

Con le scarpe da ginnastica

Lo scacco dell’accordo sulle prospettive finanziarie non apre tuttavia nessuna nuova crisi istituzionale. Un accordo raggiunto così velocemente sarebbe stato simbolico e da rinegoziare più tardi. Ma più che di simboli, il progetto europeo ha bisogno di essere nuovamente spiegato a tutti, dai capi di stato ai cittadini, dagli inglesi agli italiani. E se Wolfgang Schüssel lo vuole, alcuni dei suoi vicini sembrano disponibili a calzare anche loro scarpe da ginnastica per fare pedagogia. Ogni aiuto sarà il benvenuto, perché lavoro da fare ce n’è molto.