L’Europa: un oggetto politico non identificato

Articolo pubblicato il 27 maggio 2009
Articolo pubblicato il 27 maggio 2009
Sono già trent’anni i cittadini europei hanno il diritto di eleggere i loro rappresentanti al Parlamento europeo. Trent’anni durante i quali questa assemblea si è convertita da semplice strumento di consultazione a co- legislatore a tutti gli effetti.
Eppure, l’aumento del potere dell’unica istituzione comunitaria eletta a suffragio universale diretto va di pari passo un aumento dell’astensione alle urne. Perché?

Questa tendenza assenteista interpella tanto più il Parlamento europeo dei Giovani in quanto il tasso di partecipazione alle europee è sistematicamente inferiore di circa 20 punti a quello delle elezioni nazionali che le precedono. Il disinteresse è dunque specificatamente europeo. Come spiegarlo? Cattiva fede degli attori politici nazionali che nominano l’Europa solo per incolparla di tutti i mali? Scarsa intelligenza degli apparati politici francesi che utilizzano il Parlamento europeo per piazzarci bocciati e disgraziati? Anche se certamente non decisive, queste ragioni non sono da scartare. La storia lo insegna, il voto è, per prima cosa, una questione di empatia, sia nei confronti dei candidati sia delle istituzioni. In democrazia, la mobilitazione di milioni di persone su temi comuni implica due condizioni necessarie e complementari: la possibilità per i cittadini di identificare i candidati in competizione e la convinzione che le decisioni prese dalle istituzioni così che da qui prenderanno forma, abbiano poi un impatto reale sulla società.

Dunque, se gli elettori si allontanano in massa dalle urne, è perché percepiscono ancora con difficoltà il potere crescente del Parlamento europeo. Tuttavia, il bandolo della matassa non si è ancora trovato. In realtà quello che ci manca è una democrazia europea, in quanto siamo incapaci di sentire emotivamente la comunità di cittadini, la nazione, che formiamo attraverso l’Europa. Ciò è dovuto essenzialmente all’inesistenza di uno spazio pubblico comune dove poter confrontare le nostre visioni sull’Europa che si sta costruendo. Offrendo un forum civile e civico, non di parte e non militante, all’interno del quale ciascuno può scambiare, in una prospettiva europea, le proprie opinioni sui grandi temi della società, il Parlamento europeo dei giovani, nelle sue misure, cerca di riempire questo vuoto. L’obiettivo è semplice, ma ambizioso: uscire dal dibattito sterile tra euro ottimisti ed euroscettici per entrare nel vero dibattito pubblico europeo.

Perché la posta in gioco delle elezioni europee è considerevole. In materia di trasporti, di energia, di educazione, di protezione dei consumatori come in una quarantina di questioni politiche, gli eurodeputati dispongono dell’ultima parola sulla totalità dei testi votati. All’Assemblea Nazionale più della metà delle leggi prese in esame trasportano dei testi precedentemente dibattuti e votati al Parlamento europeo. Il colore politico del Parlamento europeo non è perciò un dettaglio, esso determina la direzione delle decisioni prese ogni giorno a Strasburgo e a Bruxelles ed influenza in maniera significativa i nostri destini. Per quanto tempo ancora abbandoneremo il terreno di uno spazio politico che genera la maggior parte delle leggi sulle quali poggia il nostro diritto? Indipendentemente dalle opinioni che ciascuno ha sul funzionamento attuale delle istituzioni dell’Unione, è urgente che ci appropriamo al più presto dello spazio politico che costituisce l’Europa, iniziando con il mobilitarci per le elezioni del 7 giugno prossimo. Senza ciò è inevitabile che l’Unione europea resti per sempre questo “oggetto politico non identificato” guidato a vista dalla pretesa apoliticità dei soli tecnici e specialisti delle questioni europee.

Guillaume BORIE, presidente del PEJ-France, Lacina KONÉ e Laura LÉOTOING, vice presidentesse, Thibault d'ORSO, responsabile delle relazioni pubbliche.