L'Europa nella mia città

Articolo pubblicato il 10 dicembre 2007
Articolo pubblicato il 10 dicembre 2007
Facendo una passeggiata attraverso Parigi, avrete senza dubbio notato gli avvisi al slogan accattivante: "Europei, avrete l'ultima parola con il vostro voto". Se non si leggeva attentamente il resto del testo, si potrebbe credere che si tratta di una nuova controffensiva al referendum parlamentare deciso da Nicolas Sarkozy per ratificare il Trattato modificativo.
Però, c'è il logo della Mairie de Paris accanto al cerchio stellato, e la striscia riferisce  alle elezioni comunali. Quinidi si capisce che non si tratta di un messaggio di propaganda eurofobia come si può trovarne su numerosi volantini a Parigi, ma per una campagna positiva per l'Europa e per gli Europei.

Per la prima volta, le elezioni comunalisottolineano gli aspetti positivi della legislazione europea per quanto riguarda la cittadinanza.

Magare voi non lo sapete ma per la promozione della cittadinanza europea, il Trattato di Maastricht ha introdotto una disposizione permettando ai cittadini europei, cioè tutti i cittadini dell'Europa comunitaria, di votare alle elezioni comunali della città nella quale abitano. Quindi, una coppia di portoghesi che vivono nella 14° circoscrizione da sette anni può liberamente iscriversi alle liste elettorali del comune presentando soltanto una carta d'identità e un giustificativo di domicilio. E lo stesso per un francese che abita a Lisbona. Si deve precisare, per altro che non c'è un termine di residenza obbligatorio: se il cittadino giustifica la sua residenza nella città dove vuole votare, è uguale se abita in questa città da tre mesi o vent’anni, è lo stesso diritto per tutti.

Una tale promozione de l'esercizio della cittadinanza europea sembra essere un passo in avanti verso la valorizzazione dell'Unione.

Per la prima volta, non si parla dell'UE in termini di regolamentazione, di costrizione, d'imposizione, ecc… ma si insiste sull' "unità" territoriale e l'ugualianza di tutti per quanto riguarda l'atto cittadino, fondamento democratico degli Stati membri dell'UE. Alcuni considereranno che è un modo abile di dare a vedere l'Europa sotto i suoi migliori aspetti permettando a tutti di fare l'esperienza della cittadinanza europea. Altri, più critici, non mancaranno di sottolineare che siamo in una società sempre più apatica che, anche se si manifesta in massa durante le elezioni nazionali, rimane crudelmente zitta alle elezioni locali e che questa congiuntura rischia di pesare molto sull'impatto di questa campagna.

Tuttavia, non si deve prendere questa iniziativa per quale che è, cioè un modo di parlare dell'Unione europea e di quello che fa per i cittadini?

Mentre se le rimprovera il suo aspetto tecnocratico e la sua mancanza di prossimità, non bisogna vederci uno sforzo di riabilitazione dell'Europa in quello che a d'identitario? La questione è posata e meriterebbe di essere discutata perchè la rivitalizzazione di un'"identità europea" non si limita al semplice diritto di voto. Certamente, la rivendicazione della cittadinanza europea via il diritto è un segno che una "coscienza europea" si profila. Non vuol dire che gli Europei siano pronti a una convergenza identitaria. Questo rimane ancora troppo problematico allo sguardo delle numerose tensioni che generano i communitarismi; la tendenza è più alla scissione che al riavvicinamento e la questione dell'identità sembra ancora ampiamente vissuta come una posta di lotte e di sofferenze.

In ogni caso, le elezioni di marzo prossimo (9 e 16 marzo 2008) saranno l'occasione di ricordare agli stranieri membri dell'UE che vivono in Francia che sono anche europei e che, essendo europei, possono agire sul loro quotidiano e fare sentire la loro voce. Ma questo non deve occultare altri diritti e doveri cittadini come l'elezione dei parlamentari europei o la consultazione del comitato delle regioni per qualsiasi richiesta e/o informazione sull'Europa.

Sophie Helbert

Traduzione: Sophie Janod