L'Europa ha un debito da pagare alla conferenza sul clima di Copenaghen

Articolo pubblicato il 04 dicembre 2009
Articolo pubblicato il 04 dicembre 2009
Confuso dalle discussioni sulla concentrazione di CO2 nell’atmosfera? Non sentirti solo, con l’avvicinarsi della Conferenza di Copenaghen in molti si domandano cosa sia tutto questo trambusto sul cambiamento climatico.

Il cambiamento climatico: il termine alla moda del 21° secolo. Organizzazioni con acronimi che necessitano di buoni polmoni per essere pronunciati pubblicano spesso dei rapporti sul nostro navigare verso la catastrofe. Anche un uomo che inizialmente veniva considerato troppo poco carismatico per diventare presidente degli Stati Uniti, si è trasformato in Capitan Pianeta, guidando la battaglia contro il cambiamento climatico e intascando nel frattempo il Premio Nobel per la Pace.

Ma cosa significa tutto ciò e perché le discussioni sul tema del cambiamento climatico che si svolgono in questo mese a Copenaghen sono così importanti? Gli effetti del cambiamento climatico sono evidenti in tutta Europa: a Venezia c’è regolarmente l’acqua alta, il Danubio sfonda gli argini sempre più frequentemente, e la temperatura raggiunge i 20° a Bruxelles a fine novembre!

L’Europa e il cambiamento climatico

I paesi dell’Ue, fra i principali colpevoli delle emissioni, hanno un debito climatico da pagare

Mentre diamo il benvenuto all’opportunità di lasciare i nostri ombrelli a casa e approfittare del sole invernale, proviamo a dedicare un pensiero a quelle comunità rurali a cui il clima garantisce l’esistenza: l’innalzamento del livello del mare, i cambi di stagione e le imprevedibili scorte di acqua hanno un effetto catastrofico sulle popolazioni già fragili. I pozzi e i fiumi si stanno prosciugando con una rapidità allarmante, rendendo le terre incoltivabili, distruggendo i beni primari e privando le persone del loro diritto di occuparsi delle loro famiglie e di loro stessi. Mentre noi, in Europa, facciamo una chiamata alle nostre compagnie assicurative, spendiamo molto per proteggerci e aspettiamo che vengano i soccorsi a salvarci se mai si verifica un’alluvione, nel sud del mondo le persone queste opzioni non le hanno. Prendiamo per esempio il Bangladesh: il 17% del territorio è in serio pericolo a causa dell’innalzamento del livello del mare. 90 milioni di persone, pari agli abitanti della Germania, rischiano seriamente di diventare rifugiati climatici. E ciò avviene in un paese con una densità di popolazione pari a 9.5 volte quella della Francia. In Europa potremmo davvero far fronte a tutto questo?

Foto di Caroline Gluck/Oxfam

Con la scadenza, fra due anni, del primo periodo di impegni legati al protocollo di Kyoto, a Copenaghen l’enfasi sarà posta sulla riduzione delle emissioni e sui finanziamenti ai paesi in via di sviluppo, previsti per permettere loro di adattarsi al cambiamento climatico e continuare il loro sviluppo economico con tecnologie più pulite, più ecologiche ma più care. I paesi dell’Ue, fra i principali colpevoli delle emissioni, hanno un debito climatico da pagare. Il Consiglio Europeo è pronto a mettere in tavola fra i 5 e i 7 miliardi di Euro a Copenaghen, ma questo non basta per riuscire a trovare un accordo. Inoltre non è stato garantito che questi soldi siano un complemento degli impegni di aiuto allo sviluppo. Il buon esito di un accordo globale sul cambiamento climatico non ridurrà in nessun caso il bisogno di aiuti economici per combattere la povertà nel mondo.

Un miliardo di affamati

Lo scorso anno, nel mondo, il numero di persone affamate ha superato la soglia del miliardo. Stanotte, un sesto della popolazione mondiale andrà a dormire affamata. I leader Europei si sono mossi rapidamente per trasferire miliardi di euro per salvare le loro banche, ma non sono stati disposti a impegnarsi in un salvataggio climatico. Più di 100 miliardi di euro sono stati usati solo per Northern Rock, Commerzbank e Dexia, più del doppio del totale degli aiuti umanitari stanziati dell’Ue nel 2009.

Foto da 350.org/flickr

Ma i paesi non sono stati disposti a impegnarsi per fornire i 132 miliardi di euro preventivati per far fronte al cambiamento climatico nel mondo. In un periodo in cui le discussioni sull’alimentazione e la sicurezza energetica si impongono all’interno dell’Ue, non dobbiamo ignorare le conseguenze: circa il 60% della popolazione olandese vive sotto il livello del mare. L’Ue dovrà svolgere un ruolo chiave durante la conferenza di questo mese per uscire dal vicolo cieco climatico, ma altri soldi dovranno essere messi sul piatto e dovrà essere assicurata una posizione unitaria, dettagli che sono mancati nelle precedenti discussioni.