«L'Europa fa paura a chi non la conosce»

Articolo pubblicato il 19 maggio 2017
Articolo pubblicato il 19 maggio 2017

L'unione fa la forza, questo il messaggio di Voices for Europe, cortometraggio realizzato da Yannis Mouhoun. Tra nuovi scenari, incertezze e preoccupazioni che attanagliano il nostro continente, il giovane regista francese ci propone la sua versione di Europa.

Cafébabel: Puoi spiegarci il messaggio alla base del tuo corto?

Yannis Mouhoun: Voices for Europe, in italiano Voci per l'Europa, nasce dall'idea di un'Europa troppo spesso criticata dal pubblico generale così come dagli stati che ne fanno parte. Oggigiorno, gli unici fattori che giustificano l'esistenza dell'Unione Europea rimandano a motivi pragmatici di carattere economico e a un sistema politico istituzionalizzato. Per creare realmente coesione sociale e garantire delle linee guida legittime c'è però bisogno di un impegno maggiore. A mio avviso, una nazione è un construtto socio-culturale. Al contrario, l'Europa, intesa come federazione, ha dimenticato la sua storia e, conseguentemente, di esistere e affermarsi. Questo continente, fondato su un'eccezionale varietà demografica, nonostante i forti legami economici tra stati mebri e una sofisticata struttura politica, non è ancora riuscito a definire dei valori europei condivisi. A mancare è un pò di narrazione che ne giustifichi l'esistenza.

Cafébabel: Come sei giunto alla creazione di Voices for Europe?

Yannis Mouhoun: È importante poter contestualizzare. Con l'avvento delle elezioni in Francia e Germania è sorta l'idea di aggiungere alla narrazione un elemento emozionale. Da sempre mi sono chiesto con quali modalità l'Europa comunichi con il mondo... a tal proposito le istituzioni europee stanno facendo un lavoro terribile, continuando a diffondere un'immagine del tutto tecnocratica. Così ho deciso di accantonare questo tipo di rappresentazione ripristinandone la definizione base: perché abbiamo creato l'Europa Unita? Per garantire pace, prosperità e proresso. Come molti altri, sono cresciuto in una nazione con dei confini ritenuti importanti e funzionali a definire noi stessi e la nostra identità, distinguendola da quella altrui. È solo viaggiando che ho capito che la nostra generazione ha sviluppato una nuova cultura fondata su pratiche comuni e che va oltre le diversità nazionali. Penso che l'Europa spaventi coloro che non la conoscono, se non in termini geografici.

Cafébabel: Come ti sei sentito quando, durante le elezioni francesi, Marine Le Pen si è ritrovata sotto i riflettori, e all'idea che circa 11 milioni di cittadini hanno votato per il Fronte Nazionale? 

Yannis Mouhoun: Era prevedibile. In Francia abbiamo così tanta paura del Fronte Nazionale da non poter immaginare un'ipotesi di dialogo. È sempre difficile discutere con qualcuno che manchi di credibilità. Ed è quel che è accaduto con Trump, nonostante le molte assurdità dette. L'intera faccenda mi fa sorgere dei dubbi:  davvero dobbiamo far sì che i populisti conquistino posizioni di potere affinché le persone capiscano che non sono adatti a governare?

Cafébabel: Qual è la tua opinione sulla vittoria di Emmanuel Macron, nuovo Presidente della Repubblica Francese?

Yannis Mouhoun: Per una volta i pianeti si sono allineati. Alla guida del continente i governanti pro-Europa sono la maggioranza. In Germania, la competizione è tra Merkel e Schultz, entrambi sostenitori dell'Unione. La nostra chance oggi è rappresentata dalla Brexit, l'unica problematica in grado di unificare 27 stati membri. Se la Brexit porterà benefici al Regno Unito, allora l'Europa, così come la conosciamo ora, non potrà più funzionare, e l'unica tesi, sostenuta a partire dagli anni '90, evaporerà del tutto. Sono convinto che, in un mondo globalizzato che ama organizzarsi in blocchi, quella dell'Europa è una storia federale, con un senso politico e culturale. L'elezione di Macron mi dà speranza perché in fondo sono profondamente pro-europeo, ma non credo che tale evento possa condurre al federalismo. Tutti gli stati membri, in effetti, hanno patrimoni nazionali estremamente consolidati e radicati nella storia di ognuno.

Quasi interamente pro-europei a capo delle nazioni del continente. In Germania, la concorrenza è tra Merkel e Schultz, entrambi pro-europei. Credo che oggi la nostra più grande possibilità è Brexit. È l'unico problema che può unificare i 27 Stati membri. Se Brexit finisce per beneficiare del Regno Unito, l'UE non avrà alcuna ragione per continuare a lavorare come è ora. L'unico argomento difeso dagli anni 90 evapora. Sono convinto che, in un mondo globalizzato che si organizza in blocchi, la storia dell'Europa è quella di un'Europa federale. Avrebbe senso politico e sarebbe culturalmente evidente. Macron viene eletto mi dà speranza perché sono profondamente pro-europeo. Ma non credo che la sua elezione possa portare il continente al federalismo, poiché il patrimonio nazionale è così profondamente radicato in ogni singolo Stato membro. E chiedo se dobbiamo aspettare che i populisti arrivino alle posizioni di potere per far capire che Non sono idonei a governare.

Cafébabel: Quali sono i motivi, a tuo parere, che spingono i giovani a investire ancora nel progetto Europa?

Yannis Mouhoun: Penso che in Europa i giovani siano tra i più istruiti al mondo. Con una buona formazione aumenta la consapevolezza di sè e del mondo in cui viviamo. Ho fiducia in questa generazione. Siamo cresciuti nelle comodità, è vero, eppure stiamo fronteggiando nuove realtà: viaggiamo molto di più e parliamo molte più lingue dei nostri genitori e siamo più aperti al resto del mondo. 

Cafébabel: Come immagini l'Europa tra 10 anni?

Yannis Mouhoun: Non penso ci saranno grossi cambiamenti, ma posso immaginare due possibili scenari: o ci sarà più armonia politica, oppure il continente svelerà la sua natura populista. È prevedibile. Se l'Europa dovesse sgretolarsi potrà comunque riunirsi successivamente. Di questo sono convinto poiché il sogno di un'Europa Unita esiste dal diciannovesimo secolo. Per i leader europei è possibile creare un governo unico per la gestione dell'Eurozona senza generare grosse spaccature. In questo momento, il suo successo dipende dalla loro capacità di rilanciare l'economia degli stati membri. Quando un paese ridistribuisce le sue ricchezze ottiene molti più vantaggi condividendo la sua prosperità piuttosto che creandosi dei nemici. E questa è la fase che stiamo vivendo ora in Francia.