L’Europa e le sue storie

Articolo pubblicato il 23 ottobre 2014
Articolo pubblicato il 23 ottobre 2014

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L’Europa non più percepita come l’insieme delle istituzioni, ma piuttosto attraverso le storie dei suoi cittadini: è questo il tema dell’ultimo libro di Philippe Perchoc, professore all'UCL (Belgio). Correspondances européennes racconta le storie raccolte nei nove Paesi europei visitati dall’autore. La presentazione dell’opera è avvenuta giovedì 16 ottobre presso l’IHECS (Bruxelles).

Durante la conferenza di presentazione del suo ultimo libro, Correspondances européennes, Philippe Perchoc ha messo l’accento sul tema centrale del testo: raccontare l’Europa vuol dire soprattutto raccontare le storie dei suoi cittadini. Per novanta minuti si sono susseguiti aneddoti e racconti, non solo sull’esperienza vissuta in prima persona dallo scrittore, ma anche su quelle delle persone conosciute da Perchoc durante i suoi viaggi.

L’autore ha evocato il grande dramma dell’Europa di oggi: al nostro continente manca una storia incoraggiante su ciò che l’Europa può fare per noi. Negli anni Sessanta, essa era la garanzia della pace. Negli anni Ottanta, prometteva il benessere per tutti. Oggi, invece, e a maggior ragione dall’inizio della crisi, cosa può ancora apportare ai suoi cittadini? Cosa ci tiene ancora uniti all’Europa? Oramai non c’è più nessun futuro assicurato o storie collettive da raccontare…

“Per vivere insieme, le persone hanno bisogno di simboli collettivi”, spiega Perchoc. Prende poi l’euro a mo’ d’esempio: perché sulle banconote o lo monete non si vedono simboli europei? “Sarebbe il caso di mettere le immagini di Mozart o Beethoven sulle monete, immagini di artisti che fanno parte del patrimonio culturale di tutti gli europei”. Abbiamo forse dimenticato l’importanza della cultura comune europea? Sembrerebbe che oramai il termine Europa evochi nei cittadini solo istituzioni, palazzi e funzionari. Mai a nessuno vengono in mente storie collettive, fatte di milioni di storie individuali.

“Sono i cineasti e gli scrittori che devono forgiare l’immaginario collettivo”

Secondo lo scrittore, l’Europa unita non dipende tanto dai funzionari quanto dai moderni cantastorie. I cineasti e gli scrittori raccontano quelle storie di cui l’Europa avrebbe bisogno, e nelle quali i cittadini potrebbero riconoscersi. Storie individuali che permettono al lettore di vedere le diverse peculiarità dell’Europa e di creare, tutti insieme, il grande racconto europeo.

Tutte le storie raccontate da Perchoc nel suo libro invitano a riflettere. Se venissero rappresentate sullo schermo, si potrebbe dare un volto a queste realtà vissute da così tante persone, oppure a un problema di cui non si sente per forza parlare, ma che non per questo non esiste.

Lo scrittore fa l’esempio di Maurice, un giovane tedesco morto sul lavoro per la stanchezza durante il periodo di prova in un’azienda che gli aveva promesso un contratto. Quest’uomo, e la situazione estrema in cui si è ritrovato, sono sintomatici di una realtà presente in molti Paesi europei: al giorno d’oggi, i giovani non trovano più un posto nella società. Eppure nessuno racconta la loro storia.

È questo lo spirito di Correspondances européennes: raccontare i grandi temi europei attraverso storie individuali, più concrete e più vicine ai cittadini.