L’Europa e il piccolo schermo

Articolo pubblicato il 03 aprile 2008
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Articolo pubblicato il 03 aprile 2008
L’Europa non è un soggetto particolarmente telegenico. O, ad ogni modo, questo è quello che si dice. Ma da dove viene questa reticenza? Forse dipende dal fatto che conosciamo poco i suoi protagonisti politici. Certo non suscitano immediato interesse delle ombre sconosciute in giacca e cravatta che escono da una sala riunioni con una montagna di cartelle sotto il braccio!
E quando il telegiornale della sera parla di Europa, spesso è per dare l’annuncio di una nuova direttiva, dichiarazioni illustrate secondo uno schema prefissato della Commissione Europea o del Parlamento Europeo. Detto questo, tali argomenti sono talvolta seguiti da un reportage che li spiega e li rende comprensibili. Allora, in quel caso, diventano interessanti e anche telegenici!

Sembra che le trasmissioni televisive francesi dedicate all’Europa si siano date una parola d’ordine comune: concretezza! Analizziamo quindi qualche trasmissione che si occupa di Europa.

Francesi e tedeschi per una trasmissione sull’Europa: una ricetta vincente?

Quando pensiamo all’Europa in televisione, ci viene quasi subito in mente Arte, la rete franco-tedesca. Oltre ai due telegiornali quotidiani dedicati all’attualità europea, la rete propone un magazine che si chiama Zoom Europa. Come voce di questa trasmissione, Arte ha scelto quella di un personaggio noto agli affezionati di France Inter: Bruno Duvic, che lì presenta il telegiornale del mattino. E’ il presentatore stesso, sul sito internet della trasmissione, a spiegarne il tono: “Cercheremo di evitare un linguaggio stereotipato e pesante, i termini tecnici incomprensibili”. La trasmissione affronta, ogni settimana, con tono disteso, temi diversi come il “freefight”, il mercato degli animali da compagnia o la prevenzione dell’AIDS in Estonia, nell’ambito del week end del “Sidaction”. Zoom Europa, ovvero quando l’Europa si interessa di tutto!

Qui, le dichiarazioni degli invitati mettono un po’ di pepe ai reportage

Passiamo quindi a esaminare la LCP (La chaine parlementaire), un canale abituato a illustrare per immagini le decisioni prese dalle istituzioni. Innanzitutto, notiamo che i redattori di questo programma affermano le loro idee con caparbietà: le rubriche si intitolano “temi implicati”, “temi importanti” o “temi pertinenti”!. Il 10 marzo, un reportage sulla ratificazione del Trattato di Lisbona da parte del Parlamento europeo si è presentato in una veste stile serie tv americana con una musica d’accompagnamento inquietante e un orologio sullo schermo stile “24”. Ecco come rendere accattivante, senza dubbio, una seduta notturna dell’Assemblea Nazionale. Forse anche “troppo”? Dovremmo sapere cosa vogliamo! Poi la presentatrice ha lanciato il ritratto di una giovane regista radiofonica e televisiva che “vuole dare un po’ di sostanza e di glamour all’Europa”. E via allo zoom su un indiavolato flamenco per mostrare “quanto c’è di più erotico” in Europa: ecco come far impennare gli ascolti! Seriamente, l’asso nella manica di questo programma è senz’altro la presenza di ospiti che commentano i reportage, ampliando il dibattito.

E la televisione pubblica?

Tutto ciò è molto positivo, ma che ne è della televisione pubblica? Su France 2 abbiamo avuto “Union libre”, presentata da Christine Bravo, che trattava temi legati all’Europa con leggerezza e senza dare troppo peso alla politica. L’idea era semplice: rappresentanti dei diversi paesi membri discutevano intorno ad un tavolo delle tradizioni culinarie e delle iniziative stravaganti dei rispettivi paesi. C’era spazio anche per i sondaggi, per sapere in quale paese c’era il maggior numero di animali da compagnia o dove si mangiava più pizza. Insomma, un programma leggero come tanti altri, ma con la specificità di proporre una panoramica dell’Europa o piuttosto degli europei. Il programma è stato però tolto dal palinsesto. Ospite di “Plus Clair”, su Canal +, Jean-François Copé (che è a capo di una commissione che indaga il futuro della televisione pubblica) ha addirittura sostenuto che, all’inizio di marzo, non c’era più nemmeno un programma dedicato all’Europa sui canali pubblici francesi. Ma non aveva tenuto conto di “Avenue de l’Europe”. Questa trasmissione settimanale di dieci minuti affronta ogni volta un tema generale come lo sviluppo sostenibile o l’aborto. Vengono poi messi a confronto esempi tratti dalla realtà dei vari paesi membri per mostrare le possibili soluzioni ad una problematica generale. Così, in una puntata dedicata all’obesità, la presentatrice, Véronique Auger, ha annunciato che in attesa di un progetto europeo (sul controllo delle etichette alimentari), vari reportages ci avrebbero presentato le diverse misure messe in atto nei paesi membri dell’Unione. Un programma breve e dinamico, in onda ogni sabato prima delle 8 di sera.

E se quello che manca fosse un programma basato sul dibattito?

Vanno dunque in onda una serie di programmi costruiti su reportages che vogliono spiegare questioni di carattere europeo o mostrare una pluralità di punti di vista. Jean-François Copé, interpellato, ha però citato France Europe Express, una trasmissione oggi sparita dai nostri schermi. Per un’ora e mezza, Christine Ockrent, aveva in studio un ospite che doveva sostenere un contraddittorio con altri. Forse è quello che manca oggi: un programma che proponga opinioni diverse e forti prese di posizione per rivitalizzare il dibattito europeo in Francia. Ricordiamoci del fermento di idee che era nato intorno al progetto del trattato costituzionale!

Haude-Marie Thomas

Traduzione: Laura Bortoluzzi