"L'Europa dovrebbe agire contro le misure di Orbán"

Articolo pubblicato il 13 aprile 2014
Articolo pubblicato il 13 aprile 2014

La “per­ver­sio­ne” della de­mo­cra­zia in Un­ghe­ria e la crea­zio­ne dell’"Or­ban­lan­dia”, un paese mo­del­la­to sui de­si­de­ri del suo primo mi­ni­stro, Vik­tor Orban, rie­let­to per 4 anni dopo le ul­ti­me ele­zio­ni… molti dei punti trat­ta­ti nella no­stra con­ver­sa­zio­ne con Sza­bolcs Hegyi, esper­to in li­ber­tà po­li­ti­che dell’Unio­ne Un­ghe­re­se per le li­ber­tà ci­vi­li.   

Ca­fé­Ba­bel: Nuova co­sti­tu­zio­ne, più di 300 ri­for­me co­sti­tu­zio­na­li e 5 emen­da­men­ti a leggi or­ga­ni­che in soli 4 anni. Cosa sta suc­ce­den­do in Un­ghe­ria?

Sza­bolcs Hegyi: La Co­sti­tu­zio­ne un­ghe­re­se sta­bi­li­sce che, quan­do un par­ti­to ot­tie­ne i due terzi dei voti in Par­la­men­to, com’è suc­ces­so nel 2010 al par­ti­to di go­ver­no FI­DESZ (Fe­de­ra­zio­ne di Gio­va­ni De­mo­cra­ti­ci), ca­peg­gia­to dal primo mi­ni­stro Vik­tor Orbán, que­sto non ha bi­so­gno di ne­go­zia­re ac­cor­di con i par­ti­ti di op­po­si­zio­ne. Ha piena li­ber­tà di cam­bia­re le leggi che vuole e no­mi­na­re i prin­ci­pa­li di­ri­gen­ti di isti­tu­zio­ni in­di­pen­den­ti, come la Banca Cen­tra­le un­ghe­re­se o il Tri­bu­na­le Co­sti­tu­zio­na­le.

Ca­fé­Ba­bel: At­ti­la Me­ste­rházy, lea­der del Par­ti­to So­cia­li­sta Un­ghe­re­se (MSZP), ha par­la­to di Orbánlan­dia. È Vik­tor Orbán il col­pe­vo­le di così tanti cam­bia­men­ti o è il si­ste­ma che lo con­sen­te?

Sza­bolcs Hegyi: La legge dei due terzi è stata pro­mul­ga­ta per pro­muo­ve­re il dia­lo­go po­li­ti­co, par­ten­do dal pre­sup­po­sto che rag­giun­ge­re i due terzi era poco pro­ba­bi­le. In que­sto modo, anche se Orbán aves­se rag­giun­to una mag­gio­ran­za as­so­lu­ta e schiac­cian­te nel corso della sua se­con­da le­gi­sla­tu­ra, ciò non gli avreb­be dato di­rit­to di sce­glie­re i lea­der delle isti­tu­zio­ni po­li­ti­che in­di­pen­den­ti, mo­di­fi­ca­re la Co­sti­tu­zio­ne, emen­da­re leggi or­ga­ni­che e, in con­clu­sio­ne, adat­ta­re lo Stato di di­rit­to ai suoi in­te­res­si senza te­ne­re in con­si­de­ra­zio­ne l'op­po­si­zio­ne.

Ca­fé­Ba­bel: L'Un­ghe­ria è at­tual­men­te uno Stato de­mo­cra­ti­co?

Sza­bolcs Hegyi: Il va­lo­re della de­mo­cra­zia con­si­ste nella con­si­de­ra­zio­ne di de­si­de­ri op­po­sti e opi­nio­ni dif­fe­ren­ti e nel tro­va­re una so­lu­zio­ne che renda par­te­ci­pe chiun­que sia coin­vol­to. Così, solo se non si rag­giun­ge un ac­cor­do dopo aver ascol­ta­to e me­di­ta­to su tutte le que­stio­ni, si userà la norma della mag­gio­ran­za per di­fet­to. Tut­ta­via, in Un­ghe­ria il si­gni­fi­ca­to di de­mo­cra­zia ha ac­qui­si­to una sfu­ma­tu­ra per­ver­sa, poi­ché l'o­pi­nio­ne della mag­gio­ran­za è di­ven­ta­ta l'u­ni­ca ma­nie­ra di go­ver­na­re. La mag­gior parte degli un­ghe­re­si è stan­ca della crea­zio­ne e del­l'e­stin­zio­ne di par­ti­ti e dei di­bat­ti­ti po­li­ti­ci, così pre­fe­ri­sce se­gui­re un lea­der unico come Orbán. 

Ca­fé­Ba­bel: In che modo Vik­tor Orbán è riu­sci­to a con­so­li­da­re il pro­prio po­te­re nel corso di que­sti 4 anni ed eli­mi­na­re la con­cor­ren­za?

Sza­bolcs Hegyi: Da una parte, il pre­mier ha de­sti­tui­to per­so­na­li­tà che si tro­va­va­no in posti stra­te­gi­ci, le ha so­sti­tui­te con altre leali al suo go­ver­no e ha per­fi­no rin­no­va­to il pro­prio man­da­to per 9 anni. In tal modo, si è as­si­cu­ra­to degli ap­pog­gi fra i giu­di­ci del Tri­bu­na­le Co­sti­tu­zio­na­le o tra le au­to­ri­tà di con­trol­lo dei mezzi di co­mu­ni­ca­zio­ne. Dal­l'al­tra parte può con­ta­re su una si­ni­stra di­vi­sa che fa­vo­ri­sce la sua lea­der­ship as­so­lu­ta.

Ca­fé­Ba­bel: Se­con­do un rap­por­to del Co­mi­ta­to Hel­sin­ki Un­ghe­re­se, la ri­du­zio­ne del­l'e­tà pen­sio­na­bi­le dai 70 ai 62 anni ha in­te­res­sa­to 229 giu­di­ci. In se­gui­to alla sen­ten­za della Corte di Giu­sti­zia del­l'UE con­tro que­sta legge, il go­ver­no ha of­fer­to ai ma­gi­stra­ti con­ge­da­ti di ri­pren­de­re il pro­prio posto, ma solo 56 sono tor­na­ti. Per­ché tanto scom­pi­glio?

Sza­bolcs Hegyi: Que­sta legge re­pres­si­va com­por­ta un gros­so pe­ri­co­lo nella per­ce­zio­ne del­l'in­di­pen­den­za dei po­te­ri. Quan­do il Go­ver­no ha ap­pli­ca­to que­sta legge, gli uf­fi­ci dei ma­gi­stra­ti che ave­va­no più di 62 anni e che si sono visti co­stret­ti ad ab­ban­do­nar­li, sono stati oc­cu­pa­ti da per­so­ne no­mi­na­te dalla nuova di­re­zio­ne del po­te­re giu­di­zia­le. Per cui, no­no­stan­te il pro­ce­di­men­to, por­ta­to da­van­ti al Tri­bu­na­le del­l'U­nio­ne Eu­ro­pea a Lus­sem­bur­go, sia du­ra­to sol­tan­to 6 mesi, ciò è ba­sta­to per so­sti­tui­re i vec­chi ma­gi­stra­ti, im­pen­den­do loro di ri­pren­de­re il posto era già stato af­fi­da­to ad altri. Inol­tre, a co­sto­ro, il Go­ver­no ha of­fer­to una ge­ne­ro­sa somma di de­na­ro come in­den­niz­zo e molti l'han­no ac­cet­ta­ta. 

Ca­fé­Ba­bel: E cosa pensa della legge sui mezzi di co­mu­ni­ca­zio­ne che com­por­ta la crea­zio­ne di un'au­to­ri­tà per il con­trol­lo del­l'in­for­ma­zio­ne no­mi­na­ta dal Go­ver­no?

Sza­bolcs Hegyi: Si trat­ta di un modo di go­ver­na­re molto in­tel­li­gen­te, che im­pe­di­sce alla gente di co­no­sce­re tutta la ve­ri­tà e che fa­vo­ri­sce il con­trol­lo e il "mo­del­la­men­to" della li­ber­tà di espres­sio­ne, men­tre allo stes­so tempo gli un­ghe­re­si con­ti­nua­no la pro­pria vita quo­ti­dia­na senza sen­ti­re la ne­ces­si­tà di cri­ti­ca­re il Go­ver­no.

Ca­fé­Ba­bel: Crede che le isti­tu­zio­ni eu­ro­pee do­vreb­be­ro avere un ruolo più at­ti­vo nel fa­vo­ri­re il ri­spet­to dei di­rit­ti umani in Un­ghe­ria?

Sza­bolcs Hegyi: La Com­mis­sio­ne Eu­ro­pea do­vreb­be avere un ruolo più at­ti­vo con­tro molte mi­su­re prese dal Go­ver­no di Orbán. Anche la Corte di Giu­sti­zia del­l'U­nio­ne Eu­ro­pea do­vreb­be es­se­re più ef­fi­ca­ce nelle sue sen­ten­ze, come quel­la pro­nun­cia­ta nel caso del­l'an­ti­ci­pa­zio­ne del­l'e­tà pen­sio­na­bi­le dei ma­gi­stra­ti. Per quan­to abbia im­pu­gna­to la legge un­ghe­re­se, non è riu­sci­ta a ga­ran­ti­re che i ma­gi­stra­ti pri­va­ti del pro­prio in­ca­ri­co po­tes­se­ro riot­te­ner­lo, né a evi­ta­re che ve­nis­se­ro so­sti­tui­ti dai nuovi no­mi­na­ti dal go­ver­no.