L'Europa di Václav Havel, omaggio a un maestro di pace

Articolo pubblicato il 19 dicembre 2011
Articolo pubblicato il 19 dicembre 2011
Il leader della Rivoluzione di velluto è morto ieri all'età di 75 anni, stroncato da un male che lo affliggeva da 15 anni. Cafebabel rende omaggio a uno dei padri dell'Europa di oggi.

Quando si ha qualcosa da dire bastano una voce ed un palcoscenico, e in questo Václav Havel era uno specialista. Agosto, tempo di vacanze, ma lui girava tutti i teatri d'Europa per promuovere i diritti umani e la pace. Nato a Praga, classe 1936, drammaturgo, filosofo e politico, l'ex Presidente ceco fu nel 2008 tra i firmatari di una petizione rivolta al Comitato olimpico internazionale e a tutti gli atleti, per manifestare il sostegno a favore del Tibet.

La Carta dell’identità europea

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Nel 1977 diede origine al movimento Charta 77 insieme al filosofo Jan Patoka e a Petr Uhl. Sono gli anni del carcere, della dissidenza, ma anche di alcuni capolavori come Albergo di montagnaIlRisanamento, che riflettono lo sguardo critico della Cecoslovacchia del tempo. Amato a Praga e stimato all'estero, contribuì alla creazione della Carta dell'identità europea. Lo scopo del progetto fu descrivere l'Europa come una comunità di destino, di valori, di vita, di attività economica, di solidarietà sociale e di responsabilità. Tutto ciò per Havel stava ad indicare che la gloria di una società si misura in base alla percezione democratica che il cittadino ha di essa: è indispensabile suscitare un'ampia discussione per giungere ad un'Europa più vicina e portare avanti una politica solidale che rafforzi il sentimento di appartenenza e dia credibilità ad una comunità della quale gli europei vadano fieri.

Schierato in prima linea a favore della dignità umana, nel 2008 creò l'associazione ceca Olympic Watch. Il sodalizio, che ha sede a Praga, si propone di monitorare la situazione dei diritti umani in Cina ed è presieduta tra l'altro da un ex dissidente, il giurista Jan Ruml.  Havel non usava mezzi termini: «È chiaro che i sovrani della Cina stanno provando a rassicurare il mondo sul fatto che in Tibet sono tornate a prevalere la pace, la quiete e "l'armonia". Tutti conosciamo questo genere di pace (l’abbiamo vista in Birmania, Cuba, Bielorussia ed altri paesi), è chiamata la pace da camposanto».

La poetica

Come per ogni aspetto della sua vita, anche per quanto riguarda il teatro, il motore dell’azione di Havel era un sano esercizio della curiosità e della ricerca: «Il nostro mondo è fatto di parole a tal punto che spesso le interpretazioni linguistiche sono diventate più importanti della realtà stessa. Godiamo della retorica, ci parliamo addosso, c’incastriamo in discorsi senza via d’uscita e tutto ciò non fa che portarci fuori strada, farci perdere la bussola». Il linguaggio, allora, in quest’autore diventava soggetto e mezzo, forma e contenuto. La drammaticità è per Havel uno degli aspetti essenziali del mondo e lo strumento fondamentale della comunicazione umana.

Per ironia della sorte, e colto dalle circostanze storiche, Havel si trovò a ricoprire ruoli a cui non aveva mai aspirato . La stessa Cecoslovacchia lo scelse come Presidente dopo la fine della cortina di ferro, e lui assunse un ruolo che non voleva. Václav Havel è stato un grande autore, perché  legato in modo genuino alla natura e all'amore . «La felicità non è reale se non è condivisa», diceva.

Foto: (cc)350.org/flickr