L’Europa dell’istruzione? Ha messo la quarta

Articolo pubblicato il 22 marzo 2004
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Articolo pubblicato il 22 marzo 2004

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Nel budget comunitario pesa solo 0,8 %, ma produce un programma che tutti gli studenti conoscono: Erasmus. E’ l’istruzione made in Europe. Che ora fa sognare.

L’Europa dell’istruzione avanza a grandi passi. Le iniziative – pubbliche o private – si moltiplicano, e suscitano interesse, portando a esprimere risorse su scala continentale. Nelle università aumentano i corsi di “studi europei”, sulla scia dell’esperienza realizzata dal College of Europe di Bruges; e le istituzioni dei diversi Paesi membri dell’Unione finiscono per assimilarsi od organizzare, addirittura, corsi comuni.

Pensare l’Europa a Bruges

Nel 1949, i fondatori del College of Europe di Bruges immaginarono una scuola pienamente europea, concepita per formare una nuova generazione di giovani europei, con un approccio di respiro continentale. “Gli studenti del College pensano l’Europa”, sottolinea Robert Dresen, project manager nel Servizio Sviluppo di Bruges. “Credo si tratti della prima fondazione educativa europea che sia stata creata. E’ poi la prima scuola apertamente europea ad essersi affermata nell’Europa orientale” con l’apertura, nel 1994, di un campus in Polonia, a Natolin, nella periferia di Varsavia.

Sostenuto dall’Unione Europea – che gli corrisponde una sovvenzione stabile, dalla comunità fiamminga del Belgio, ma anche dai Governi nazionali, che tutti gli anni assegnano borse di studio ai loro giovani in partenza per Bruges o Natolin, il College of Europe si è ben presto ritagliato una buona reputazione nell’àmbito degli Studi europei sulle Scienze sociali (Scienze politiche, Economia, Diritto).

Il College rilascia un master in Studi europei, fornendo inoltre una preparazione per i concorsi pubblici banditi dalle istituzioni europee. Nel 2004, il 26% dei suoi diplomati ha superato i concorsi che consentono di lavorare all’interno delle istituzioni dell’Unione Europea.

E così pure, numerosi ex-studenti del Collège prestano la loro opera per lobby europee, a Bruxelles o altrove. Insomma, il College of Europe è un passaggio quasi obbligato per chi intende gravitare attorno alle istituzioni che tracciano il futuro dell’Europa.

Ma cosa differenzia la formazione impartita al College, dai master in Studi europei proposti da numerose Università? “La qualità dei docenti”, risponde senza esitazione Robert Dresen, che aggiunge: “sono tutti esperti reclutati ai quattro angoli d’Europa. D’altronde, il clima che si respira fra gli studenti che si ritrovano nel piccolo centro di Bruges è semplicemente unico.” La popolazione del College ripropone, su scala ridotta, una società europea, dal momento che il numero dei posti disponibili è ripartito in funzione del peso della popolazione appartenente ai diversi Paesi dell’Unione.

Erasmus Mundus : 250 master in 5 anni

L’altro mezzo per costruire un’istruzione europea è, probabilmente, quello di sommare fra loro i corsi dei diversi Paesi dell’UE. E’ questa la filosofia del programma Erasmus e del nuovo programma Erasmus Mundus, ideato da Viviane Reding, attuale Commissario all’Educazione.

Oggi, il budget stanziato per istruzione e formazione ammonta a soli 800 milioni di euro, vale a dire allo 0,8% dell’intero budget comunitario: una somma che Viviane Reding si augurerebbe di vedere incrementata, per permettere, nello specifico, di aumentare le risorse destinate al programma Erasmus, uno dei più conosciuti in Europa.

“Da qui al 2010, vorremmo raggiungere il numero di 3 milioni di studenti Erasmus [quelli che hanno partecipato al programma dal 1987 ad oggi sono 1 milione circa, ndr]”, spiega Frédéric Vincent, portavoce della Direzione Istruzione e Cultura della Commissione europea.

Quanto al programma Erasmus Mundus, esso permetterà – dall’inizio dell’anno accademico 2004/2005 – di favorire la cooperazione e l’integrazione delle Università europee attraverso la creazione di master comuni.

Questi diplomi recheranno il timbro “Erasmus Mundus”, rilasciato da un Comitato ad hoc alla fine di un percorso di formazione europea integrata proposto da tre Università di altrettanti Paesi UE.

Gli studenti di questi master dovranno quindi compiere i loro studi in almeno tre Paesi dell’Unione. Il meccanismo si ispira a diverse iniziative private, sperimentate con successo da ormai più di trent’anni, come il percorso europeo ESCP-EAP in tre dfferenti Paesi, od il Master CEMS, marchio comune ad alcune prestigiose business-schools europee (tra cui spiccano Bocconi, Università di Colonia, la UC di Louvain, la HEC di Parigi, ecc.).

Oltre a favorire la mobilità europea, il nuovo programma permetterà di agevolare la trasparenza del sistema d’insegnamento superiore europeo per gli studenti dei Paesi terzi. Questa, almeno, è l’aspettativa dei suoi promotori. Il programma è stato dotato di un budget di 230 milioni di euro per il periodo 2004-2008. Nei fatti, secondo i calcoli della Commissione, esso dovrebbe coinvolgere 5000 studenti di Paesi terzi (1).

Il processo di Bologna non si ferma

L’accordo di Bologna, che è concretamente sfociato nell’organizzazione di titoli comuni a tutti i Paesi membri per i livelli Laurea, Master e Dottorato (il cosiddetto 3+2), dovrebbe consentire agli studenti europei di cominciare i loro studi in un Paese e terminarli in un altro, o – perlomeno – di favorire il riconoscimento dei titoli di studio da un Paese all’altro.

“Possiamo dire, senza tema di smentita, che a prendere forma è una vera e propria Europa dell’istruzione”, sottolinea Frédéric Vincent. “Che non si limita all’UE: diversi Paesi terzi si aggiungono all’accordo, e – quanto ai futuri Paesi membri – con loro stiamo già lavorando da due anni, all’interno del Consiglio dei Ministri dell’Istruzione.”

L’Europa dell’istruzione è uno di quei settori nei quali le istituzioni europee sono riuscite a creare un interesse condiviso su scala continentale. Si può quindi dire che, nell’àmbito dell’insegnamento superiore, l’Europa davvero in pieno avanzamento.

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(1) Nell’àmbito del programma Erasmus Mundus, questi studenti fruiranno di borse pari a 1600 euro mensili (più 4000 euro annui per coprire le spese universitarie e di trasporto).